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BHB (beta-idrossibutirrato): assumere chetoni fa andare in chetosi? Uhm… NO.

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L’idea alla base degli integratori di BHB (beta-idrossibutirrato o acido β-idrossibutirrico) è che, assumendo oralmente chetoni, si possa simulare lo stato di chetosi nell’organismo, favorendo il dimagrimento senza dover seguire una dieta ketogenica -o, comunque, una dieta low-carb.

Dalla guida sul come andare in chetosi, abbiamo appreso che è un’alterazione del metabolismo che avviene quando il corpo esaurisce le riserve di glucosio e il fegato, allo scopo di ricavare energia, inizia a produrlo partendo dai grassi presenti nei tessuti. Un residuo di questo processo metabolico sono i corpi chetonici.

Chetoni endogeni e esogeni

I due principali corpi chetonici prodotti durante la chetosi sono l’acetoacetato e il beta-idrossibutirrato. Vengono definiti “endogeni” perché hanno origine dall’interno del corpo, per la precisione nel fegato.

Per “esogeni” si intende invece ciò che viene prodotto all’esterno e introdotto all’interno del corpo. I chetoni assunti mediante integrazione sono quindi chetoni esogeni.

Va pertanto stabilito se i chetoni esogeni producono i medesimi effetti metabolici di quelli endogeni e, pertanto, chi li assume possa godersi i benefici dello stato metabolico di chetosi senza dover praticare digiuno, intensa attività fisica o una dieta priva di carboidrati.

Se vuoi una risposta breve, concisa, che chiuda l’argomento: NO, non producono l’effetto della chetosi metabolica naturale.

Se invece vuoi saperne di più, con fonti e studi scientifici, continua la lettura. La risposta (ovvero: “NO“) non cambierà, ma almeno saprai il perché.


Gli studi sui chetoni esogeni non mancano

Gli integratori di chetoni esogeni in commercio contengono beta-idrossibutirrato, che per maggiore stabilità chimica viene legato a sali come magnesio, potassio, sodio. Li si trova in forma di polvere o compresse.

L’assunzione di chetoni esogeni è dimostrato essere per lo più sicura (fonte: “Kinetics, safety and tolerability of (R)-3-hydroxybutyl (R)3-hydroxybutyrate in healthy adult subjects” ) e, da un punto di vista strettamente ematico, è in grado di aumentare la quantità di chetoni nel sangue.

In uno studio recente, 2019: “Influence of Exogenous β-Hydroxybutyrate on Walking Economy and Rating of Perceived Exertion.” l’integrazione di 12 gr di beta-idrossibutirrato ha incrementato nei partecipanti i livelli di chetoni del 300%.

Un maggiorato livello di chetoni nel sangue può favorire la chetosi anche senza dover intraprendere un’estenuante dieta cosiddetta chetogenica. secondo uno studio del 2016: “Nutritional Ketosis Alters Fuel Preference and Thereby Endurance Performance in Athletes.

Un altro effetto di una maggiore concentrazione di chetoni nel sangue sembra essere quello della soppressione dell’appetito. Nello studio: “A Ketone Ester Drink Lowers Human Ghrelin and Appetite” è stato somministrato chetone estere (un tipo di chetone che si usa per la ricerca scientifica, non disponibile per il pubblico) e tra le 2 e le 4 ore dall’assunzione si sono abbassati i livelli plasmatici di grelina (l’ormone responsabile della sensazione di fame).

Fin qui, insomma, sembrerebbe che l’integrazione di BHB presenti solo vantaggi.

C’è un “MA”. E questo MA è il metabolismo

Se limitiamo l’indagine alla sola osservazione, è confermato che l’assunzione di chetoni dall’esterno ne aumenta la concentrazione ematica, può ridurre l’appetito e può ingannare l’organismo facendogli credere di essere in uno stato di chetosi.

Il problema è quando si crede che questo sottile inganno si traduca anche in dimagrimento e perdita di peso. E purtroppo la realtà dice qualcosa di estremamente diverso.

Andare in chetosi, in modo naturale, ovvero attraverso digiuno, intensa attività fisica o dieta low-carb, costringe il corpo a produrre chetoni partendo dal grasso immagazzinato nei tessuti. Tuttavia, se i livelli di chetoni nel sangue diventano troppo alti, il sangue può diventare pericolosamente acido (si consideri che l’acetone è un chetone, seppur presente in percentuali minime).

Per evitare che il sangue diventi troppo acido, l’organismo dispone di un meccanismo di feedback che rallenta la produzione di chetoni se diventano eccessivamente alti. In altre parole, più alti sono i livelli di chetoni nel sangue, meno il tuo corpo ne produce. Di conseguenza, l’assunzione di integratori di chetoni può impedire che il grasso corporeo venga utilizzato come combustibile, almeno a breve termine.

In questa revisione di studi animali (e uno, sugli umani), “The use of nutritional supplements to induce ketosis and reduce symptoms associated with keto-induction: a narrative review.” la conclusione è chiara:

Exogenous ketones promote ketonaemia but may inhibit ketogenesis.

dalla revisione sopra riportata


Ovvero: i chetoni esogeni favoriscono chetonemia ma potrebbero inibire la chetogenesi.

Ulteriori studi confermano quanto sopra: “(D)-beta-Hydroxybutyrate inhibits adipocyte lipolysis via the nicotinic acid receptor PUMA-G.” (2005), “Systemic, cerebral and skeletal muscle ketone body and energy metabolism during acute hyper-D-β-hydroxybutyratemia in post-absorptive healthy males.” (2015), “Metabolism of ketone bodies during exercise and training: physiological basis for exogenous supplementation.” (2017)

Usando il buon senso, inoltre, i chetoni, in sé, sono una fonte energetica. Introducendoli dall’esterno si aggiungono calorie (4 calorie al grammo). Non necessariamente un grande affare se si vuole dimagrire.

Inoltre, per essere confezionati, i chetoni devono essere legati ad uno o più sali minerali, come il potassio o il sodio. L’integrazione di chetoni porta fisiologicamente l’innalzamento dei valori di questi sali.

Nel 2017, su Frontiers in Physiology, è stato pubblicato uno studio omnicomprensivo sul metabolismo dei chetoni esogeni negli umani: “On the Metabolism of Exogenous Ketones in Humans“. I supplementi di chetoni possono aiutare a mantenere la chetosi anche dopo un pasto, ma l’aumento dei livelli di chetoni nel sangue è molto inferiore rispetto quanto si verifica durante un digiuno o un pasto no-carb.


Conclusioni

La chetosi raggiunta con l’integrazione è solo “formale” e “non sostanziale”

L’assunzione di BHB (beta-idrossibutirrato) è in grado di innalzare i livelli ematici dei chetoni. Questo innalzamento, secondo uno studio, può abbassare la produzione dell’ormone Grelina, responsabile dell’appetito.

A fini di dimagrimento, tuttavia, l’organismo presenta dei meccanismi di difesa tali per cui in presenza di elevati livelli di chetoni nel sangue ne cessa la produzione, facendo di fatto crollare lo scopo per cui si assumono chetoni esogeni.

La chetosi raggiunta con l’integrazione è solo “formale”, non sostanziale, quindi: i chetoni assunti con l’integrazione non solo non contribuiscono al dimagrimento, ma possono concretamente impedire al corpo di andare in chetosi naturalmente, e bruciare le riserve di grasso a scopo energetico.

Lucia Del Neri
Lucia Del Neri
La decana del sito. Oltre che a pubblicare direttamente, si occupa della prima revisione dei contributi inviati dai redattori esterni.