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L’Escherichia Coli e la storia (poco conosciuta) dell’Infarto.

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Il ruolo della presenza dei Microbi all’interno del nostro Organismo è da alcuni anni sempre più fonte di interesse da parte di Medici e Ricercatori. Non solo per la sua correlazione con le Infezioni Ospedaliere Multi-Resistenti ma anche per il legame con numerose altre Malattie Umane (metaboliche tipo obesità, diabete, di tipo II, steatosi epatica ecc.; infiammatorie intestinali croniche come morbo di Crohn e colite ulcerosa; ed altre ancora come l’artrite reumatoide, il cancro dello stomaco, l’autismo e/o la depressione).

Parliamo del cosiddetto Microbiota, termine che indica la popolazione di germi che abitano in una cavità dell’organismo a contatto con l’esterno (cavo orale, intestino, vagina ecc.); termine spesso confuso con quello di Microbioma che, invece, indica il patrimonio genetico dei germi stessi. Tra i vari microbiota, quello sicuramente indicato come quello più importante, ma non unico, è quello intestinale, responsabile di molte azioni favorevoli per la nostra Salute allorquando equilibrato ma responsabile di varie malattie e disturbi allorquando a dominarlo sono germi particolarmente pericolosi, tipo il Clostridium Difficile.

Due aspetti particolari correlati a Microbiota e Microbioma Intestinale riguardano da un lato il principale quadro clinico dalla numerose cause che è alla base dello squilibrio batterico, vale a dire la Sindrome dell’Intestino Permeabile, e dall’altro quello del riequilibrio batterico che è alla base del trio prebiotici, probiotici e simbiotici.

Molto vi sarebbe da dire sul ruolo e sulle azioni dei batteri intestinali nel nostro organismo, ma la segnalazione di oggi riguarda la responsabilità proprio di un gene intestinale nella genesi di infarti cardiaci. In particolare il Germe coinvolto è l’Escherichia Coli, germe sì intestinale ma anche il germe più frequentemente causa di infezioni delle vie urinarie. Tale germe, secondo una ricerca italiana recentemente pubblicata sull’European Hearth Journal, parrebbe, infatti, giocare un ruolo importante nella genesi dei trombi (coaguli nel sangue) in grado di ostruire le arterie coronariche. Alla base di tutto vi sarebbe proprio la già citata sindrome da intestino permeabile, che provocherebbe l’ingresso del batterio dall’intestino al sangue, mentre un suo glicolipide della capsula batterica (LPS) si legherebbe ad un recettore, il Toll-like receptor 4 presente sulla superficie di piastrine e leucociti e in questo modo si faciliterebbe la trombosi. La ricerca ha valutato l’attivazione piastrinica e la concentrazione di capsula batterica nei trombi di 50 pazienti colpiti da infarto e l’hanno confrontata con quella di 50 pazienti con angina stabile e di 50 soggetti di controllo. I Pazienti colpiti da infarto hanno presentato una concentrazione di batteri significativamente più importante rispetto a quella degli altri due gruppi, risultando inoltre tale batterio individuato nel sangue (E. Coli) essere proprio di origine intestinale.

Tali conclusioni, se confermate da ulteriori evidenze, potrebbero aprire nuovi scenari nella prevenzione e nella cura dell’infarto miocardico.

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Giancarlo Giuliani
Giancarlo Giuliani
Medico Specialista in Medicina Interna e Formatore per le Professioni Sanitarie - Lavora in Reparto medico ad indirizzo Geriatrico - Esperto di Diagnostica Vascolare e Terapie Non Farmacologiche.
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