Recensioni

ICARUS (2017)

Il documentario (Premio Oscar 2018 nella sua categoria) di Bryan Fogel testimonia, in tempo reale e con inquietanti toni da spy story, lo scandalo doping “di Stato” che ha coinvolto la Russia nel 2016 e che comportò la squalifica (poi annullata dal Comitato Olimpico) dell’intera nazione alla partecipazione dei Giochi Olimpici di Rio del 2016.

Introduzione

Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.diceva il Perozzi in Amici Miei. Ma il genio non è nulla se non è sostenuto, stimolato e ispirato da quella che si definisce “botta di culo”. Ovvero l’opportunità, che capita una volta nella vita, di dimostrare il proprio valore. E trarne massimo profitto.

ICARUS, documentario distribuito nel 2017, nasce proprio da una sliding door. Una fortunata congiunzione astrale che mette nelle mani di Bryan Fogel, in quel momento intento a girare uno sfigatissimo e poco più che amatoriale reportage sul doping nel mondo dello sport, una BOMBA di proporzioni epocali, che lo vedrà coinvolto in scandali internazionali, servizi segreti, istituzioni corrotte.

Un documentario, quindi, che si è scritto da solo. Spontaneamente. Al regista (e host) è stato sufficiente lasciare che gli eventi facessero il loro corso. E riprenderli con la videocamera.

Trailer

Icarus – la trama

Bryan Fogel è un ciclista amatoriale. Talentuoso, fisicamente dotato nonostante i tanti infortuni, ma a cui è sempre mancato quel qualcosa in più che lo facesse entrare nel mondo del ciclismo professionistico. Un po’ come quel ragazzino fortissimo che vedi sgambettare sui campetti di calcio, segnare sei gol a partita e immagini per lui un futuro nel Real Madrid; poi lo ritrovi anni dopo che fa il geometra al Catasto. Una cosa simile.

Soddisfa il suo desiderio di competere partecipando a massacranti gare di ciclismo non professionistico in giro per il mondo. Come la Haute Route, in cui si classifica 14esimo.

Il pensiero, ovviamente, va immediatamente a Lance Armstrong. Coinvolto in uno scandalo per doping che ha pochi precedenti nella storia dello sport americano ma che per anni, dopo centinaia di test antidoping, era sempre risultato negativo. Pulito.

Da lì l’idea per il documentario: doparsi, tener traccia di tutto, sottoporsi a test antidoping e risultare negativo, e smascherare in questo modo le falle del sistema.

Grande, Bryan! Il plot è semplice e, con la complicità di Don Catlin, fondatore dell’UCLA Olympic Lab e un budget pari a un paio di piatti di minestra ti porti a casa un documentario da un’oretta scarsa ma di sicuro interesse.

Don Catlin, prima ancora di iniziare l’esperimento, si chiama fuori. Il suo coinvolgimento diretto, è prevedibile, comprometterebbe i suoi rapporti con la WADA (World Anti Doping Agency). Così rimbalza Bryan ad un “amico” di stanza a Mosca, Russia: Grigory Rodchenkov.

Grigory Rodchenkov è il direttore dell’agenzia antidoping Russa. Di fatto è il numero quattro, per gerarchia, dello sport russo. Sopra di lui solo il viceministro e il ministro dello Sport e… Putin.

Rodchenkov accetta di subentrare a Catlin per lo svolgimento dell’esperimento. Seguirà il regista fino alla successiva Haute Route, controllandone i protocolli di integrazione di testosterone e EPO e svelando i trucchi per nascondere le sostanze proibite ai test antidoping.

Bryan finirà oltre la ventesima posizione nella classifica finale: da pulito, l’anno prima, era arrivato 14esimo.

Fine documentario. Amen. Il sistema è ingannabile e il doping è una merda. Ce la siamo cavata in mezzora, via!

Tuttavia, il destino ha in serbo qualcosa di più grande per il regista americano: ICARUS inizia adesso.

Il regista e Rodchenkov sono ormai in confidenza. E quest’ultimo si abbandona in confessioni in libertà, tra cui la seguente: la Russia ha in essere uno specifico programma di doping di Stato sin dai tempi delle Olimpiadi invernali di Vancouver. E di cui lui è a capo.

Bryan Fogel, raccolta la testimonianza, si confronta con i produttori del documentario e i legali. “Che si fa, finta di nulla?“. Col cazzo! Questo è il vaso di Pandora, e va scoperchiato a colpi di mitra! Tradotto: al regista vengono concessi più fondi per proseguire l’indagine.

Ed è infatti da questo momento in poi che ICARUS, che fino a qui era un discreto progetto semiprofessionale [Probabile voto 27 al DAMS – N.d.A], diventa una vera e propria spy-story ad alto budget con animazioni 3D di livello cinematografico, coinvolgimento dei media, FBI e KGB, udienze e commissioni indipendenti.

C’è poco da spoilerare, la storia (reale) è nota ai più.

Rodchenkov riesce a raggiungere gli Stati Uniti e rende la medesima testimonianza sia al New York times [Russian Insider Says State-Run Doping Fueled Olympic Gold – 12 Maggio 2016] che alla WADA, la quale, ritenuto attendibilissimo il testimone, istituisce una commissione indipendente, la nota “Commissione McLaren“.

Il team del professor Richard McLaren darà vita al McLaren Report in cui vengono portate alla luce le scorrettezze e la copertura, voluta dallo Stato, del doping degli atleti russi durante le Olimpiadi invernali di Sochi.

La WADA, che inizialmente aveva disposto la squalifica della sola squadra di atletica dai Giochi Olimpici di Rio, estenderà il divieto di partecipazione a tutti gli atleti Russi. Purtroppo tale decisione sarà sovvertita dal Comitato Olimpico Internazionale, che annullerà la sentenza e consentirà alla Russia di partecipare a Rio 2016.

Grigory Rodchenkov, ormai rinnegato da Putin e sotto continua minaccia dei servizi segreti sovietici (ex KGB) vive attualmente negli Stati Uniti sotto il programma protezione testimoni.


Giudizio Globale: 8/10

Il documentario parte come un progetto “minore” del regista e, ad un certo punto (si nota chiaramente lo stacco qualitativo tra i primi venti minuti e il resto del film) diventa qualcos’altro: la testimonianza, in tempo reale, di un complotto di rilevanza internazionale.

Quando ICARUS inizia realmente, si trasforma in un vero e proprio film di spionaggio ad alto budget: fruibile, come storia in sé, anche da chi non ha interesse alcuno nello sport, nel doping e nelle Olimpiadi.

Plausibilità scientifica: N/D

L’idea originaria di Icarus avrebbe avuto degli spunti scientifici da divulgare. L’effetto di Winstrol (Stanazolo), Testosterone e EPO sul corpo di un atleta (il regista medesimo, come cavia umana volontaria), ad esempio.

L’ovvio cambio di rotta che ha subito il documentario durante la sua produzione ha azzerato la scienza in favore del giornalismo d’assalto. Per tale motivo non posso assegnare un voto alla plausibilità scientifica.

Qualità tecnica: 8/10

La prima mezzora è composta da immagini di repertorio e camera a mano. Molto probabilmente Icarus, nelle idee iniziali, sarebbe stato interamente fatto così.

Nella successiva ora e mezza, dopo che i produttori aprono borse e spaccano salvadanai, la qualità delle riprese e delle animazioni esplicative sale esponenzialmente.

Rispetto per lo spettatore: N/D

Come per la voce “plausibilità scientifica”, anche il rispetto per lo spettatore non è valutabile.


ICARUS: Scheda Tecnica

Genere: Documentario

Durata: 2h 21′

Regista: Bryan Fogel

Anno: 2017

Scheda IMDB

Audio: italiano / inglese

Sottotitoli: italiano disponibile

Distribuzione: Netflix

Giudizio globale: 8/10

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Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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