Scienza Maledetta

Un delfino, una donna… e l’LSD [1965]

Nell’Estate del 1965, il neuroscienziato John C. Lilly, con il prezioso aiuto della ricercatrice Margaret Howe e sotto l’egida della NASA, volle verificare se i delfini -animali di riconosciuta intelligenza e percezione di sé- con la giusta educazione, sarebbero riusciti a parlare.

Se non conoscete già la storia, è difficile immaginare a che livello le cose andarono storte e fino a che punto degenerarono.

I delfini, intelligentissimi mammiferi… gli manca la parola.

Tutti amiamo i delfini, siamo d’accordo. E siamo anche tutti d’accordo che non vi sia una sola ragione seria al mondo per amarli. Ma li amiamo, anche se pochissimi di noi hanno avuto o avranno mai la possibilità di interagirci personalmente [no, vederne uno da lontano giocare con la palletta in un parco acquatico non vale! N.d.A.], quindi parliamo di un amore a distanza, platonico, intellettuale se vogliamo. Sulla fiducia, aggiungo.

I delfini sono anche e soprattutto dei gran paraculi, nonché geni del marketing.

Prendiamo, ad esempio, i coccodrilli. Nessuno mai posterebbe una foto su Instagram “mentre nuota con un coccodrillo“. Anche perché molto probabilmente quella foto più che su un social network finirebbe sulla Cronaca Nera di un quotidiano locale.

Tuttavia i coccodrilli sono animali coerenti. Ecco com’era un coccodrillo 200 MILIONI di anni fa:

Ed ecco com’è un coccodrillo dei giorni nostri:

Coccodrilli. Animali fedeli a se stessi. Stronzi, per carità. Ma sinceri.

I delfini, invece, nel corso della loro evoluzione, dobbiamo riconoscere che si sono davvero sbattuti per piacerci e farsi amare.

Ecco com’erano i delfini, milioni di anni fa:

Praticamente: SORCI GIGANTI!

Immaginate di nuotare o di prendere il sole su una spiaggia esotica e trovarvi un esemplare di questi mostri di fianco. Roba da rovinare la vacanza e turbare il sonno per anni a venire. Così i delfini, nel corso di migliaia di anni, si sono rifatti l’immagine.

Occhietto vispo, sorriso, aspetto innocuo, pulito, fotogenico.

Animali (mammiferi) intelligentissimi, appunto. Tanto intelligenti che Douglas Adams, nel suo romanzo più famoso: “Guida Galattica per Autostoppisti” immagina che siano in realtà una razza aliena avanzatissima che gioca e si relaziona con gli esseri umani solo per avere pesce gratis.

Oltre alla spiccata intelligenza, a bagnare i sogni di scienziati e ricercatori è il loro sistema di comunicazione, estremamente sofisticato.

Se sommiamo gli addendi: [topo gigante che si è trasformato in una specie di pesce pur di compiacerci] + [intelligenza] + [elaborate espressioni verbali per comunicare con i simili], la risultante non può che essere uno degli esperimenti sugli animali più controversi e problematici di sempre.

Dr. Lilly’s Dolphin Experiment

L’idea dell’esperimento comincia a farsi largo nella mente dello psicoanalista e neuroscienziato americano John Cunningham Lilly nel 1958 quando, al culmine della carriera, ottiene i finanziamenti federali necessari a creare un Centro di Ricerca all’avanguardia nelle Isole Vergini (U.S.A.). Scopo delle attività del Centro è lo studio dei delfini e delle loro forme di comunicazione tra simili e con l’uomo.

John Cunningham Lilly

I suoi studi -e le sue speculazioni, a dir poco controverse- sull’interazione tra uomo e delfino furono resi pubblici nel best seller: “Man and Dolphin” nel 1961.

Negli anni ’60, l’impossibilità tecnica di studiare e mappare l’attività cerebrale dei delfini nasceva dal fatto che non possono essere sedati. Al contrario degli esseri umani, infatti, la respirazione nei delfini è un atto volontario. Sottoposti a sedazione, muoiono di asfissia.

Il Dr. Lilly, già agli inizi degli anni ’60 -ma sarà un po’ il fil rouge di tutta la sua altalenante carriera- è noto in ambienti accademici per i suoi studi sull’espansione della coscienza, coadiuvata dall’uso di droghe sintetiche come LSD e Ketamina. A lui è accreditata la creazione della prima: “Vasca di deprivazione sensoriale“.

Le ricerche del Dr. Lilly con i delfini, che per i tempi in cui furono condotte erano assolutamente pionieristiche, non sfuggirono alla ricercatrice Margaret Howe Lovatt -che sin da bambina immaginava che gli animali, in un certo senso, avrebbero potuto comunicare con gli umani-, che nel 1964 raggiunse il laboratorio nei Caraibi per conoscere da vicino le attività del Centro e, se gliene fosse stata data la possibilità, collaborare con il ricercatore.

Il Centro ha, in quel periodo, a disposizione tre delfini: Sissy, Pamela e Peter. Quest’ultimo era appena un cucciolo e sessualmente ancora immaturo.

All’epoca, la teoria più accreditata sullo sviluppo del linguaggio umano ipotizzava che i bambini imparassero a parlare attraverso un contatto costante e stretto con le loro madri. “Perché non applicare questo assunto ad un giovanissimo delfino e insegnargli a parlare inglese?” propose il Dr. Lilly alla Lovatt.
Secondo voi la ricercatrice, con raziocinio e buon senso tipicamente femminile, gli rispose: “Si ma tu devi anche tipo finirla con le droghe!“?

Ovviamente NO. E le basi per l’esperimento più demenziale della storia erano appena state gettate.

Siamo nel 1965, e all’interno del Centro è stata allestita un’area in cui Margarett Howe Lovatt vivrà, 24/7, a stretto contatto con il giovanissimo delfino Peter.

Per 10 settimane la giovane ricercatrice condivide con il giovane cetaceo un “appartamento” parzialmente allagato. L’acqua è abbastanza bassa da consentire a Margaret di attraversare le stanze e abbastanza profonda da permettere a Peter di nuotare. La donna e il delfino interagiscono costantemente tra loro, mangiando, dormendo, lavorando e giocando insieme. Margaret dorme su un letto perennemente reso fradicio dall’acqua salata e lavora su una scrivania galleggiante, in modo che il suo compagno di stanza possa richiamarne l’attenzione quando lo desidera.

Le interazioni tra i due ricordano molto quelle che ci sono tra mamma e figlio: giochi con la palla, coccole e premiando il delfino ogni volta mostra espressioni e comportamenti simili agli umani. Talvolta Margaret prova anche ad insegnargli parole semplici.

Dopo qualche tempo sorge un problema. Peter, il delfino, non vede Margaret come una madre. Diciamo che la vede più come una partner, una “compagna di giochi” che non necessariamente includono una… palla. Non solo quella almeno.

Man mano che il giovane cetaceo matura sessualmente, si dimostra sempre meno interessato alle lezioni e più orientato all’ammirazione delle gambe e dei piedi della donna, con una ricerca di contatto fisico che si fa progressivamente più aggressiva e molesta.

I primi tempi, come soluzione, Margaret indossa lunghi stivali di gomma e imbraccia un manico di scopa per tener lontano Peter nei momenti di maggiore eccitazione sessuale. Ottenendo, tuttavia, come risultato un maggior nervosismo e aggressività da parte dell’animale. La ricercatrice decide quindi di lasciarlo libero, per alcuni momenti durante la giornata, di interagire con i delfini femmina del Centro in modo da, diciamo, sfogarsi.

Il Dottor Lilly, tuttavia, insorge. Ai fini dell’esperimento (ricordiamo: insegnargli a parlare inglese) è essenziale che Peter passi tempo esclusivamente con l’essere umano, quindi vengono annullate le ore libere e a Margaret viene imposto di tornare a convivere ventiquattrore al giorno con il delfino.

In italiano esiste un modo di dire specifico per definire l’ordine del Dottor. Lilly (indizio: include il culo degli altri e l’omosessualità).

Tornati nell’appartamento, Peter ricomincia a corteggiare Margaret. Tuttavia [e poi non dite che i delfini non sono paraculi! N.d.R.] cambia completamente strategia di approccio: invece di aggredirla fisicamente, adotta una tecnica più soft, accarezzandole dolcemente le gambe col muso e mostrandole i genitali.

Il colpo di scena è che funziona! La ricercatrice infatti non respinge più le avance del delfino, al contrario lo lascia avvicinare, gli accarezza l’erezione e… serve specificare?

Calmati i bollenti spiriti, Peter ricomincia ad essere collaborativo e obbediente durante le lezioni. Anche se, va precisato, i progressi nell’apprendimento e nello sviluppo di un linguaggio umano sono scarsi se non nulli.

Profilandosi all’orizzonte il fallimento dell’esperimento, il Dottor Lilly cerca di raschiare qualche dato utile da quanto fatto finora. “Che un essere umano possa soddisfare i bisogni sessuali di un delfino è una scoperta storica!“, comunica il dottore alla comunità scientifica, la quale risponde, prontamente e in modo pressoché unanime: “E sti cazzi?

Eppure l’idea che i delfini, se adeguatamente addestrati, riescano a parlare in modo comprensibile agli umani, è ormai un chiodo fisso del Dottor Lilly, il quale richiede ai finanziatori (tra cui la NASA) un altro anno di tempo e ulteriori fondi per riuscire nell’impresa. La somma stimata, tuttavia, risulta troppo esosa perché venga erogata così, sulla fiducia.

Delfini sotto LSD

Lilly tenta un veloce e disperato ALL-IN e prova a tirar fuori qualche risultato allettante per i finanziatori somministrando LSD ai delfini presenti al Centro.

I risultati sono, se vogliamo, interessanti sul piano dell’interazione non-verbale delfino-uomo, ma nulli per quanto riguarda l’apprendimento di forme verbali tipicamente umane.

I delfini cui è stato somministrato LSD diventano logorroici e più comunicativi (tra loro) e più “interattivi” e socievoli con l’uomo.

Sfortunatamente i risultati non convincono i finanziatori e la carriera del Dottor Lilly inizia un rapido declino.


Eredità dell’esperimento

Nel 1963 Sir Arthur Charles Clarke (co-sceneggiatore di “2001 Odissea Nello Spazio, tra le altre cosucce fatte in vita) scrisse un racconto per bambini, “Dolphin Island“, ispirato proprio alle ricerce di Lilly con i delfini.

Negli anni 70 le settimane di isolamento del delfino Peter con la ricercatrice non sfuggirono al mensile per adulti Hustler Magazine che pubblicò l’articolo: “Interspecies Sex: Humans and Dolphins”

Hustler Magazine.

La storia ispirerà nel 2014 un documentario per la TV, prodotto da BBC Science: “The Girl Who Talked to Dolphins” (54 min).


Fonti:

HOW DOLPHINS ON LSD SHAPED THE SEARCH FOR EXTRATERRESTRIAL INTELLIGENCE (HTML, Eng)
The Dolphin who loved me (HTML, Eng)
Dr. Lilly’s Dolphin Experiment (HTML, Eng)
Quando le balene camminavano (HTML, Ita)

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Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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