Scienza Maledetta

Drowning Rats: il potere della speranza [Anni ’50, Johns Hopkins University]

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2021

Annegare topi domestici e selvatici in nome della Scienza? Era possibile negli anni ’50. E il Prof. Curt Richter, docente presso l’Università Johns Hopkins non perse l’occasione per dimostrare a quanta, sovrumana, forza un soggetto possa attingere fin quando non perde la speranza.

Abbiamo già incontrato su queste pagine l’Università Johns Hopkins: è l’ateneo che formò John Watson, ad esempio, ovvero la mente perversa dietro il famoso esperimento del piccolo Albert. Di certo tra gli inizi del secolo scorso fino agli anni ’70 quest’università era “the place to be“.

Curt Richter

Curt Paul Richter (20 febbraio 1894 – 21 dicembre 1988) fu biologo, psicobiologo e genetista e viene ricordato per i suoi importanti contributi nel campo dei ritmi circadiani. Laureatosi ad Harvard, iniziò e terminò la sua carriera presso la Johns Hopkins University a Baltimora, nel Maryland (U.S.A.).

Nel corso dei suoi numerosi studi fece spesso largo uso di animali (in particolare topi), che venivano messi in condizione di forte stress e preoccupazione per la propria sopravvivenza: fame, sete, privazione del sonno.

Drowning Rats: l’esperimento sul potere della speranza

Anche se ben più onorevoli e scientificamente rilevanti furono le sue scoperte del ruolo dell’ipotalamo nella regolazione dei meccanismi biologici che consentono il corretto funzionamento del corpo umano, il Prof. Richter viene oggi ricordato dai più per un esperimento tanto controverso quanto illuminante.

Perché illuminante? Perché dimostrò, con metodo scientifico, il potere che la speranza (di conseguenza: la resilienza) ha sugli esseri viventi, specie quando è in gioco la sopravvivenza.

Il “materiale” per l’esperimento era semplice:

  • 12 topi domestici
  • una bacinella, alta e stretta
  • acqua

In un primo turno di esperimenti, i 12 topi vennero collocati, tutti insieme, nella bacinella, riempita per metà di acqua . Nessuna possibilità di salvarsi, nonostante i topi siano ottimi nuotatori.

Il primo topo nuotò rimanendo sulla superficie. Poi, preso da curiosità, si portò sul fondo della bacinella. Lì vi rimase. Annegò in due minuti. Il secondo e il terzo non ebbero miglior fortuna. Anche loro, annegarono in pochi minuti.

I restanti nove topi, tuttavia, rimasero sulla superficie nuotando per due giorni e mezzo prima di arrendersi e lasciarsi morire.

Esperimento #2. Uguale ma con 34 topi selvatici

Il topo selvatico, almeno per il senso comune, è più resiliente rispetto al topo domestico. E sulla base di questa convinzione il Prof. Richter si procurò trentaquattro topi selvatici destinati a partecipare ad un esperimento simile al primo.

Posti in un ambiente ostile (la bacinella riempita di acqua) tutti e 34 i topi annegarono in pochi minuti. Tutti.

Nella testa del Prof. Richter comincia a delinearsi un dubbio. Che no, non è: “Ma che esperimento del cazzo sto facendo? Se mi becca il Rettore mi taglia i fondi!“, bensì che i topi domestici, abituati alla presenza e alle cure dell’uomo in qualche modo hanno la speranza che presto o tardi verrà un umano a salvarli [Certo, come no! – N.d.A.], mentre i topi selvatici, pur essendo nuotatori migliori e più forti, abituati a sopravvivere in condizioni estreme, non avendo questa speranza si rendono immediatamente conto di non avere alcuna possibilità si lasciano morire.

Esperimento #3

Il Prof. Richter entrò, senza appuntamento, nell’ufficio del Magnifico Rettore della Johns Hopkins proponendo un’ulteriore variante dell’esperimento, ma servivano… uhm, altri topi.

Il Magnifico Rettore, pur riconoscendo il talento dello scienziato aveva qualche comprensibile remora: “Curt, sinceramente, ma con tutti questi topi che ci fai?

Richter espose così il suo piano: l’ultima serie di esperimenti doveva verificare l’impatto che l’introduzione della speranza avrebbe avuto sulla perseveranza dei topi nelle bacinelle piene di acqua. L’ipotesi era più o meno che introdurre la variante della speranza nei topi selvatici avrebbe aumentato i loro tempi di sopravvivenza.

“Curt, tu sei malato, hai bisogno di aiuto, davvero!” fu la prima reazione del Rettore che allo stesso tempo non vedeva l’ora di togliersi dalle palle un potenziale serial killer e staccò l’assegno con cui il professor Richter acquistò altri topi selvatici dando il via al terzo esperimento.

Allestita nuovamente la bacinella e gettati nell’acqua i topi selvatici la variabile “speranza” fu introdotta in questo modo: poco prima di annegare ogni topo veniva estratto dall’acqua, asciugato, e gli veniva dato modo di riposare. Poi rimesso nella bacinella. Adesso la situazione, per il topo selvatico, non era più al 100% priva di speranza.

I tempi di resistenza dei topi selvatici prima di lasciarsi morire furono paragonabili a quelli dei topi domestici. Se nell’esperimento #2 furono di pochi minuti, la “speranza” aveva consentito loro di lottare per la sopravvivenza per oltre due giorni.

Cosa ci ha insegnato questa serie di esperimenti?

Per quanto condotti da uno scienziato con cui, sinceramente, non vorrei ritrovarmi da solo in una casa isolata e per quanto esseri umani e topi siano esseri viventi molto diversi, forse possiamo imparare molto da questi esperimenti. 

Quando l’individuo ha speranza, anche solo una possibilità remota di sopravvivenza, presenta livelli più alti di perseveranza: continuerà a combattere, con tutte le forze, fino all’ultimo secondo in cui un pensiero positivo è presente nel suo cervello.

Senza speranza, semplicemente, si muore.

Fonti e approfondimenti

Drowning Rats Psychology Experiment: Resilience and the Power of Hope

The Remarkable Power of Hope

Curt Paul Richter

What A Rat Experiment Tells Us About Hope


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Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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