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The Game Changers (2018)

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The Game Changers” è un documentario del 2018 disponibile su Netflix che indica la dieta vegana come regime alimentare in grado di migliorare le prestazioni sportive degli atleti professionisti. Prodotto da Jackie Chan, Arnold Schwarzenegger (Pamelona Anderson figura tra gli executive producers) e James Cameron e diretto dal regista Louie Psihoyos.


Recensione The Game Changers

Il documentario, firmato dal Premio Oscar Louie Psihoyos (per il documentario del 2009 “The Cove“), segue le vicende di James Wilks, ex lottatore di MMA che, oltre all’intensa attività televisiva, svolge lavoro di consulente e istruttore per l’esercito di tecniche di lotta corpo a corpo.

Torniamo indietro di qualche anno. Dopo aver conquistato il titolo di Ultimate Fighter nella categoria Welter (71-77 kg, nelle arti marziali miste) si infortuna in allenamento. A quel punto, con troppo tempo libero a disposizione e il desiderio di tornare a combattere il prima possibile fa quello che non bisognerebbe MAI fare: VA SU INTERNET!

In pratica gli si apre un mondo. E clicca qui, clicca là, leggi su e leggi giù scopre l’esistenza dei gladiatori, soprannominati al tempo “HORDEARII”, ovvero “uomini di orzo”. L’informazione che apprende, ovvero che i gladiatori avevano un’altissima densità ossea è sostanzialmente corretta. Vero anche che la loro dieta era prevamentemente vegetariana, con carboidrati e piante.

Navigando ulteriormente scopre dell’esistenza di Scott Jurek, ultramaratoneta, vegano.

Viene chiesto un parere al Dottor James Loomis, ex medico della squadra di Football Americano di Saint Louis. Il quale, molto semplicemente, riferisce che la dieta pre-gara a base di elevate quantità di proteine è sbagliata, in quanto sono i carboidrati a fornire energia.

Segue carrellata storica di atleti di alto livello vegerariani, tra cui Paavo Nurmi e Carl Lewis.

A partire da questo punto The Game Changer sfodera le armi migliori: animazioni in 3d e infografiche animate di altissimo livello.

James Wilks, seguito dalle telecamere, viaggia il mondo alla scoperta di atleti di elite che hanno adottato una dieta rigidamente vegetale senza fonti alimentari animali: atleti di strongman, culturisti “natural”, powerlifter, giocatori di Football Americano.

Intervengono archeologi e antropologi che dichiarano che la dieta dei nostri antenati era prevalentemente vegetale.

Gli studi scientifici a supporto delle tesi che il documentario vorrebbe portare avanti sono menzionati, ma scorrono in modo estremamente veloce a video. Per tener nota e confrontare ciò che viene detto e ciò che in realtà c’è scritto nei paper citati bisogna mettere in pausa, prender nota, riavviare, pausare, prender nota ecc. Le carrellate di studi ricorrono numerose volte durante il documentario. [Edit: la lista completa di tutti gli studi citati da The Game Changers è disponibile in questo articolo-appendice]

Nel frattempo Jamer Wilks recupera velocemente dall’infortunio e il suo “test” di alimentazione esclusivamente vegetale gli dona maggiore resistenza.

Interviene Schwarzenegger, che con la supponenza tipica dei 70 enni ricorda quasi con disprezzo i tempi in cui si sfondava di bistecche. Breve cameo anche per Lewis Hamilton, il pilota di Formula 1, e Novak Djokovic, tennista serbo che figura anche tra i produttori.

La natura propagandistica del documentario è tradita dal fatto che nell’ora e mezza della sua durata non vi è mai, neanche per un secondo, un minimo di contradditorio. Le informazioni, le testimonanze e le affermazioni dei medici interpellati vanno accettate così come sono.

Si chiude con due success story: Scott Jurek termina la Appalachian Trail Speed Record, lo strongman, Patrick Baboumian riesce a sollevare 555 kg al giogo -e grida “VEGAN PAUAAAA!!!!!!!”.


Giudizio critico

Inutile precisare gli intenti pro-vegan del documentario. È un lavoro tutto sommato onesto, che non fa assolutamente nulla per nascondere la natura ‘evangelica’ dell’operazione.

Ponendomi nei panni di uno spettatore, di sicuro una chance alla dieta vegana la darei di certo. Il potere persuasivo delle testimonianze e delle grafiche è davvero ai massimi livelli.

Tuttavia, per quanto prevedibile l’assenza totale di pareri contrari alle tesi degli autori, è meno perdonabile che in più di un’occasione il documentario “giochi sporco“.

Vero che i gladiatori avevano una dieta prevalentemente di orzo e legumi, ma non è vero che erano considerati alla stregua di atleti d’elite con accesso libero all’alimentazione più ricca: erano schiavi. E la finalità dell’alimentazione di un gladiatore non era acquisire forza e potenza, bensì resistenza e strati di grasso che attutissero i colpi. Un gladiatore muscoloso e super definito non sarebbe sopravvissuto più di due minuti nell’arena. (Fonte: The Gladiator Diet – Archaeological Institute of America).

No, un sandwich ripieno di un sottile strato di burro di arachidi NON ha le stesse proteine di tre uova intere. E no, il succo di barbabietola rossa NON aumenta la forza alla panca piana del 19%

E se, forse, è vero che la lattuga “Iceberg” ha più antiossidanti del Salmone, è altamente disinformativo demonizzare una fonte animale, il salmone appunto, che contiene preziose quantità di omega 3. Di cui, tra l’altro, la lattuga è completamente priva.

Paragonare l’apparato digerente dell’uomo a quello delle mucche, dei maiali e delle galline è intellettualmente scorretto. Più avanti nel documentario viene messo a paragone anche con quello di un carnivoro stretto (leone). L’uomo è onnivoro. Prima o poi i vegani dovranno accettarlo.

La 400metrista Morgan Mitchell dichiara, testualmente, che dopo essere passata ad una dieta vegana i suoi livelli di vitamina B12 sono rimasti intatti. Bugia: nel documentario stesso viene successivamente spiegato che i vegani possono assumere vitamina B12 solo attraverso integrazione alimentare.

Una debolezza -secondo me grave anche in virtù delle finalità del documentario- del lavoro è che a NESSUN atleta intervistato venga chiesto “Cosa e quanto” mangia. Abbiamo Patrick Baboumian che, vegano, è grande, grosso e solleva 555 kg. Ok. Che mangia? Quanto? Assume integratori proteici? Non viene data alcuna notizia: vediamo atleti performanti ai massimi livelli che dichiarano: “non mangio proteine di origine animale“. E basta.


Votazione finale

Il giudizio complessivo è 5 su 10.

Qualità tecnica: 8/10

A portare il giudizio complessivo quasi alla sufficienza c’è l’alta qualità delle riprese, delle animazioni, e il numero di intervistati. Un documentario che farebbe invidia a Michael Moore e che potrebbe tranquillamente essere proiettato al cinema.

A far collassare il voto finale, purtroppo, è la parte contenutistica.

Rispetto per lo spettatore: 4/10

Come scritto sopra, è un documentario onesto, che non fa assolutamente nulla per nascondere la sua natura propagandistica. Il problema, come qualsiasi opera che miri ad impiantare un’idea ben precisa nello spettatore, è che in più di un’occasione prova a barare.

Al di là del selezionare, dalle numerose fonti, solo i dati che confortano il messaggio che la produzione vuole far passare, il poco rispetto per lo spettatore è esemplificato dal come viene raccontato l’incontro di MMA tra Connor McGregor e Nate Diaz (quest’ultimo vegano).

Con un abile lavoro di montaggio si elegge questo match di arti marziai miste a prova definitiva che i vegani sono più forti dei carnivori/onnivori.

Certo, durante il consueto trash talking McGregor fu piuttosto ingenuo (nella migliore delle ipotesi) a sfottere Diaz per il fatto di essere vegano, ma il documentario, furbamente, dimentica di precisare che McGregor, nella rivincita dello stesso anno…. vinse.

No, nel frattempo non era diventato vegano anche McGregor.


Plausibilità scientifica: 4/10

Il documentario presenta, in rapida successione, titoli di paper scientifici che avvalorerebbero le sue tesi.

Uno degli studi citati è questo: “Nutritional considerations for vegetarian athletes.“. Secondo la voce narrante, ovvero James Wilks medesimo, questo studio dimostra che se la quantità di proteine assunte è sufficiente, non ha importanza la fonte, animale o vegetale. FALSO: lo studio dice, testualmente, quanto segue: “as a group, vegetarians have lower mean muscle creatine concentrations than do omnivores, and this may affect supramaximal exercise performance.

È ovviamente solo un esempio, ma che identifica chiaramente il cherry picking con cui si è piegata la scienza a favore delle proprie tesi.

Un altro studio citato, tra i tantissimi, è: “Hass Avocado Modulates Postprandial Vascular Reactivity and Postprandial Inflammatory Responses To a Hamburger Meal In Healthy Volunteers“. Che è finanziato dal Consorzio dei coltivatori di Avocado Haas.


In conclusione

The Game Changers trasmette alcune informazioni utili, come l’importanza dei carboidrati a fini della prestazione sportiva, o come una dieta a base vegetale contribuisca ad un più veloce recupero da infortuni o sessioni intense di allenamento.

Il problema, semmai, attiene a questo fuorviante desiderio di polarizzare (“Questo è bene, quello è male. Punto!“) e di conseguenza banalizzare un argomento complesso come la nutrizione finalizzata al mantenimento della salute e al miglioramento della prestazione sportiva.

Bisogna anche ragionare sul contesto culturale in cui questo documentario, americano e che ha gli americani come target primario, viene distribuito. La dieta degli americani, da un lato per motivi economici, dall’altro perché i produttori investono miliardi in marketing è realmente troppo ricca di proteine di origine animale, specie derivanti da cibi iperprocessati e di scarsa qualità.

In Italia, dove abbiamo la FORTUNA di aver facile accesso a cereali integrali, carni non lavorate, vegetali, frutta, pesce e latticini, il messaggio di “rottura”, da “Game Changer” del documentario ne esce con le armi fortemente spuntate.

Scheda tecnica

Genere: Documentario

Durata: 1h 25′

Regia: Louie Psihoyos

Anno: 2018

Scheda IMDB

Audio: inglese

Sottotitoli: Italiano disponibile

Distribuzione: Netflix

Giudizio Globale: 5/10

Trailer Ufficiale

Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.