Salute e Dintorni

DOOMSCROLLING: se lo conosci (forse) lo eviti

Il Doomscrolling è l’azione di scorrere (scrolling) attraverso le notizie postate sui social media e sugli aggregatori di news alla ricerca ossessiva di informazioni su disastri, pandemie, cronaca nera al fine di (auto)alimentare, consapevolmente o meno, il proprio malessere psicologico.

La definizione di Doomscrolling secondo Urban Dictionary:

When you keep scrolling through all of your social media feeds, looking for the most recent upsetting news about the latest catastrophe. The amount of time spent doing this is directly proportional to how much worse you’re going to feel after you’re done.

Doomscrolling – Urban Dictionary (Fonte: https://www.urbandictionary.com/define.php?term=doomscrolling )


Quando continui a scorrere attraverso i feed dei tuoi social media, cercando i più inquietanti aggiornamenti relativi all’ultima catastrofe. La quantità di tempo trascorso a far ciò è direttamente proporzionale a quanto peggio ti sentirai dopo averlo fatto.

Traduzione mia.


Il fenomeno del doomscrolling non è nuovo: ogni tragedia che incida pesantemente nel sentimento popolare -penso ad esempio al crollo delle Torri Gemelle nel 2001– provoca in soggetti più sensibili un bisogno, che va oltre la normale esigenza di informarsi, di consultare compulsivamente fonti, dati, notizie, opinioni spesso in contrasto tra loro. Il malessere psicologico provocato dalla tragedia in sé è quindi nel soggetto incline al doomscrolling perpetuamente alimentato e aumentato, in un circolo vizioso che pare non avere fine.

L’identificazione del doomscrolling come fenomeno cui prestare attenzione, nonché la sua definizione corrente, sono avvenute durante la pandemia di Covid-19, durante i mesi bui del lockdown. Un nemico “invisibile”, l’incertezza delle istituzioni, la quarantena obbligata in molti Stati del mondo (Italia inclusa), l’incapacità della Scienza di fornire spiegazioni univoche, i mass media che hanno sguazzato in tutto questo fornendo notizie spesso strumentali ad alimentare un clima di panico (infodemia) e influenzare scelte “di pancia” dei governi, i social media su cui -secondo il moderno adagio che “tutti possono dire tutto su tutto”- rimbalzavano teorie cospirative, bufale e fake news sul coronavirus hanno esacerbato la tendenza di molti a fare autolesionismo informativo.

Perché il doomscrolling tale è: una forma di autolesionismo, che non si traduce in procurarsi del danno fisico, bensì nel cercare di stare psicologicamente più male possibile solo attraverso la consultazione di notizie.

Motivo per cui scienziati e psicologi negli ultimi mesi se ne stanno occupando. Le conseguenze di questa forma di masochismo possono portare a psicosi, depressione, persino tendenze suicide.

Paradossalmente, il doomscrolling non nasce dal deliberato desiderio dell’individuo di farsi del male. E’ l’esatto opposto: l’intento iniziale è quello di trovare anche solo una minima forma di rassicurazione. Il circolo vizioso inizia nel momento in cui il bombardamento di notizie catastrofiche causa un tilt nel soggetto e non riesce più a fermarsi.

Perché succede questo? Probabilmente dipende anche dalla nostra natura umana: una tragedia, inizialmente, provoca un sentimento di paura e istinto alla fuga o alla negazione. Successivamente, il desiderio è quello di controllo, di preparazione ad eventi similari che possono accadere in futuro. Il doomscrolling, nelle sue fasi iniziali, nasce proprio dal (corretto) desiderio di conoscenza. Che in alcuni soggetti si trasforma in ossessione. Un po’ come abbiamo visto con l’Ortoressia: il desiderio di mangiare correttamente si trasforma in un vero e proprio disordine alimentare.

Effetti psicologici (e fisici) del Doomscrolling

L’uso compulsivo dei social network, già da solo e indipendentemente dalle finalità, è stato già precedentemente associato -senza però un rapporto causa-effetto certo- a stati, di gravità variabile, depressivi (Fonte: No More FOMO: Limiting Social Media Decreases Loneliness and Depression – 2018, Guilford Press).

Il doomscrolling è una sorta di dipendenza (similare ad altre) che tuttavia non porta a nessuna soddisfazione o ricompensa per chi ne è affetto. L’idea iniziale è quella di ottenere rassicurazione dalle news, col risultato di essere maggiormente ansiosi o subire attacchi di panico di basso livello.

Dinamiche viziose come quella del doomscrolling, proprio perché per loro natura non portano ad alcuna reale soddisfazione rischiano di innescare nel soggetto comportamenti di natura compensativa, come un maggior bisogno di cibo o alcool.

Un incrementato stato di ansia, causato dalla pandemia (o da qualsiasi altra tragedia colpisca la sensibilità del soggetto) ed esacerbato dall’information overload può portare a privazione del sonno. Con tutte le conseguenze “fisiche” e “mentali” del caso.

A livello ormonale, il doomscrolling, proprio per il suo effetto ansiogeno, stimola la produzione di cortisolo (l’ormone dello stress) e adrenalina (innescata dalla paura). Entrambi gli ormoni, nel lungo periodo, possono incidere negativamente sulla salute del soggetto. (Fonte: “Chronic stress puts your health at risk” – Mayo Clinic)

Come evitare il doomscrolling

Non incorrere nelle perverse dinamiche del doomscrolling, o liberarsene nel momento in cui ci si rende conto di farne parte è facile a dirsi, meno a farsi.

Il Doomscrolling, come per tutti i disagi psicologici che sorgono con le nuove tecnologie (come ad esempio anche l’IAD: Internet Addiction Disorder) è un problema dai contorni sfumati, di complicata diagnosi anche per molti specialisti.

Accettare che esiste un problema.

E’ richiesta, innanzitutto, da parte del soggetto, una presa di coscienza che l’ossessiva ricerca di notizie sulla pandemia (o su qualsiasi evento emotivamente impattante come un attentato o un controverso fatto di cronaca) sta minando il proprio benessere, sta limitando la propria funzionalità, il sonno, il corretto alimentarsi.

Isolare le (probabili) cause del problema.

Interrogarsi sul perché si senta l’irrefrenabile desiderio di leggere e continuare a farlo. Interesse personale? Perversione? Il malessere che ne deriva porta ad una qualche forma di soddisfazione? Noia? Tristezza? Solitudine?

Spezzare il circolo vizioso.

Chiedere ad un alcolista di smettere autonomamente di bere, o chiedere ad un fumatore di cessare immediatamente di accendersi sigarette è, quantomeno, velleitario. Aspettarsi che il doomscroller, presa coscienza del problema e isolate, con atto di autoanalisi, le origini dello stesso, si ponga dei limiti, è altrettanto ottimistico.

Ma in questo caso parliamo di una “dipendenza” che non porta alcuna reale gratificazione, né fisica (non c’è rilascio di dopamina, l’ormone della “ricerca del piacere”) né mentale (eventuali stati di ansia peggiorano), quindi dovrebbe -condizionale d’obbligo!- essere più facile porsi un freno.

Come si spezza il circolo vizioso?

  1. Dandosi una disciplina. Limitare le ore che si dedica alla ricerca di informazioni su un argomento emotivamente impattante.
  2. Selezionare accuratamente le fonti. Non tutte le fonti diffondono notizie con la dovuta precisione e distanza. E se le si consulta TUTTE, acriticamente, è chiaro che passeranno sotto gli occhi anche fonti complottistiche, sensazionalistiche, maliziose, politicamente faziose, eccessivamente pessimistiche ecc. Limitare, al massimo, le fonti “autorizzate” ad informarci significa meno tempo speso al PC o al cellulare e minor disorientamento.
  3. Farsi aiutare. Se i punti 1 e 2 non funzionano, è chiaro che si è di fronte a qualcosa che ha oltrepassato il confine del diritto all’informazione e si è già più in zona patologica.

In conclusione

Il doomscrolling è un termine che identifica un comportamento simile ad una dipendenza che consiste nel cercare ossessivamente notizie e informazioni su un argomento emotivamente impattante, come una pandemia o una catastrofe. Come per tutte le patologie associate alle nuove tecnologie non esiste ancora una robusta letteratura scientifica che aiuti il soggetto o i medici a stilare una diagnosi e un protocollo terapeutico efficace. Molto attiene ad una presa di coscienza dell’individuo e alla capacità di imporsi una disciplina.

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John Dimi
John Dimi
Editore e divulgatore scientifico. Oltre che contributor diretto per il sito, si occupa di fact checking e revisione delle bozze. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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