Scienza Maledetta

Come il Milgram Experiment. Ma con un cane. (1972)

Ultimo aggiornamento: 3 Agosto 2020

Lo scetticismo con cui gran parte del mondo scientifico accolse i risultati del Milgram Experiment sorgeva dall’oggettiva impossibilità di creare in laboratorio uno scenario realistico di obbedienza all’autorità e dalla possibilità -ben più che concreta- che i volontari si fossero accorti della finzione e semplicemente vollero “stare al gioco“.

Questo tuttavia non impedì all’esperimento sull’obbedienza del 1961 di diventare uno dei più famosi della storia della psicologia e, come era prevedibile, ispirare tutta una serie di cloni e variazioni.

L’ultima variazione, in ordine temporale, del Migram Experiment è stata condotta nel 2015, in Polonia. Lo studio: “Would You Deliver an Electric Shock in 2015? Obedience in the Experimental Paradigm Developed by Stanley Milgram in the 50 Years Following the Original Studies” presentava invero interessanti caratteristiche: i ruoli di “insegnante” e “allievo” erano ricoperti sia da uomini che donne e ad ogni scarica inflitta l’insegnante riceveva una piccola somma di denaro. Tuttavia, ai partecipanti dello studio fu assicurato che le scariche che avrebbero inflitto non potevano essere letali e fu garantita la possibilità di lasciare l’esperimento in qualsiasi momento. Questo ha reso poco attendibile sia il metodo, sia le conclusioni e non stupisce che la versione polacca sia finita presto nel dimenticatoio e che non abbia trovato neanche uno spazietto sulla voce Wikipedia dedicata alle (tante) repliche dell’esperimento originale.

Serve una vittima vera.

L’idea che i partecipanti del Milgram Experiment -anche a causa di un’interpretazione dell’allievo non certo degna dell’Actor’s Studio– fossero in qualche modo consapevoli che si trattava di una messinscena, convince Charles Sheridan (Università del Missouri) e Richard King (Berkeley University, California) che per rendere genuine le reazioni e le decisioni dei volontari serve una vittima reale.

E questa vittima viene identificata in un cucciolo di cane, un meticcio adottato dai due scienziati.

Nel 1972 prende corpo l’esperimento che sarà documentato nel paper: “Obedience to authority with an authentic victim“.

Vengono reclutati tredici uomini e tredici donne, studenti di psicologia, cui non viene fornito alcun dettaglio dell’esperimento cui prenderanno parte, se non, genericamente, che è uno studio di “grande importanza” per la Scienza.

È bene tener presente un fatto: sono gli anni 60/70, non esiste internet e persino la televisione non è ancora diffusa. C’è l’alta probabilità che questi ventisei poveri cristi non avessero mai neanche sentito parlare del Milgram Experiment.

La parola d’ordine dell’intero esperimento è: realismo.

Ai ventisei volontari, prima dell’esperimento, viene letta la sinossi di un testo scientifico sulla “Critical Fusion Frequency” nei cuccioli. Il fine del test è quello di misurare la capacità di un cucciolo di distinguere una luce fissa da una lampeggiante. E, attraverso scariche elettriche di intensità crescente, migliorarne la capacità di riconoscimento.

Come si svolge l’esperimento

“in nome della scienza”

Il cucciolo di cane viene legato, gli vengono applicati degli elettrodi all’addome e messo in una gabbia dotata di pavimento elettrificato. Di fronte gli viene posto un’apparecchiatura che emette luci statiche o lampeggianti.

In una stanza adiacente (separata tuttavia solo da un “falso specchio”) il volontario viene posto ad una scrivania dotata di una pulsantiera attraverso la quale infliggere scariche elettriche di intensità crescente al cane in caso di decisione errata da parte dell’animale. Il volontario, attraverso il vetro, può vedere le reazioni del cane.

Le scariche elettriche sono “tarate” affinché, pur provocando reale e intenso patimento al cane, non siano letali. Contrariamente a quanto affermano alcune leggende circolanti questo esperimento, il cucciolo non morirà.

C’è un terzo soggetto coinvolto nell’esperimento, ovvero “E” (Experimentator), che si trova nella stessa stanza del volontario ma non può vedere cosa accade all’interno della camera dove è posto il cucciolo –OCCHIO a questo particolare! Solo il volontario può vedere il cane e le sue reazioni.

Al volontario viene indicato di sottoporre il cane a scariche di intensità crescente ogni volta che sbaglia a riconoscere il tipo di luce. Da evidenziare il fatto che il test è organizzato in modo che il cane non possa mai indovinare.

I risultati

Similarmente al Milgram Experiment, la maggior parte dei volontari continuò a sottoporre l’allievo (cioè, in questo caso, il cane) a shock elettrici di intensità crescente fino a raggiungere il massimo voltaggio consentito.

Le sofferenze, i guaiti e il contorcersi del cane erano reali.

Questo provocò nei volontari disagio, nausea, tentennamenti. Ma alla fine sette uomini su tredici e tredici donne su tredici, portarono l’intensità delle scosse fino al livello massimo. Solo sei (uomini) volontari si rifiutarono di portare a termine il test.

Sheridan e King fecero due osservazioni che, tecnicamente, non erano possibili con l’esperimento originale.

La prima è che la durata dello shock era inversamente proporzionale all’intensità dello stesso: i volontari avevano la possibilità non solo di infliggere la scossa, ma anche di deciderne la durata. A voltaggi più alti, la durata della scossa era di solo qualche frazione di secondo: pur non sottraendosi all’autorità di “E”, i volontari erano ben consci di provocare sofferenza; diminuendo la durata della scossa cercavano in questo modo di ridurre le sofferenze del cane.

La seconda è che ciascuno dei volontari aveva, materialmente, due possibilità di risparmiare al cucciolo quelle sofferenze. Ritirandosi dall’esperimento, come fecero effettivamente sei volontari. Oppure ingannando “E”, dicendogli che il cane aveva preso la decisione corretta e non era necessario infliggergli la scossa. Curiosamente, la metà dei volontari optò in alcuni casi per il secondo tipo di disobbedienza: è evidente che preferissero inquinare i risultati di un esperimento scientifico che contrastare l’autorità di “E”.

Le conclusioni del Milgram Experiment, pertanto, trovavano conferma anche in un esperimento similare ma con una reale vittima.

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Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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