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What the health (2017)

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What the health è un docufilm pro-vegan del 2017, che con un taglio subdolamente cospirazionista lancia una feroce e aperta critica all’industria alimentare e alla medicina, proponendo la dieta vegana come cura e prevenzione di patologie a carico del sistema cardiovascolare, diabete e tumori. Dirigono Kip Anderson (che è anche host) e Keegan Kuhn, produce l’attore Joaquin Phoenix.

Introduzione

A differenza di “Scienza Maledetta“, la neonata “Recensioni” non è ad esclusivo appannaggio di un autore. E per quanto ognuno di noi scriva liberamente [più o meno! – N.d.R.] di ciò che gli pare, ai fini di un primissimo popolamento di una categoria altrimenti vuota il capo supremo Giovanna ha dovuto fare un’eccezione e assegnare le analisi di “The Game Changers“, “The Magic Pill” e “What The Health“. Il primo è stato affidato alla penna di Pavel, il secondo, che paracula!, a Stefania e indovinate a chi è stato chiesto di vedersi, fotogramma per fotogramma, il documentario più cazzaro del lotto?

Venuti a conoscenza delle assegnazioni, i redattori mi si sono stretti intorno con parole di incoraggiamento e sincera compassione. Anche Stuart D, il project manager di Virtua Salute, ha provato a stringersi a me, ma in quel caso ho provveduto con un deciso high-kick alle tempie.

Come per tutte le recensioni di virtuasalute.com, la votazione finale dipenderà dai tre elementi che teniamo in considerazione: 1. qualità tecnica; 2. rispetto per lo spettatore; 3. plausibilità scientifica.


Che dicono in “What the Health” (2017)?

A livello di paranoia-cospirativa, What The Health si attesta su livelli: “terrapiattismo“. Ho visto video sugli alieni scientificamente più credibili di questo documentario. Per dire.

Con un rispetto per lo spettatore pari a zero, gli autori fanno cherry picking di studi osservazionali, omettono dati, molestano istituzioni e associazioni no-profit, lanciano accuse prive di ogni pezza di appoggio. Ho come l’impressione che, a conforto delle loro tesi, avrebbero potuto usare anche la lista della spesa di mia madre, che effettivamente ieri ha acquistato solo frutta e verdura al mercato.

Torniamo a questa cialtronata.

Apriamo con il Dottor Robert Ratner, dell’American Diabetes Association, che ci parla del problema diabete a livello mondiale. L’intervistatore gli chiede un suo parere sull’impatto della dieta. Il Dottore, cortesemente, ma giustamente, rifiuta di esprimere un’opinione. Non è né il luogo, né il momento. COMPLOTTO!!!!!1111UNO!!!!!

Se il buongiorno si vede dal mattino…

Conosciamo Kip, uno dei registi e protagonista del documentario. Ipocondriaco (lo dice lui), la cui psicosi lo porta a temere di poter essere affetto da qualsiasi malattia, dal piede d’atleta al diabete, dal gomito della lavandaia al cancro.

Le immagini di un telegiornale irrompono bruscamente, come in un film horror, a video. Ultime News: il BACON CAUSA IL CANCRO. Per osmosi: anche la carne rossa, hot dog e hamburger.

Gli “esperti” sono espliciti: Mangiare carne lavorata aumenta il rischio di cancro! 50 grammi, al giorno, di carni lavorate (es: affettati) aumenta il rischio di cancro colon-rettale del 18%.

Sulla differenza tra “rischio” e “rischio relativo” ci torno dopo. Ovviamente dovrò chiarirlo io, perché il regista si guarderà bene dal farlo.

Proseguiamo. Ho bisogno di bere qualcosa. Di forte. Maledetta a me e a quando ho deciso di nascere astemia.

Il buon Kip non ha niente di meglio da fare che un simpatico scherzone telefonico all’Associazione Americana per la lotta contro il Cancro (American Cancer Society). Risponde un meschino a cui Kip, in evidente regressione all’infanzia, chiede candidamente: “Perché CONSIGLIATE di mangiare carne lavorata quando l’OMS l’ha classificata nel gruppo 1, insieme ad asbesto e plutonio?“. Il disgraziato dall’altro capo del telefono è comprensibilmente perplesso. Kip gli attacca il telefono in faccia. Questo maleducato! Taglio del montaggio: questa perplessità è considerata prova che c’è un… COMPLOTTOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!

Se Maometto non va alla montagna, allora la montagna andrà da Maometto. Il regista-protagonista “dice” di aver ottenuto un’intervista proprio con un rappresentante dell’ACS. Dice. E infatti viene rimbalzato senza pietà. Seguono, dice, email a cui non riceverà più risposte. Prove di quanto dice: zero. Dobbiamo fidarci.

Il regista quindi, come ogni ottenne che si rispetti, necessita di conforto e di parlare con una serie di dottori che supportino la sua tesi. Con un furbetto lavoro di montaggio numerosi dottori intervengono snocciolando dati e opinioni che, in apparenza, incoraggiano Kip a proseguire nelle sue ricerche.

Michael Abdalla, 69 anni, diabetico. Con altre cinquanta patologie correlate. Prende un sacco di medicine di cui non conosce esattamente la finalità. Boh, forse perché non è un medico?

Interviene il Dottor Neal Barnard, ricercatore clinico, presidente del PCRM (Physicians Committee for Responsible Medicine), che dichiara che il diabete NON è causato dallo zucchero, ma dalla carne. Precisiamo che la mission del PCRM, recita testualmente: “[…] saving and improving human and animal lives through plant-based diets and ethical and effective scientific research.” (fonte: https://www.pcrm.org/about-us ). Segue animazione dimostrativa.

Viene citato il seguente studio: “Unprocessed red and processed meats and risk of coronary artery disease and type 2 diabetes–an updated review of the evidence. (2012)”, secondo il quale -dice il regista-conduttore- una porzione al giorno di carne rossa aumenta il rischio [RELATIVO! – N.d.R.] di diabete del 51%.

Kip quindi va sul sito dell’American Diabete Association aspettandosi di trovare a tutto schermo i risultati dello studio prima citato. Niente di niente. Perché un sito istituzionale finalizzato (anche) a fornire informazioni affinché lo Stato americano possa ridurre la spesa sanitaria e l’impatto sociale del diabete non vi sono tracce di uno studio osservazionale di CINQUE anni prima??? MA QUESTO È UN COMPLOTTOOOOOOOOO!!!!

In un’ennesima regressione all’infanzia, Kip inizia ad intasare la posta elettronica dell’American Diabete Association.

Stacco. Incontriamo altri casi umani.

Sono passati 16 minuti dall’inizio, e già le informazioni tendono a ripetersi, come a voler ipnotizzare lo spettatore, prenderlo per sfinimento.

Ovviamente non è solo la carne rossa (e la carne lavorata a livello industriale) il nemico. In quanto documentario pro-vegan, anche le carni bianche, il pesce, le uova e i latticini sono un grande no-no.

Viene citato, how conveniently, uno studio di Harvard che, almeno dal titolo, spara a pioggia: carne, pesce, pollame e uova. “Intakes of meat, fish, poultry, and eggs and risk of prostate cancer progression. (2009)”. Francamente non capisco in cosa questo paper conforti le tesi di Kip e del fanciullo che risiede in lui. Semplicemente lo studio conclude che DOPO una diagnosi di cancro alla prostata, carne e pesce non hanno alcun impatto sulla progressione della malattia, uova e pollame con la pelle, invece, potrebbero. Quindi?

Niente. Pollo e uova sono i nemici del prossimo blocco.

In particolare l’uovo è protagonista di un’animazione (carina, devo dire) che mostra gli effetti devastanti dei suoi grassi sulle arterie e sulla circolazione.

Negli ultimi anni il colesterolo e i grassi saturi sono stati in un certo qual modo riabilitati. Sono, ad esempio, la colonna portante di diete come la chetogenica, che attengono proprio alle proprietà dei grassi. Kip e gli esperti interpellati non hanno dubbi: COMPLOTTO DELL’INDUSTRIA CASEARIA.

È giunta l’ora di trollare l’American Heart Association. Altro scherzo telefonico. Risponde un centralinista che, a freddo, senza preavviso, si vede chiamato a giustificare la “sezione ricette” del sito. Al primo accenno di comprensibile tentennamento dell’operatore, quel cafonazzo di Kip gli aggancia il telefono in faccia. NON HA ALCUN DUBBIO: ANCHE QUESTO È CHIARAMENTE UN COMPLOTTO!

Dopo l’ennesima negativa, il povero Kip si vede costretto a piangere sulla spalla di qualcuno che lo conforti. Il malcapitato consolatore è il Dr Kim Willliams, dell’ACC (American College of Cardiology), convinto vegano dal 2003.

Passiamo agli allevamenti intensivi. A Kip piace vincere facile. All’inquinamento, alle diossine assunte dai bovini. A Kip piace vincere facilissimo.

Tocca ai latticini. Lo stile è sempre quello: grafiche persuasive e voce unicamente a chi sostiene le tesi del documentario. Ai latticini, latte in primis, viene dedicato un lunghissimo blocco.

Secondo la nutrizionista Susan Levin, del già citato PCRM (lo ricordo ai più distratti: “”[…] saving and improving human and animal lives through plant-based diets and ethical and effective scientific research.“”) , i latticini aumentano rischio di cancro al seno, prostata, ovarico.

Manca un’ora alla fine di questa tortura e Kip è già arrivato alla terza imboscata telefonica. Questa volta ai danni di una centralinista dell’Associazione Susan G. Komen, gestita da volontari.

Questa la riporto testualmente perché merita.

Centralinista: Grazie per aver chiamato Susan G. Komen, sono Jocelyn, come posso aiutarla?

Kip: Sì, ci stiamo chiedendo perché non c’è un avviso sui pericoli del consumo di latticini sul sito, dato che c’è una correlazione diretta al cancro al seno. C’è stato uno studio pubblicato dalla rivista National Cancer Institute che rivela che le donne che consumano latticini e hanno avuto il cancro al seno hanno un aumento di rischio di morire per questa malattia del 49%. Mi stavo chiedendo perché non c’è sul vostro sito.

Centralinista: Non possiamo rispondere a queste domande.

COMPLOTTOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Prima che il lettore pensi che sia davvero un cover-up, è bene ricordare che un’operatrice di un’associazione è lì, oltre che volontariamente, per rispondere in merito ad eventi, indirizzi e contatti e, genericamente, sull’attività dell’associazione. Non ha né la competenza né il compito di rispondere su quelli che sono i contenuti del sito.

É come chiamare il call center della Wind e lamentarsi della pettinatura di Fiorello nell’ultima pubblicità natalizia.

Ce la farà il buon Kip a ricordarsi di essere adulto e di avere ormai passato la trentina prima della fine del documentario?

A quanto pare no. Perché Kip si reca di persona, a sorpresa, senza appuntamento, proprio presso gli uffici della Susan G. Komen per avere risposta alle sue demenziali domande. Viene rimbalzato, purtroppo garbatamente, anche qui.

Chiusa la lunghissima parentesi sui latticini, si torna alla carne.

Continuo a vederlo tutto, purtroppo, ma accelererò un po’ nella narrazione perché si torna sempre sui soliti argomenti: antibiotici sugli animali, malattie ecc. Non prima di averci ricordato che le feci dei maiali puzzano. (Ma dai?).

Altre informazioni lanciate così, a caso, ovvero che i gas serra derivanti da allevamento sono superiori a quelli di tutti i veicoli in circolazione (mah.)

È evidente che il documentario durerà finché le varie associazioni che Kip sta allegramente trollando non passeranno a vie di fatto. Lo spero anche io, sinceramente. Nel vano tentativo di farsi prendere a calci e pugni, il nostro si reca fisicamente presso l’American Diabetes Association, dove incontra l’ennesima ignara centralinista-receptionist, che per toglierselo immediatamente dalle palle lo fa passare e gli consente un incontro con il dottor Robert Ratner, visto ad inizio documentario.

La posizione del Dottor Ratner è chiara: non esistono studi a sufficienza per suggerire una dieta piuttosto che un altro. La direttiva standard è: “mangiare sano”. Quando Kip, a tradimento, sfodera un chilo e mezzo di A4 stampati fitti di studi sulla dieta vegana, il dottore -Santo subito!- gli fa capire, neanche troppo implicitamente che 1) non è disposto a parlarne 2) non ha la minima idea di che studi stia citando l’intervistatore.

Per Kip questo è, come sempre, UN COMPLOTTO!!!!

Per qualsiasi persona di buon senso, significa che un Dottore, con la D maiuscola, non si mette di fronte alle telecamere a disquisire a freddo con un tizio che non è medico (Kip Andersen ha formazione economica) su studi selezionati dall’intervistatore, su dati selezionati dall’intervistatore che probabilmente neanche ha compreso a fondo e psicologicamente preparato a sollevare montagne di merda ad ogni risposta.

Mancano 40 minuti alla fine del documentario, spero che Kip la finisca di rompere le palle alle persone che lavorano.

Per il nostro eroe, ormai, è diventata una questione personale. Armato di GOOGLE – nel documentario si vede proprio: Kip che cerca su Google- smaschererà tutti i più torbidi segreti delle associazioni finora molestate telefonicamente.

La scabrosa rivelazione è che tutte le associazioni, inclusa la Susan G. Komen, percepiscono cospicui finanziamenti da Danone, Kraft, KFC nonché dalle più grandi case farmaceutiche.

Conflitto di interessi? Sicuro. Quello del lobbysmo è un problema antico quanto gli Stati Uniti. Un segreto di Pulcinella che il regista presenta come se avesse fatto la scoperta del secolo [Due click su Google. N.d.R.] Va però precisato che gli autori e gli esperti intervistati nel documentario hanno anch’essi pesanti conflitti ideologici o di interessi economici in ballo.

Se il conflitto di interessi è una colpa (e ammettiamo che lo sia), chi è senza peccato…

E no, niente. Torniamo, di persona, presso le sedi dell’Associazione Susan G. Komen e dell’American Cancer Society, a chiedere spiegazioni sui finanziamenti da parte di multinazionali del junk food e dei latticini. Rimbalzato anche questa volta.

Kip Anderson sente quindi la necessità di sentire il parere di un Premio Nobel, un luminare, una persona autorevole che dall’alto delle sue 18 lauree -tra cui una in astrofisica- ponga finalmente fine alla questione: STEVE O.

GIURO. Intervista anche Steve O, direttamente da Jackass!

Sentire Steve O pontificare di argomenti legati alla salute e all’alimentazione è un po’ come Ilona Staller che suggerisce l’astinenza sessuale.

Ennesimo rimbalzo da parte di un medico. Dopo 1 ora non fa più neanche notizia.

Segue un discreto minutaggio dedicato alla connivenza tra governo e multinazionali (tipo Mc Donald) che influisce le scelte alimentari degli americani.

Poi la mucca pazza, la cui diffusione in America sarebbe stata minimizzata da direttive precise dell’USDA (Il ministero dell’Agricoltura americano). Prove zero, come sempre. È solo un documentario, obietterebbe il regista, non c’è tempo. L’importante è ribadire che, come sempre, è: UN COMPLOTTOOOOO!!!

Grazie ad un’animazione minimale, viene propinata la vecchia barzelletta della proteina animale che sarebbe in realtà una proteina vegetale digerita e riciclata (presente anche in “The Game Changers“). Noia. In tema barzellette, il solito paragone col gorilla, forte muscoloso e vegetariano.

Dopo le barzellette passiamo alle menzogne vere e proprie, come ad esempio che il nostro apparato digerente rivela la nostra natura frugivora. E i nostri denti non sono quelli di un carnivoro.

Non manca molto alla fine e da qualche parte Kip dovrà pur arrivare, a questo punto. Ecco dove va a parare, non certo a sorpresa: la dieta vegana PREVIENE e CURA una moltitudine di malattie come diabete, cancro, ipertensione, morbo di Chron ecc.

Segue testimonianza di una tizia (che sembra la versione discount di Kelly Rowland) che con la sola dieta vegana è guarita da un tumore alla tiroide. Sicuro, guarda.

Mancano circa 15 minuti e viene citato il Dottor Walter Kempner, quello della famosa “Rice Diet”.

Per la cronaca, la Rice Diet è una delle prime, se non la prima, dieta IPOcalorica di sempre. Difficile da seguire, efficace in quanto prevede una cura d’urto di 800 calorie al giorno a salire fino a 1200. Per maggiori informazioni consultare WebMD.com “The Rice Diet

Per i tempi (anni ’40) era avveniristica, non c’è dubbio.

Rimane il tempo per anticipare il passaggio del testimone ad un futuro documentario sulla nutrizione vegana a scopo sportivo (testimone che, sappiamo, sarà raccolto in “The Game Changers”), con brevi interviste ad atleti , tra cui David Carter dellaNFL, Timothy Shieff, freerunner, e Mu Jin Han, culturista vegano, poi una surfista e un ultramaratoneta.

Titoli di coda.


Recensione e Giudizio Critico What the Health

Il lettore, faticosamente giunto fino a questo punto, potrebbe pensare che la mia critica al documentario -condivisa dalla redazione- abbia base per lo più ideologica, o pregiudizievole nei confronti dei vegani.

Forse. Resta il fatto che una delle critiche più feroci e inequivocabili a What The Health è giunta proprio da VEGAN.COM, un sito di riferimento a livello mondiale dei vegani (fonte: “A Vegan Dietitian Reviews “What the Health”).

La stroncatura, a firma Virginia Messina, critica le menzogne, anche nella forma (es: Kip Anderson finge di non essere vegano quando in realtà lo è da prima del documentario), presenti nel docufilm. Nonché il cherry picking degli studi citati, le molestie telefoniche ai danni di centraliniste non titolate a rispondere alle sue domande, il vedere “complotti” dappertutto.

E se io posso essere condizionata da bias cognitivo nei confronti dell’alimentazione vegana, di sicuro non lo è la Dott.sa Messina, attivista e scrittrice di libri vegani.

Passiamo alle votazioni.

Giudizio critico complessivo: 3/10

Il film di Kip Andersen bara su troppi aspetti e la superficialità (voluta?) con cui presenta studi scientifici e dati ne delinea gli intenti tendeziosi, ideologici, scorretti ai limiti dell’irresponsabilità.

Descrive in modo errato gli esiti di alcuni studi dell’alimentazione e sopravvaluta ciò che attualmente si sa sulla relazione tra determinati alimenti e l’insorgenza di malattie, offrendo una visione ristretta e non competente della scienza con studi selezionati ad hoc e male interpretati (volutamente?) per sostenere le sue tesi.

Nel corso dell’ora e mezza di durata darà voce, e conferirà dignità, ad una serie di professionisti della salute vegani e attenti ai diritti degli animali piuttosto che un elenco più eterogeneo di esperti e, di fatto, fa del becero sensazionalismo nell’insinuare che organizzazioni come l’American Diabetes Association nascondono intenzionalmente la verità sulla dieta.

Qualità tecnica: 6/10

I finanziamenti per realizzare What The Health derivano da una campagna crowdfunding su IndieGOGO. Nonostante il non elevato budget, le animazioni e le grafiche sono dignitose. Qualità video discreta. Sottotitoli in italiano abbastanza corretti. Non ho trovato nessun errore di rilievo.

Rispetto per lo spettatore: 1/10

Ai minimi storici. Ai limiti della deliberata presa per il culo.

Ciò che mi ha fatto più incazzare è il dialogo con il Dottor Ratner, l’unico che si abbassi a dare ascolto alle rimostranze di Kip Anderson. La disonestà intellettuale con cui il regista sfodera all’improvviso una SUA selezione di studi, precedentemente imparati (male) a memoria, pretendendo che il medico gli dedichi nove ore per discuterne insieme, perpetua quel falso mito alimentato da internet secondo il quale chiunque ha il diritto disquisire e opinare su qualsiasi argomento.

Come profetizzava Asimov.

“C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.

Isaac Asimov


Plausibilità Scientifica: 2/10

Il cherry picking di studi scientifici realmente esistenti, contribuisce alla plausibilità scientifica o la azzera definitivamente? Non sta a me decidere.

Il problema è che, come si è già visto non solo in The Game Changers, ma anche in The Magic Pill , molti degli studi che gli autori del documentario eleggono a smoking gun, prova definitiva, sono in realtà osservazionali.

Questo tipo di studi non può tracciare alcun nesso causa-effetto certo.

Se “cherry picking + scarsa capacità di consultare i paper scientifici ” è ciò su cui si fondano le teorie di What The Health, non stupisce che si distribuiscano, lungo l’intero arco del documentario, sfondoni sensazionalistici privi di senso quali, ad esempio:

  • Mangiare bacon (e in generale carne lavorata) è cancerogeno quanto fumare sigarette;
  • Un uovo al giorno equivale a fumare cinque sigarette;
  • Bere latte causa cancro;
  • Il pesce è tossico perché contiene mercurio;
  • Il 5-10% dei tumori ha cause genetiche, il resto dipende dalla dieta [quest’ultima è una falsità che sconfina nel criminale – N.d.R.]

Non è sufficiente far “vedere” (che è diverso da “dimostrare”) di aver letto decine di studi scientifici su PubMed, senza capirli appieno, senza saper distinguere tra “rischio” e “rischio relativo” [cazzo, è l’ABC! – N.d.A.], se questi studi vengono strumentalizzati e serviti allo spettatore solo per ammantare il proprio lavoro di un’autorevolezza che, in definitiva, non ha.

In conclusione

Dovrei chiedere i danni morali per essere stata costretta a recensire questa cazzata.


Scheda Tecnica “What The Health”

Genere: Documentario

Durata: 1 h 33′

Regista: Kip Anderson, Keegan Kuhn

Anno: 2017

Scheda IMDB

Audio: inglese

Sottotitoli: italiano disponibile

Distribuzione: Netflix

Giudizio globale: 3/10

Trailer

Angela Garella
Angela Garella
Veronese DOC, ci tiene a precisare. Esperta di fitness e rimedi naturali. Se volete sapere a cosa serve un integratore... chiedete a lei! ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.

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Buongiorno Angela, recensione lunga, lunghissima ma spassosa. Leggendo potevo percepire la tua sofferenza 🙂 Lasciatelo dire, se non avessi letto la recensione non avrei mai visto questo film.. guardandolo ricordando quanto hai scritto diventa ancora più divertente! Piegato dal ridere ogni volta il tipo faceva “scherzi telefonici”.. ma come si fa dai… I vegani non li capisco. Potrebbero avere tutto il rispetto del mondo se solo si limitassero a dire che hanno fatto una scelta ETICA che li espone, per amore degli animali, a carenze nutrizionali e privazioni. Massimo rispetto. E invece no, devono come sempre BARARE spacciando la dieta… Leggi il resto »