Salute e Dintorni

Cosa succede nel corpo quando si contrae il COVID-19?

Il nuovo coronavirus SARS-CoV-2, noto anche come 2019-nCoV, è il virus che causa COVID-19 e che si sta diffondendo in tutto il mondo causando il panico in quasi tutti i paesi. Con un tasso di mortalità che varia dall’1% al 2% nei pazienti giovani, ma circa il 5% -8% nei pazienti anziani e malati, è in grado di danneggiare, oltre ai polmoni, diversi organi nel corpo umano.

POLMONI

Nella maggior parte dei pazienti, il COVID-19 si sviluppa come malattia polmonare poiché il virus è di tipo respiratorio, proprio come altri coronavirus. In genere viene trasmesso da una persona ad altre attraverso goccioline respiratorie, spesso prodotte durante la tosse. Il primo sintomo è l’innalzamento della temperatura e una tosse secca. Il COVID-19 può evolvere in una polmonite. Si ritiene che oltre l’80% delle persone infette abbia solo un’infezione lieve, mentre il resto sviluppa la malattia in modo grave o critico.

Durante le fasi iniziali dell’infezione, il virus attacca le cellule polmonari, sia le cellule produttrici di muco che quelle ciliate. Il primo produce muco per mantenere umido il tessuto polmonare e proteggere la superficie dell’epitelio polmonare dagli organismi nocivi. Le ciglia eliminano particelle e organismi estranei.

Come la SARS, sembra che il virus che causa COVID-19 colpisca anche le cellule ciliate, che vengono successivamente liberate per riempire le vie aeree di liquido infiammatorio e detriti, causando polmonite bilaterale e respiro corto.

A questo punto, il sistema immunitario viene attivato, rilevando la presenza del virus. Il polmone si riempie di cellule immunitarie che rimuovono le cellule danneggiate e riparano il tessuto polmonare. Questo di solito è un processo attentamente regolato che mantiene il danno localizzato nelle aree infette. Tuttavia, a volte un sistema immunitario iperattivo provoca più danni che benefici e i polmoni diventano ancora più congestionati dal liquido.

Il terzo stadio inizia con l’aumento del danno polmonare e, infine, l’insufficienza respiratoria in alcuni pazienti o la lesione polmonare residua in alcuni sopravvissuti. Il caratteristico aspetto a nido d’ape dei polmoni in una persona con grave infezione da COVID-19 ricorda da vicino quello prodotto dal virus SARS. Si ritiene che ciò sia dovuto a “buchi” nel tessuto polmonare causati da un’eccessiva attività immunitaria, con conseguenti cicatrici che proteggono i polmoni da ulteriori danni ma aumentano anche la rigidità polmonare.

I polmoni, lesionati e diventati meno spugnosi, non supportano più un adeguato scambio di gas tra il corpo e l’atmosfera. Lo stato infiammatorio causa l’accumulo di più fluido nei polmoni e rendendoli ancora meno capaci effettuare l’ossigenazione.

INTESTINO

Come il virus SARS, il nuovo coronavirus si lega ai recettori sull’epitelio intestinale, per prosperare all’interno di queste cellule, causando danni all’intestino, dolori addominali e diarrea.

Il virus è stato rilevato all’interno dei campioni di feci di pazienti infetti, il che potrebbe indicare anche una trasmissione feco-orale e sicuramente potrebbe spiegare i sintomi gastrointestinali.

SANGUE

L’attivazione del sistema immunitario può essere associata ad alti enzimi epatici, un basso numero di globuli rossi e piastrine e una diminuzione della pressione sanguigna. Alcuni pazienti sviluppano grave ipotensione con conseguente arresto cardiaco e blocco della funzione renale. Ad oggi non è dato sapere, tuttavia, se queste conseguenze (potenzialmente fatali) sono causate da virus stesso o dalla conseguenze di un maggior rilascio di citochine durante il processo infiammatorio.

Le citochine sono proteine che vengono rilasciate dall’organismo in caso di attacco virale. Fungono da mediatori e strumento di comunicazione tra le cellule del sistema immunitario. Il loro ruolo è quello di distruggere le cellule infette e quindi fermare l’avanzata del virus invasore impedendone la proliferazione.

In caso di grave infezione da coronavirus, il rilascio di citochine può essere eccessivo, provocando un’uccisione disordinata e indiscriminata di cellule, anche quelle sane. Ciò può causare gravi infiammazioni e indebolimento dei vasi sanguigni polmonari, che letteralmente “sanguinano” negli alveoli polmonari o nelle sacche d’aria.

Le citochine colpiscono anche il cuore e altri vasi sanguigni, causando una riduzione dell’apporto di sangue a più organi, che a sua volta provoca gravi danni a livello sistemico. Il risultato finale nei casi più critici è l’insufficienza multiorgano, causata dall’eccessiva attività delle citochine e dall’azione del cuore indebolita che compromette l’afflusso di sangue al resto del corpo. Pertanto, le citochine sono altrettanto o più importanti del virus stesso nel generare danni ai tessuti di polmoni, fegato, milza e reni.

FEGATO

Il normale, e ben più che abbondante, afflusso di sangue garantisce un facile ingresso per il coronavirus nel fegato . Una volta infettata, la funzionalità epatica è compromessa. Il fegato è il più importante tra tutti gli organi (sì, probabilmente più del cervello e del cuore), avendo cura di disintossicare, in continuazione, migliaia di sostanze dal nostro cibo, accumulando vari nutrienti per le esigenze del corpo e creando bile per aiutare l’assorbimento dei grassi.

I danni al fegato possono essere rapidamente compensati dalla generazione di nuove cellule epatiche, il che rende il fegato estremamente duro e resistente alle lesioni. Con la nuova infezione da coronavirus, il danno epatico provoca la fuoriuscita degli enzimi epatici nel sangue; questa potrebbe essere una conseguenza diretta o collaterale causata dalla violenta risposta immunitaria.

RENI

Come nelle precedenti epidemie di SARS e MERS, il 2019-nCoV provoca anche lesioni renali acute in alcuni pazienti, sebbene ciò sia raro. Raro, ma anche fatale. Il virus sembra attaccare i tubuli renali, non selettivamente, ma causando bassa pressione sanguigna, sepsi o disturbi metabolici.

Alcuni farmaci utilizzati per la cura dei sintomi possono anche scatenare lesioni renali, mentre nei casi più gravi la co-responsabileè l’iperproduzione di citochine causata dall’intensa infiammazione. Il danno multiorgano, la ventilazione meccanica prolungata e gli antibiotici potrebbero anche essere potenziali fattori che innescano l’insufficienza renale.

In conclusione

Non ci troviamo di fronte ad una “influenza solo un po’ più grave“. Il 2019-nCoV si trasmette molto facilmente, impatta sull’organismo in modo significativo e, in alcuni casi, può essere letale.

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Lucia Del Neri
Lucia Del Neri
La decana del sito. Oltre che a pubblicare direttamente, si occupa della prima revisione dei contributi inviati dai redattori esterni.
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