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Il caldo estivo rende il nuovo coronavirus meno aggressivo? Sì. Ma meno di quanto si pensi [Studio]

È opinione comune che con l’arrivo della bella stagione, il sole, temperature più alte e più ore della giornata passate all’aria aperta, i virus perdano potenza fino ad azzerare il loro potenziale di contagio. Non a caso si definisce la comune influenza come “stagionale”. Ma può lo stesso principio applicarsi al SARS-CoV-2, responsabile del COVID-19? Un nuovo studio cerca di rispondere a questo dubbio.

Introduzione

Alcuni virus mostrano un comportamento stagionale. I casi di influenza, ad esempio, hanno un picco durante l’autunno e l’inverno. Ci sono varie ragioni per giustificarne la stagionalità, inclusi fattori biologici legati al virus, nonché fattori sociali e ambientali.

La stagionalità del virus dell’influenza genera la speranza che lo stesso possa valere per il nuovo coronavirus, SARS-CoV-2, e che i casi di contagio del virus possano quindi diminuire durante i mesi estivi.

In effetti, i dati di laboratorio suggeriscono che SARS-CoV-2 sopravvive per un periodo più breve a temperature più elevate (Fonte: “Stability of SARS-CoV-2 in different environmental conditions“, The Lancet). Tuttavia, l’effetto della temperatura sulla trasmissione del virus nel mondo reale non è ancora chiaro.

Oltre alla temperatura, anche i raggi UV (più intensi nei periodi estivi) presentano un potente effetto sugli agenti virali. In ambiente clinico, vengono usate specifiche lunghezze d’onda della luce UV, note come UV-C, per disinfettare le superfici in laboratori e ospedali.

Lo studio: “Maximum Daily Temperature, Precipitation, Ultra-Violet Light and Rates of Transmission of SARS-Cov-2 in the United States

Pubblicato il 30 Maggio sul Journal of Clinical Infectious Diseases è disponibile gratuitamente, in full text, seguendo questo link.

I ricercatori del Mount Auburn Hospital di Cambridge (U.S.A.) hanno analizzato l’impatto di questi fattori (temperatura e raggi UV) sulla velocità di trasmissione del virus in condizioni reali. Oltre all’indice UV e alla temperatura, i ricercatori hanno considerato l’effetto dei livelli di precipitazioni sul tasso di contagio, utilizzando i dati del numero di casi COVID-19 che si verificano negli Stati Uniti.

Le conclusioni sono che la temperatura e i raggi UV hanno entrambi un modesto impatto sulla trasmissione, mentre apparentemente le precipitazioni non ne hanno.

Base dati

I ricercatori hanno incrociato i dati del contagio negli Stati Uniti dal 22 Gennaio 2020 al 3 Aprile 2020 usando la board dell’Università di Hopkins con i dati meteorologici (temperatura, UV index e precipitazioni) americani dello stessa finestra temporale estrapolabili dal National Centers for Environmental Information.

Il team ha quindi delineato correlazioni tra i dati utilizzando l’analisi di regressione, un metodo statistico che stima le relazioni tra le variabili. Sebbene studi precedenti avessero già esaminato l’effetto della temperatura e della luce UV sulla SARS-CoV-2 in laboratorio, questo è il primo studio a valutare l’impatto di questi fattori sulla trasmissione del virus nella comunità.

Risultati

L’analisi ha rivelato che tassi più bassi di COVID-19 erano associati a temperature più calde, ma solo fino a 11 °C. Temperature più calde, oltre gli 11 °C, non sono associate a una significativa riduzione della trasmissione della malattia.

Anche l’UV-index ha presentato un’associazione significativa, anche se assai modesta, con il numero di casi, mentre le precipitazioni (pioggia, neve) non hanno mostrato alcun impatto sulla trasmissione virale.

I ricercatori hanno scoperto che il tasso più basso di nuovi casi si è verificato quando la temperatura, 5 giorni prima, era superiore a 10 °C. Il modello ha prodotto i più alti tassi di infezione quando questa temperatura è scesa sotto i -1 °C.

Questi risultati suggeriscono che potrebbe esserci un aumento della trasmissione della malattia negli Stati Uniti durante l’autunno. Applicando i risultati anche qui, al di là dell’Atlantico, è chiaro come sia plausibile attendersi nuove ondate di contagio con i primi freddi e che già adesso sia consigliato continuare ad osservare protocolli di protezione personale, igiene e distanziamento sociale.

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John Dimi
John Dimi
Editore e divulgatore scientifico. Oltre che contributor diretto per il sito, si occupa di fact checking e revisione delle bozze. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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