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Depressione, tumori, Dio e strumentalizzazioni varie…

Ultimo aggiornamento

La corbelleria che: “La depressione può causare tumori” e che la depressione nasce dallo: “slegamento dell’uomo da Dio” è stata inizialmente diffusa a Maggio 2018, è tornata a circolare negli ultimi giorni grazie alle solite “testate” spazzatura che stanno al giornalismo e all’informazione come un kebabbaro in odore di controllo dei NAS sta ad un ristorante stellato Michelin.

La fonte originale.

L’articolo di riferimento, i cui dati e dichiarazioni sono poi stati riportati su svariati altri siti, anche recentemente, è questo: “6 milioni gli italiani con patologie psichiatriche. La depressione può causare tumori” (via InSalute News – 16 Maggio 2018).

Al di là dei dati presentati ad inizio articolo, che riguardano le percentuali di italiani che soffrono di disturbi psichiatrici, a catturare la mia [e nostra! N.d.R.] attenzione sono le dichiarazioni della Psicoterapeuta Alessandra Lancellotti, che negli ultimi mesi sono state periodicamente citate e condivise sui social:

Sono 40 milioni i depressi solo in Europa oggi, è il male oscuro che porterebbe ad ammalarsi di tumore, fra le altre patologie […] lo slegamento dell’uomo moderno da Dio, dall’Entità superiore, un essere umano separatosi dalla sua natura stessa. […] Sono stata io la prima a denunciare nel 1988 il legame tra umore e tumore. C’è una maggiore possibilità di morire di cancro se si è depressi, come evidenzia lo studio di Batty della University College London sul The BMJ British Medical Journal.

Alessandra Ancellotti, psicoterapeuta, su InSalute News.

La stima di 40 milioni di depressi in Europa, seppur arrotondata per eccesso, è sostanzialmente corretta. Secondo Eurostat, il 7% degli abitanti degli Stati Membri (con l’Irlanda tristemente capolista per % di depressi cronici), su un totale di oltre 500 milioni di cittadini, soffre di depressione. Sarebbe circa più di 35 milioni ma ad una cifra esatta è impossibile giungere, anche perché una larga fetta di popolazione affetta da depressione non ottiene una diagnosi quindi rimane fuori dalle statistiche.

Si stima in questo studio: “Undiagnosed depression: A community diagnosis” che (negli Stati Uniti) il 2/3 delle depressioni non venga diagnosticata.

Su tutto il resto… c’è da ragionarci (nella migliore delle ipotesi). La redazione ha assegnato a me l’analisi di queste dichiarazioni perché dato l’argomento, estremamente delicato, è necessario raziocinio e sarebbe controproducente buttarla in rissa [sì, Angela Garella, stiamo parlando di te! N.d.R.].

Partiamo dallo “Studio di Batty

Lo studio cui si fa riferimento è il seguente: “Psychological distress in relation to site specific cancer mortality: pooling of unpublished data from 16 prospective cohort studies“, The BMJ – The British Medical Journal, 25 Gennaio 2017. Disponibile in full text in lingua inglese. Il Batty citato dalla psicoterapeuta è David Batty, co-autore dello studio.

L’ABC dello studio scientifico da prendere seriamente è rispettato. È stato condotto da ricercatori dell’University College di Londra, dell’Università di Edimburgo e dell’Università di Sydney, senza alcun conflitto di interessi. Il The BMJ è una rivista scientifica autorevole, peer-reviewed, non certo una rivista cosiddetta “predatoria“.

Il problema, semmai, attiene alla natura stessa dello studio: è una meta analisi di 16 studi prospettici di coorte. Soffre della fisiologica limitazione di non poter trarre alcuna conclusione o verità scientifica.
In poche parole, questo tipo di studio può concludere: “La condizione X pare essere associata ad una conseguenza Y“, non può concludere che: “La condizione X causa la conseguenza Y“. Per usare la scala di medbunker.it, il Fattore Eureka, siamo sui 2-4 / 10.

Le limitazioni sono dichiarate dai ricercatori stessi nella sezione “Discussion”:

[…] given that our meta-analysis is based on observational studies, as well characterised as these studies were, confounding by known or unknown factors remains a perennial concern. The assessment of dietary characteristics, for example, was an omission.

https://www.bmj.com/content/356/bmj.j108

[…] dato che la nostra meta-analisi si basa su studi osservazionali, per com’è caratterizzato questo tipo di studio l’imprecisione causata da fattori noti o sconosciuti rimane una concreta preoccupazione. La valutazione delle abitudini alimentari dei partecipanti ad esempio, è stata un’omissione.

Trad. Pavel Fucsovic

Qualsiasi associazione tra disagio psicologico e tumori sia stata ipotizzata nel paper, quindi, utilizzare le conclusioni dello studio per avvalorare le proprie tesi è quantomeno incauto nonché intellettualmente scorretto.

Un altro problema è che analizzando per bene i risultati dello studio, il legame tra depressione e tumori non è esattamente così forte come ritiene la Ancellotti.

Come base della analisi sono stati utilizzati i dati di 16 studi basati sulla popolazione (population-based) di adulti di età pari o superiore a 16 anni in Inghilterra e Scozia. Gli studi, condotti tra il 1994 e il 2008, si sono basati su questionari sulle condizioni di salute e sulla propria salute psicologica-mentale.

I ricercatori quindi hanno avuto accesso ai dati di coloro che avevano compilato il questionario di 12 domande denominato GHQ12General Health Questions 12, non esente da critiche– e avevano dato l’autorizzazione all’utilizzo dei propri dati per delineare eventuali associazioni con i tumori.

Questa è la parte importante: sulla base delle risposte al questionario, quindi una autovalutazione dei pazienti, non una vera e propria diagnosi di disordini mentali come la depressione o l’ansia, sono stati formati quattro gruppi:

  • asymptomatic (score 0) – nessun sintomo
  • subclinically symptomatic (1-3) – sintomi clinicamente non rilevanti
  • symptomatic (4-6) – presenza di sintomi
  • highly symptomatic (7-12)- importante presenza di sintomi

Sono state inoltre adeguate le cifre per tenere conto dei dati che potenzialmente potevano “confondere” i risultati, come:

  • età
  • sesso
  • consumo di alcool
  • BMI (body mass index)
  • livello di istruzione
  • fumo

Al fine di ridurre le possibilità di inquinamento delle associazioni, i ricercatori hanno inoltre escluso dal computo tutte le morti sopravvenute entro cinque anni dall’inizio dello studio.

Risultati

Per comprendere meglio i risultati dobbiamo definire due valori statistici usati nello studio: hazard ratio (HR) e confidence interval (CI)

  1. Hazard Ratio: la misura della probabilità relativa di un evento in due gruppi nel tempo. Un valore di 1 indica che la probabilità relativa dell’evento nei 2 gruppi nel tempo è la stessa. Un rapporto di rischio maggiore o minore di 1 indica che la probabilità relativa dell’evento nel tempo è maggiore in uno dei due gruppi. (maggiori info: https://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_di_rischio )
  2. Confidence Interval: Un intervallo di confidenza (CI) esprime la precisione di una stima e viene spesso presentato insieme ai risultati di uno studio. Una percentuale pari a 95% è considerata sufficientemente elevata da consentire ai ricercatori di trarre conclusioni che possono essere generalizzate dai campioni alle popolazioni (maggiori info: https://it.wikipedia.org/wiki/Intervallo_di_confidenza )

Le persone che nei questionari avevano dichiarato di soffrire sintomi di disagio psicologico (highly symptomatic), rispetto a quelli con i più bassi livelli di disagio (asymptomatic), avevano maggiori probabilità di morire per:

carcinoma del colon-retto (HR 1,84, CI 95% da 1,21 a 2,78)
carcinoma prostatico (HR 2.42, CI 95% da 1,29 a 4,54)
carcinoma pancreatico (HR 2.76, CI 95% da 1,47-5,19)
carcinoma esofageo (HR 2,59, CI 95% da 1,34 a 5)
leucemia (HR 3,86, CI 95% da 1,42-10,5)

Complessivamente, considerando tutti i tipi di tumore combinati, le persone con i più alti livelli di disturbo mentale (highly symptomatic) avevano il 32% in più di probabilità di morire di cancro (HR 1,32, CI 95% da 1,18 a 1,48).

I ricercatori hanno interpretato i risultati ottenuti in questo modo: “[…] could be important in advancing understanding of the role of psychological distress in cancer aetiology (causation) and cancer progression“, un passo in più per comprendere il ruolo del disagio psicologico nello sviluppo e nella progressione dei tumori. In nessun modo e in nessuna parte dello studio Batty e colleghi hanno concluso che disagio psicologico e tumori sono collegati da un rapporto causa-effetto certo.

Se assunto come fattore di rischio di certi tipi di tumore, il disagio psicologico è un parametro assai meno predittivo rispetto ad altri fattori di rischio noti come l’obesità e il fumo.

Lo “Studio di Batty” è osservazionale. Non può stabilire quindi causa-effetto certi. Il “disagio psicologico” (Psychological distress) dei partecipanti è stato stabilito attraverso un questionario compilato dai partecipanti e non da una diagnosi medica. Nello studio, inoltre, si parla di disagio psicologico (ansia e/o depressione) e non, specificatamente, di depressione. I risultati dello studio parrebbero delineare una possibile correlazione tra disagio psicologico e un aumentato rischio di sviluppo di alcuni tipi di cancro.

Conclusioni

Studi come quello di cui ho analizzato i dati in questo articolo, se presentati nella maniera sbagliata o eccessivamente strumentalizzati, possono essere davvero causa, ingiustificata, di ulteriore stress per chi soffre di ansia cronica o depressione.

Ecco.. appunto.

Per essere schietto: come nessuno sceglie di essere diabetico, come nessuna donna al mondo sceglie di avere la sindrome dell’ovaio policistico , nessuno al mondo sceglie di soffrire di depressione, che è una vera e propria patologia, estremamente seria, che ha effetti fisiologici sul corpo (es: minore produzione di serotonina).

Soprattutto: la depressione non ha nulla a che vedere con “Dio” e la sua maggiore o minore lontananza. Questa malattia può colpire indistintamente gli atei e i più ferventi religiosi.

Le dichiarazioni della Ancellotti -che a questo punto mi stupisco abbiano trovato spazio su un magazine serio e rispettato come In Salute News– rappresentano esattamente tutto ciò contro cui la redazione combatte ogni giorno: la (seppur sottile) colpevolizzazione del malato e l’utilizzo strumentale (e sostanzialmente errato) di uno studio scientifico al solo fine di avvalorare le proprie convinzioni.

È importante evidenziare che NO, soffrire di depressione non causa il cancro né –per le conoscenze attuali– aumenta significativamente le possibilità di svilupparlo. E se mai dovesse essere stabilito un nesso di causalità tra depressione e insorgenza di tumori, questo non è stato sicuramente certificato dallo “Studio di Batty“.

Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.