Scienza Maledetta

Milgram Experiment (1961): il mito e, probabilmente, la realtà (Parte 1)

Il Milgram Experiment on obedience to authority figures del 1961 è da molti considerato, ancora oggi e ancor più dello Stanford Prison Experiment, l’esperimento psicologico/sociale per antonomasia, cui viene riconosciuta un’importanza capitale nella comprensione dell’eterno conflitto tra coscienza personale e obbedienza all’autorità. Da oltre cinquant’anni.

In questo approfondimento ripercorrerò gli aspetti salienti del Milgram Experiment e porterò alla luce recenti e autorevoli critiche da parte del mondo scientifico che gettano una leggera ombra sulle conclusioni dello studio.

L’esperimento, in sé, è di una banalità disarmante, ma la portata delle conclusioni che se ne trassero, il loro impatto negli anni a venire e le recenti critiche mosse alla metodologia con cui fu organizzato e condotto, richiedono un serio approfondimento in tre parti.

In questa prima parte:

  • introdurrò il contesto storico in cui prende forma il Milgram Experiment;
  • spiegherò come avvenne il reclutamento dei volontari;
  • inizierò a descrivere l’esperimento.

Nella seconda e terza parte illustrerò i risultati conseguiti, l’eredità dell’esperimento e presenterò le più recenti prove che l’Esperimento sull’Obbedienza all’Autorità non fu in realtà definitivo e conclusivo come la storia lo ha accolto tra le sue pagine.

Coscienza Vs Autorità

Gli esperimenti iniziarono nel luglio del 1961, un anno dopo il processo di Adolf Eichmann a Gerusalemme. Milgram ideò l’esperimento per rispondere alla domanda:

“Potrebbe essere che Eichmann e i suoi milioni di complici nell’Olocausto stessero solo seguendo gli ordini? Potremmo chiamarli tutti complici? “

(Milgram, 1974).


Milgram voleva indagare se i tedeschi fossero particolarmente obbedienti all’autorità, in quanto: “Eseguivo solamente gli ordini…” era la giustificazione più comune per le uccisioni naziste nella Seconda Guerra Mondiale.

CURIOSITÀ. Si pensa erroneamente che il Milgram Experiment sia uno solo. In realtà Milgram Experiment identifica una serie di esperimenti, 18 in totale, che con alcune variazioni coinvolsero 636 volontari.

Reclutamento e selezione partecipanti

Per l’esperimento, 40 partecipanti, uomini, tra i 20 e i 50 anni, furono reclutati attraverso un annuncio pubblicato su diversi giornali. Il compenso promesso era di 4 dollari (circa 25 dollari/23 euro, col potere di acquisto odierno) per un’ora di tempo.


Età, livello di istruzione e occupazione erano le variabili in base a cui furono raggruppati i candidati, in modo da fornire un campione eterogeneo e maggiormente rappresentativo della popolazione.


L’esperimento Milgram: come funziona

L’esperimento prevede la partecipazione di tre persone:

  • L’insegnante (subject), ovvero il volontario-cavia.
  • L’allievo (experimenter), ovvero un attore-complice (il cui nome sarà sempre Mr. Wallace) dell’esperimento che sta al di là di un divisorio. L’insegnante non può vederlo, può solo sentirne la voce
  • L’assistente (experimenter), la figura autoritaria, ovvero un altro attore-complice, vicino all’insegnante, che ha il compito di prendere appunti e comunicare con l’insegnante. Il suo nome sarà: Mr. Williams.

Al volontario, cui viene assegnato il ruolo di “insegnante”, viene fatto credere di partecipare ad un esperimento scientifico sulla memoria e sull’apprendimento, che ha come fine il verificare quale sia l’effetto di una punizione fisica sulle capacità cognitive e di memorizzazione.

Al volontario, inoltre, viene specificato che il compenso per la sua partecipazione all’esperimento sarà garantito comunque, qualsiasi esito abbia la sperimentazione.

L’allievo (ricordiamo, complice dei ricercatori) viene quindi condotto in un’area adiacente, separata da un divisorio, e -in apparenza- posto ad una sorta di sedia elettrica cui sono attaccati elettrodi.

Di fronte all’insegnante-cavia una pulsantiera corrispondente a scariche elettriche di intensità crescente da somministrare all’allievo in caso di risposte errate. L’insegnante ha modo di testare su se stesso l’intensità della scarica di voltaggio più basso “per farsi un’idea”.

Nella stessa stanza dell’insegnante-cavia, l’assistente, seduto ad una scrivania con un cronometro e un blocco per prendere appunti su ciò che succede.

Il gioco mnemonico cui è sottoposto l’allievo consiste nell’abbinare correttamente alcune coppie di parole scegliendo tra diverse opzioni disponibili. In caso di errore, l’insegnante deve somministrare una scarica elettrica. Errori successivi comportano scariche di intensità crescente, con incrementi di 15V.

Ovviamente: è tutta una messinscena

Nessuno rischia realmente la vita durante l’esperimento. La reazione alle scariche elettriche crescenti (da un minimo di “pizzicore leggero” a “serio rischio per la sopravvivenza“) è affidata alle capacità attoriali dell’Allievo-complice dei ricercatori.

Il fine dell’esperimento è osservare quanto il volontario, pur rendendosi conto che le scariche elettriche cui sta sottoponendo l’allievo provocano un’inutile ed eccessiva sofferenza, fino a concrete estreme conseguenze, prosegua solo perché l’Assistente (ovvero la figura autoritaria) gli indica di continuare.


I risultati dell’esperimento, ma anche le ombre che ne mettono in discussione la valenza universale, saranno spiegate nella seconda parte.

Vuoi discutere di questo articolo con i tuoi follower? Condividilo sui Social Network
Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
Avvisami di nuovi commenti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments