Scienza Maledetta

Orrori nella storia della psichiatria

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Alla Scienza Medica non si chiede di essere democratica (non lo è), non si chiede di essere compassionevole (non può esserlo), non si chiede di essere empatica (non deve esserlo). La Medicina è pragmatismo, elaborazione di cure e terapie, guarigione (replicabile) dalle malattie. La ricerca scientifica, in particolar modo la fase della sperimentazione, agli occhi di noi comuni mortali sovente appare spietata e cruenta, ma mai, vogliamo credere, deliberatamente crudele. C’è però una branca della medicina che, nella Storia, si è guadagnata, sbaragliando la concorrenza, l’Oscar per il sadismo: la Psichiatria.

In passato non deve essere stata facile la condizione di chi soffriva di un disturbo mentale lieve, moderato o grave. Dalla normale depressione alla nevrosi, dalla psicosi alla schizofrenia, chi era affetto da una patologia che in qualche modo lo deviava dai rigidi standard imposti dalla società dell’epoca poteva finire in mano ad un esorcista o ad uno psichiatra. E non c’era un’opzione preferibile rispetto all’altra.

Lobotomia

Anche detta Leucotomia, è un intervento psichiatrico che consiste nel tagliare le connessioni nella corteccia prefrontale del cervello: la maggior parte delle connessioni da e per la corteccia prefrontale, la parte anteriore dei lobi frontali del cervello sono recise chirurgicamente.

Gli effetti dell’intervento sono irreversibili e provocano nel paziente un permanente cambio di personalità. Oltre, in molti casi, alla morte durante l’intervento stesso.

Lobotomia: schema operativo semplificato

L’inventore della Lobotomia così come la conosciamo fu il Dottor Antonio Egas Moniz, portoghese, che la praticò per la prima volta nel 1936. Nel 1949 fu insignito del Premio Nobel per la medicina. Uno dei più contestati di sempre.

La lobotomia fu accolta con estremo entusiasmo in Italia [e ti pareva? N.d.R.] , tanto da affinarne ulteriormente la procedura e dar vita ad una vera e propria tecnica italiana, svilippata da Amarro Fiamberti, basandosi sugli insegnamenti dello stesso Egas Moniz.

La tecnica italiana fu la base da cui partirono gli psichiatri Walter Freeman e il Dottor James W. Watts nell’elaborare una tecnica americana di esecuzione della lobotomia.

Lobotomia in azione

La lobotomia, già denunciata da molti medici come pratica cruenta al culmine del suo successo, cadde in disuso con l’avvento della Clorpromazina, un farmaco neurolettico. Il primo paese a bandire la lobotomia fu l’Unione Sovietica già nel 1950 in quanto considerata pratica che violava ogni forma di diritto dell’essere umano. Negli anni ’70 gran parte delle nazioni aveva messo al bando la procedura.

La lobotomia, o meglio, una sua versione “light” è usata ancora oggi su pazienti affetti da epilessia con farmaco resistenza.

Trapanazione

Alias, craniotomia, si parla della forma più antica di cura delle malattie mentali (se ne hanno tracce sin nella preistoria) e, in alcune forme estremamente deviate di medicina alternativa, sopravvive ancora oggi nella pratica dell’autotrapanazione, ovvero la trapanazione volontaria.

La trapanazione è un’antica procedura chirurgica e lo dimostra il ritrovamento di teschi di età millenaria, ognuno forato e scavato al fine di alleviare la pressione craniale e guarire la “follia interiore”.

Trapanazione: footage anni ’20 (poi non dite che non vi vogliamo bene)

La trapanazione sopravvisse, come pratica medica riconosciuta, fino all’invenzione della lobotomia. Lo spettro delle malattie che prometteva di curare erano molteplici: schizofrenia, ansia, psicosi. Persino la possessione demoniaca.

Utica Crib

Nel XIX secolo, ci fu un momento in cui l’atto di costringere in catene un paziente psichiatrico fu considerato crudele. Persino dagli psichiatri. Rimaneva però l’esigenza di limitare i movimenti del soggetto affinché non facesse del male a se stesso o agli altri. “Utica Crib“: problema risolto.

Soluzioni per dormire.

La culla di Utica prende il nome dall’Utica Psychiatric Center di New York.

Era un letto normale con uno spesso materasso sul fondo, delle doghe sui lati e un coperchio incernierato che poteva essere bloccato dall’esterno. Aveva diciotto pollici di profondità, sei di lunghezza e tre di larghezza. I medici lo utilizzavano per controllare e calmare i pazienti fuori controllo.

Testato per voi.

Nonostante l’uso della crib fu criticato dalla comunità scientifica, i pazienti testimoniavano di ricevere grandi benefici a livello terapeutico. Almeno, così raccontarono i medici dell’Utica Psychiatric Center. Certo, tralasciando i crampi dolorosi da cui erano colti i malati dopo qualche ora in totale costrizione.

Terapia del coma indotto con l’insulina

Il cinquantennio che va dai primi del ‘900 alla metà degli anni ’50 fu un periodo particolarmente losco per la psichiatria. Una delle terapie più in voga era indurre nel paziente psichiatrico un coma attraverso iniezioni di grandi dosi di insulina.

Non è vino

Narra la storia che la procedura fu scoperta, quasi per caso, da Manfred Sakel, neurologo ucraino. nel 1933 mentre lavorava come ricercatore presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Vienna, in Austria.

L’ICT (insuline coma therapy) prevedeva la progressiva somministrazione, al paziente schizofrenico, di dosi di insulina, fino a 50, per causargli uno shock ipoglicemico e quindi il coma. Al risveglio i sintomi della schizofrenia sembravano svaniti. Il trattamento poteva durare anche tre settimane, con progressiva diminuzione delle dosi di insulina fino a fine terapia.

Sakel fu candidato al premio Nobel per cinque volte, grazie agli studi sulla schizofrenia ( i primi della storia ad essere condotti con metodo scientifico, almeno per gli standard dell’epoca), ma non vinse mai.

Trattamento dell’Isteria Femminile

Il meglio lo abbiamo tenuto per ultimo.

L’isteria fu considerata una patologia esclusivamente femminile (e, in questo contesto, isteria femminile è in effetti una tautologia) sin dalla notte dei tempi. Le prime testimonianze storiche di questa patologia si possono reperire già nei papiri degli antichi egizi.

Il problema è che sotto la categoria “isteria” trovavano spazio pressoché tutti i comportamenti tipicamente femminili che gli uomini ritenevano inspiegabili: ansia, attacchi di panico, malinconia, svenimenti, nervosismo, eccessivo desiderio sessuale, scarso/nullo desiderio sessuale, insonnia, ritenzione di liquidi, sensazione di gonfiore addominale, irritabilità, perdita di appetito, comportamento sessuale trasgressivo ecc.

Non era un caso che l’isteria venisse diagnosticata con più frequenza nelle vergini, nelle vedove, nelle donne non sposate e nelle suore.

Persino Platone, nel Timaeus, non perse l’occasione di discettare su questa condizione prettamente femminile.

Nel Medioevo e nel Rinascimento le cose non migliorarono, in quanto questi sintomi potevano essere associati anche alla possessione demoniaca o alla stregoneria.

Fu solo nel XIX secolo che divenne una patologia “unisex“, pur stimando una stragrande maggioranza di donne affette da Isteria. Si deve attendere il 1952 per la cancellazione definitiva dell’isteria dalle malattie mentali da parte dell’American Psichiatric Association.

Come veniva trattata l’isteria? Qui viene la parte interessante, perché per ogni epoca, troviamo metodi peculiari e bizzarri, eufemisticamente parlando, passando per trattamenti cruenti come la Clitoridectomia, ovvero l’escissione del clitoride, praticata in particolare nel Regno Unito alla fine dell’800; va precisato, per onore di cronaca, che gli inglesi, gente pratica, riservavano lo stesso trattamento agli uomini dediti alla masturbazione.

Prima delle telecamere nascoste di Striscia la Notizia

Tutti i trattamenti per l’isteria, a diversi livelli di invasività, erano accomunati dall’accanimento sulla zona genitale della donna, dalla semplice stimolazione manuale della vagina, fino a vere e proprie masturbazioni o penetrazioni della paziente fino a farle raggiungere il “parossismo isterico”.

No comment

Con così tanti possibili sintomi, l’isteria era sempre una diagnosi naturale quando era difficile o impossibile diagnosticare altre malattie. Ad esempio, prima dell’introduzione dell’Elettroencefalografia (EEG), l’epilessia era spesso confusa con l’isteria.

Il problema principale con l’isteria era il suo trattamento; i medici non erano esattamente felici di praticare il “massaggio pelvico” poiché la tecnica era difficile da padroneggiare e a volte potevano occorrerci ore per far raggiungere un “parossismo isterico” (orgasmo, dai!) alla paziente.

Da qui lo sviluppo dei primi vibratori e i attrezzi per la stimolazione clitoridea e vaginale. Anche elettrici.

I francesi sono sempre avanti.

Negli anni ’80 il Movimento Femminista fece suo il termine “Hysteria”, attribuendo ad esso non il significato di patologia, ma di “ribellione” delle donne che, nel corso della storia si sono ribellate all’uomo e alle regole del patriarcato.

Vari trattamenti

Nella categoria “Varie“, menzioniamo vari trattamenti adottati da singoli psichiatri che il più delle volte erano puro esercizio di sadismo, senza alcun fondamento e senza alcuna finalità terapeutica.

La maggior parte di questi metodi, meno famosi dei precedenti ma non sfuggiti alla memoria della Storia, si concentrano essenzialmente tra il 1700 e il 1950, ovvero dalla nascita della Psichiatria come branca della Medicina e l’avvento degli psicofarmaci.

  • Salassi. Praticati sia con le sanguisughe che con un’incisione, era una pratica comune del XVIII secolo per una varietà di disturbi. Benjamin Rush, riconosciuto come il padre della psichiatria americana, usava il salasso nel trattamento di persone con malattie mentali. Il salasso comportava la perdita di grandi quantità di sangue dal paziente, lasciandolo esaurito, esausto e ovviamente anemico. Anche la trasfusione di sangue fu tentata come trattamento, a volte usando sangue animale.
  • Catene. Le catene, i ceppi e le catene restrittive erano assai popolari nei secoli XVIII e XIX, sebbene il loro uso risalga a molto prima.
  • Ruota cava. Alla fine del XVIII secolo, lo psichiatra tedesco Johann Reil inventò una ruota cava terapeutica. Il paziente era collocato all’interno e lui era lasciata la scelta: rimanere immobile o correre avanti o indietro. Per 36 ore. Teoricamente, questa attività doveva generare nel paziente un comportamento finalizzato al raggiungimento di un obiettivo, con la speranza che tale attività forzata lo portasse fuori dal suo mondo pieno di allucinazioni. (in realtà era tipo un topo che correva sulla ruota)
  • Purganti. Molti, incluso il già citato Rush, hanno impiegato le purghe come trattamento. Rush credeva che l’epurazione potesse curare la malattia mentale espellendo elementi nocivi dal corpo. Al paziente veniva dato un emetico nella speranza che il vomito conseguente avrebbe espulso le sostanze tossiche dal corpo.

Delle seguenti abbiamo materiale fotografico

Armadi per idroterapia

Idroterapia 1

Il paziente era chiuso dentro un armadio in posizione eretta. All’interno dell’armano erano disposti una serie di aghi da cui fuoriusciva acqua fredda.

Una variante più semplice era una normalissima vasca riempita di acqua e ghiaccio.

idroterapia 2

Sedia tranquillizzante

Il nostro nuovo eroe Benjamin Rush (terza citazione, complimenti!), inventò anche la sedia tranquillizzante.

Da un’idea di Benjamin Rush

Niente di più complesso di una sedia da costrizione realizzata con l’obiettivo di immobilizzare il paziente, rallentandone il flusso del sanguigno e ridurre l’infiammazione del cervello (#dontask)

Sedia Girevole (Whirling Chair)

Utilizzata per lo più come strumento per sedare i pazienti. Il paziente veniva bloccato sulla sedia sospesa e attraverso delle leve il medico o l’assistente la faceva girare vorticosamente.

Meglio di Gardaland.

La teoria alla base di questa tortura è che un paziente sano, durante il trattamento, prova nausea e vomito, mentre il paziente psicotico prova solo un piacevole effetto calmante.

Prima di lasciarci…

In questo breve, ma spero piacevole excursus della Psichiatria degenere della Storia, ho tralasciato, volutamente l’Esorcismo, che in vari periodi storici è andato a braccetto con la Medicina per curare gli affetti da disturbi mentali.

Molte terapie che, con gli occhi di oggi, giudichiamo come inumane e ingiustificabili, nel tempo in cui furono impiegate venivano accolte come avanguardia medica. E se non tutte, la maggior parte di esse furono sviluppate e promosse con il sincero intento di aiutare le persone affette da gravi malattie mentali.

E se siete stupiti che non sia stato citato l’Elettroshock, sappiate che è perfettamente in uso ancora oggi.

Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est.