Recensioni

The Magic Pill (2017)

The Magic Pill è un documentario del 2017, di produzione australiana e disponibile su Netflix, che segue medici, pazienti, scienziati, chef, agricoltori e giornalisti di tutto il mondo che combattono le malattie attraverso un radicale cambio alimentare, abbracciando sostanzialmente la cosiddetta dieta chetogenica.


Recensione The Magic Pill

Il documentario pro-keto australiano è di tipo “character-driven“, ovvero presenta una serie di personaggi e su di essi costruisce una narrativa finalizzata all’esposizione di una ipotesi (cambiare l’alimentazione può migliorare la salute) e una tesi: la dieta chetogenica è in grado, anche in accordo con la scienza, di risolvere alcune patologie e migliorare la qualità della vita.

Il disclaimer, onesto, che appare prima dell’inizio del documentario chiarisce subito: le vicende dei protagonisti vanno prese come aneddoti e non come prove scientifiche, l’alimentazione è importante ma non meno importante è l’attività fisica e, soprattutto, è imperativo consultare il proprio medico o nutrizionista prima di intraprendere qualsiasi tipo di dieta.

Il documentario si apre presentando un concetto semplice: l’uomo è l’unico animale in natura che soffre di obesità e di patologie legate ad una errata alimentazione. Tutto (o la maggior parte) di ciò che pensiamo di sapere sulla nutrizione potrebbe essere errato.

Ci viene quindi presentata una popolazione aborigena australiana (gli Yolnglu) che, dagli anni ’70, ha iniziato a soffrire di diabete, malattie cardiache e polmonari.

A Las Vegas, con un rapido salto spazio temporale, incontriamo Michelle, cantante e organizzatrice di eventi sovrappeso e afflitta dall’asma cronico. Più altre patologie correlate: ADHD, abbassamento della vista ecc. Assume farmaci per avere una vita il più decente possibile.

Passiamo a Riverside, NJ., dove facciamo la conoscenza di Debbie (la cugina del regista), letteralmente schiava dei farmaci, afflitta da disturbi psicologici, come l’ansia cronica. È anche sovrappeso. Lo è sempre stata, dice.

Rimaniamo a Riverside, rimaniamo vicini alla famiglia di Debbie. Kim, la figlia, ha l’artrite, linfedema, ipotiroidismo. La nipote Kayleigh è celiaca.

Non ci spostiamo molto, perché Abigail, 5 anni, figlia di Barry e Lauren, figlio e nuora di Debbie, si dimostra essere estremamente problematica: è autistica, soffre di epilessia e di apnee notturne. La seguiamo durante una visita ospedaliera durante la quale vengono ulteriormente dettagliate le sue problematiche di salute: problemi ad urinare, intestino lento e frequente costipazione. Per ognuna delle patologie diagnosticate ad Abigail, le vengono somministrati farmaci.

È abbastanza chiaro dove il documentario voglia andare a parare: troppi farmaci, con effetti collaterali spesso importanti, di cui forse si potrebbe ridurre l’uso con un cambio radicale dell’alimentazione.

L’esperimento

Ognuno dei personaggi sopra presentati accetta di cambiare la sua alimentazione per 10 settimane.

La tesi, presentata da Nora Gedgaudas (una delle autrici di The Magic Pill), è che da innumerevoli generazioni l’uomo di ciba di carne e grasso, il cervello stesso è composto per lo più da grasso [60% N.d.R.]. Eppure da poco più di 10 generazioni abbiamo iniziato a consumare grandi quantità di carboidrati.

Per gli Yolnglu presentati ad inizio documentario non ci sarà, strettamente, lo stesso test dei protagonisti americani, ma saranno seguiti per 2 settimane da “Hope for Health” e durante questo periodo seguiranno una dieta low-carb ad alto contenuto di grassi basata sul cibo disponibile nei pressi del loro villaggio.

Il Dr. David Perlmutter (anch’egli coinvolto nella preparazione del documentario) lancia una vera e propria invettiva contro il cibo iper-processato: non è naturale ed è un modo per ingannare madre natura.

Con l’aiuto di una nutrizionista, inizia la dieta dei partecipanti. Vengono svuotate le dispense con le scorte di merendine, junk food, preparazioni alimentari industriali: via tutto! Per 10 settimane solo cibo non lavorato, zero/pochi carboidrati e molti grassi.

La quantità di schifezze pseudo alimentari che ognuno di loro conserva in cucina ha dell’inquietante.

Il primo comune denominatore dei partecipanti, la piccola Abigail inclusa, è la preferenza per cibi junk, bibite zuccherate, cibi precotti e inscatolati.

Il nemico numero uno, oltre ovviamente alle preparazioni alimentari industriali, sono i carboidrati. Da qui in avanti, ogni medico interpellato lo ripeterà allo sfinimento.

Il grano, dicono, è stato introdotto nell’alimentazione umana 10.000 anni fa. Un tempo troppo breve (neanche l’1% di tutto il tempo che l’uomo ha abitato la Terra) affinché l’uomo vi si sia adattato.

Il nemico numero due sono gli Oli vegetali. Ad eccezione dell’Olio Extravergine d’OIiva spremuto a freddo.

Si inizia con le grafiche! Finalmente!

I Sette consigli dietetici primari del film:

Primo consiglio: Mangia cibi naturali e biologici

Elimina cibi lavorati, cereali e legumi.

Secondo consiglio: Consuma grassi sani

Olio di oliva, olio di cocco, grassi animali, uova, avocado

Terzo consiglio: evita i latticini

E se proprio devi: BIO e INTERO.

Quarto consiglio: Scegli animali allevati naturalmente

Animali da pascolo, pesce selvatico (pescato, non allevato).

Quinto consiglio: Mangia da capo a coda (mangia tutto!)

Es: le ossa possono fare un brodo, le interiora sono commestibili

Sesto consiglio: Mangia cibi fermentati

Settimo consiglio: Digiuna periodicamente

Sui sette consigli sopra riportati, lanciati in sequenza con un’animazione standard di Adobe Premiere, si basa sostanzialmente l’ossatura della dieta cui saranno sottoposti i protagonisti, prima incontrati, del documentario.

I protagonisti, quindi, abbracciano una dieta basata su alimenti naturali, bandendo cibi raffinati, cereali e carboidrati.

Al minuto 25, preciso spaccato al secondo, finalmente diamo un nome a questo regime alimentare: Dieta Chetogenica. La quale permette di andare in chetosi.

Si comincia, finalmente, con un po’ di storia e scienza. E -lo sapevo!- si parla di Ancel Keys, il primo della storia a puntare il dito contro i grassi saturi come responsabili delle patologie a carico del sistema cardiovascolare. [Ne parlò Pavel in un suo “Scienza Maledetta” dal titolo: “50 Anni Di: “Zucchero È Bene, Grasso È Male – N.d.R.] Il problema è che la “colpa” ai grassi saturi nasce da uno studio, di Keys, il Seven Country Study, fortemente inquinato da bias.

Come in “The Game Changer“, scorrono a video numerosi studi scientifici che confutarono le conclusioni di Ancel Keys.

Balziamo, a piè pari, a Cape Town, Sud Africa. Incontriamo lo scienziato Tim Noakes. Sotto “processo” dall’Ordine dei Dietologi sudafricani per aver consigliato ad una donna -via Twitter- di svezzare il figlio con una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi. L’accusa, gravissima, è “scorrettezza professionale”.

Tim Noakes si difenderà da solo al processo (che occupa un discreto e significativo minutaggio del documentario), portando studi scientifici che corroborano la solidità del suo consiglio.

Con una grafica amatoriale ma efficace ci viene proposta la “vera” piramide alimentare.

Da “The Magic Pill” — Ma quello è BACON????

Parentesi: Keto Diet e Cancro Seguiamo quindi una malata di cancro che, cambiando alimentazione e “sottraendo” zucchero alle cellule tumorali, con una dieta 80% grassi, 10/12% proteine, e non più di 12 grammi di carbo al giorno, è riuscita a frenare l’avanzamento della malattia. [riporto quanto affermato del documentario, ambasciator non porta pena.– N.d.A.]

Vengono citati i seguenti studi: “Cancer as a metabolic disease“, 2010, Thomas N Seyfried e Laura M Shelton. e “Fructose induce… Pancreatic Cancer Growth” (il titolo reale sarebbe: “Fructose induces transketolase flux to promote pancreatic cancer growth.“, 2010), “A pilot study: 10 Patients with Advanced Cancer on a Ketogenic Diet for 4 weeks” – anche qui, il titolo esatto dello studio è leggermente diverso ma non ne stravolge il senso.- , “Ketogenic Diets as an adjuvant Cancer Therapy: history and potential mechanism“.

Insulina: Segue parte, importante, dedicata all’insulina (scienziati, pazienti e dietologi dicono la loro), agli zuccheri e come modificando l’alimentazione si riescono a ridurre le “Magic Pill”, ovvero i farmaci.

Conosciamo Pati, che spende 1000 dollari al mese in medicine per tener sotto controllo il suo diabete. Cambiando alimentazione potrebbe ridurre i costi dei farmaci.

Seguono opinioni ed esempi di allevamenti e agricolture sostenibili e naturali.

Lo scienziato sudafricano Tim Noakes, dopo 3 anni, viene prosciolto da ogni accusa. Le sue teorie, si sono dimostrate esatte.

Le dieci settimane sono passate e siamo pronti per la scarrellata finale: com’è andata la dieta di Michelle, Debbie e Abigail?

Bene per tutti. Debbie è dimagrita, non ha più mal di testa, ha ripreso energia, lucidità e vitalità. Pati (conosciuta nella parentesi “insulina“) solo con la dieta ha visto la glicemia in caduta libera. Michelle, dopo 5 mesi, dimagrita e guarita dall’asma. La tribù degli Yolnglu? Tutti felici e con una irrefrenabile voglia di ballare. La piccola Abigail, dopo 10 settimane, gioca, comunica, purtroppo ha perso 5 anni della sua vita ed è come se dovesse ricominciare da zero, ma lei e i suoi genitori sono felici.

Titoli di coda


Votazione finale

Il giudizio critico complessivo è: 6.5/10

Qualità tecnica: 6/10

Non siamo di fronte ad un progetto ad alto budget. A fare da “cavie” troviamo ben due parenti del regista. Le (poche) animazioni sono basiche -chiare ed esplicative, ma si vede che non ci hanno investito chissà quali cifre. La traduzione italiana si perde qualche sfumatura (es: stressful viene tradotto “di successo”).

Rispetto per lo spettatore: 7/10

Come tutti i documentari pro-qualcosa, non è dato spazio a voci contro. Tuttavia, ho apprezzato il corretto disclaimer iniziale (che manca ad esempio a “The Game Changers”) e che vengano forniti consigli pratici per avvicinarsi alla dieta chetogenica.

Lo spettatore è, quindi, rispettato nel suo bisogno di saperne di più sulla keto-diet e molte delle sue curiosità o dubbi iniziali troveranno risposta.

Va precisato comunque che alcuni messaggi sono contraddittori. Ad esempio, non corrisponde a verità che l’uomo abbia iniziato a nutrirsi di carboidrati solo dopo la Rivoluzione Industriale. Forse sarà vero per i carboidrati raffinati, ma non per tutti i carboidrati. L’uomo primitivo si cibava anche di carboidrati: se è vero che il cervello è in larga parte costituito da grasso è anche vero che sono gli zuccheri ad averlo reso funzionale e “intelligente”.

Inoltre, giustamente, vengono demonizzati i cibi ultraprocessati e gli oli vegetali. Ok, ma allo stesso tempo vengono suggeriti l’olio di cocco (sano quanto si vuole, ma che subisce notevoli lavorazioni) e… il bacon, che è tra gli alimenti più lavorati che esistano.

Insomma, un po’ per il format scelto un po’ per l’esigenza di dover concentrare tutte le nozioni in un ora e mezza, il documentario non è esente da contraddizioni e leggerezze che, ad un occhio attento, lo rendono meno onesto di quanto possa apparire durante la sua visione.

Plausibilità scientifica: 6/10

La dieta chetogenica è, negli ultimi anni, “attenzionata” dal mondo scientifico come possibile alternativa terapeutica a diverse malattie neurologiche e, persino, il cancro. Tuttavia, va precisato, gli studi su umani sono ancora agli albori. Sono promettenti ma non ancora definitivi.

Le fonti presentate scorrono a video in particolar modo nel segmento dedicato al cancro.

Sufficienza piena, quindi, ma è da precisare che qualsiasi dieta che preveda l’esclusione totale o quasi di un determinato macronutriente (in questo caso i carboidrati) va sempre valutata in accordo col proprio medico. Inoltre, salvo studi contrari dell’ultim’ora seguire la Keto per lunghi periodi -es: oltre le 3 settimane- non è detto che sia l’affare migliore della vita.

In Conclusione

Gli interventi e le nozioni presentate nel documentario hanno, effettivamente, solidi presupposti storico e scientifici.

Tuttavia, la valenza delle esperienze delle persone riprese in video non possono che rimanere in ambito aneddotico. Tutto sommato, sono persone che passano da una dieta prevalentemente JUNK al consumo di alimenti non lavorati, naturali, cucinati senza l’uso di oli vegetali. Insomma, cambiano radicalmente modo di mangiare a favore di cibi non ultralavorati industrialmente.

Il miglioramento sulla salute [presumibilmente – N.d.R.] ci sarebbe stato comunque, e manca la “prova del nove”, con alimenti, sempre naturali, ma che includono anche carboidrati integrali, legumi ecc.

In poche parole: la cultura alimentare di partenza era talmente scarsa che le condizioni di salute generali molto probabilmente sarebbero migliorate comunque.


Scheda Tecnica “The Magic Pill”

Genere: Documentario

Durata: 1h 35′

Regista: Rob Tate

Anno: 2017

Scheda IMDB

Audio: inglese

Sottotitoli: italiano disponibile

Distribuzione: Netflix

Giudizio globale: 6.5/10

Stefania Palazzo
Stefania Palazzo
La 'Stefy' è stata la prima autrice del sito nonché la prima a credere nel progetto Virtua Salute. Appassionata di medicine naturali.