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Benetton, il rapporto con i Mapuche e l’operato in Patagonia

L’attività dei Benetton a est della Cordigliera delle Ande ha inizio nel 1991 con l’acquisto di Compañía de Tierras Sud Argentino S.A., azienda proprietaria di una vasta area di terreno della Patagonia. 

Una compravendita la cui legalità è stata ratificata nel 2001 da un Tribunale argentino: Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. aveva infatti acquistato la terra da un privato, di nazionalità argentina, che ne era legittimo proprietario.

CURIOSITA‘: negli stessi anni in cui privati argentini stavano mettendo in vendita vaste aree della Patagonia, anche gli attori Sylvester Stallone e Christopher Lambert, nonché l’imprenditore americano Ted Turner, si assicurarono generosi appezzamenti di terreno di questa zona.

L’insediamento delle attività produttive, per lo più legate alla pastorizia, ha portato i Benetton ad investire sul territorio, realizzando scuole, finanziando il potenziamento delle infrastrutture esistenti, donando denaro ad associazioni locali. Soprattutto: dando lavoro alle popolazioni locali.

La società, che opera localmente, infatti, investe annualmente in Argentina circa 20 milioni di dollari in stipendi, tasse e acquisti da fornitori locali, reinvestendo tutti i proventi nel territorio argentino, offrendo in questo modo nuove opportunità di lavoro.

Il rapporto con i Mapuche

I mapuche sono un popolo amerindo originario del Cile centrale e meridionale e del sud dell’Argentina. Il termine si usa per denominare l’etnia che comprende vari e diversi gruppi che accomunati dal mapudungun, la loro lingua madre.

Spogliati della proprietà di vaste aree della Patagonia già secoli prima dell’arrivo dei Benetton, nuove infrastrutture e nuove possibilità di lavoro hanno tuttavia consentito ai Mapuche di rimanere nei loro territori. Si stima che circa il 70% dei lavoratori della Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. (di proprietà di Edizione Holding, la finanziaria della famiglia Benetton) sia di etnia mapuche.

Un rapporto “simbiotico” quindi, quello tra Benetton e i Mapuche, oscurato da un racconto – spesso inquinato da mera ideologia – distorto dei media che confondono il popolo mapuche con “alcuni mapuche”.

Pur essendo ormai chiaro che il rapporto tra Benetton e i Mapuche dell’area sia pacifico e di mutuo beneficio, in alcuni indios persiste il rifiuto del concetto di proprietà privata, che oppongono il cosiddetto: “diritto ancestrale”.

Cos’è il diritto ancestrale

In altre parole, secondo il diritto ancestrale una terra (o un qualsiasi bene) appartiene a chi l’ha storicamente abitata.
Un diritto immutabile e inalienabile. Che però si scontra non solo con la realtà del diritto civile argentino attuale, ma anche con il fatto che quelle terre sono oggetto di compravendita sin dai tempi delle colonizzazioni. I primi “proprietari”, secondo il moderno concetto di proprietà, di quelle zone furono di origine anglosassone.


La controversia mediatica.

Ci sono stati, negli anni, alcuni tentativi di boicottaggio o occupazione di uno sparuto gruppo di attivisti che lamentano diritto ancestrale sulle terre legalmente detenute dalla famiglia Benetton e non rappresentano in alcun modo il sentimento della maggioranza dei Mapuche.

Per farsi un’idea di come l’attivismo mapuche sia per lo più fatto di azioni di singoli una delle prime notizie di cui si abbia traccia nelle cronache riguardò Atilio Curiñanco e Rosa Nahuelquir, che nel 2001 occuparono senza autorizzazione 385 ettari di terra appartenenti alla Compañía de Tierras Sud Argentino S.A. affermando il possesso ancestrale e storico dei territori della Patagonia. I Curiñanco rimasero per 39 giorni, per poi essere costretti ad allontanarsi dopo aver ricevuto l’ordine di abbandonarle da parte delle forze di polizia locali.

Da parte di un certo tipo di stampa questo, e altri eventi, sono stati l’assist per scagliarsi, per lo più ideologicamente, contro la multinazionale di turno: la classica strumentalizzazione a scopo politico che distorce la realtà e la plasma a suo piacimento nel tentativo di influenzare una fetta di opinione pubblica prona a dar ragione a chi urla più forte.

Da un lato quindi vi è una piccola parte di un popolo altrimenti pacifico e integrato nelle attività Benetton in Patagonia che vanta un diritto ancestrale; dall’altro vi è un’azienda che afferma il diritto di lavorare su un territorio acquistato legalmente, finendo al centro di una diatriba storico-culturale che perdura dal 1800, da quando l’Argentina ha dichiarato l’indipendenza dalla Spagna.

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Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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[…] Benetton il rapporto con i Mapuche e l’operato in Patagonia […]

[…] diritto storico su queste terre, senza tuttavia rappresentare il punto di vista di un popolo. Anzi, i Mapuche in queste terre continuano a vivere e lavorare in modo pacifico, con i Benetton che ogni anno investono in Argentina circa 20 milioni di dollari tra stipendi, […]

Roberto

Mi viene da chiedere se possa sussistere un termine di paragone del loro diritto ancestrale con il diritto che, chi ha vinto la seconda guerra mondiale, ha esercitato per far nascere lo Stato di Israele. Perchè Israele si ed i Mapuche no? Anche i palestinesi che vivono in Israele riescono, anche se si occupano dei peggiori lavori, a barcamenarsi rispetto ai palestinesi che vivono nei territori occupati.