Economia e Lavoro

Minimalismo Digitale ed “economia dell’attenzione”: il nuovo saggio di Cal Newport.

Ultimo aggiornamento

L’era in cui viviamo è frenetica. Con uno smartphone in mano, anche solo stando fermi o seduti, veniamo bombardati da input pressoché impossibili da seguire tutti contemporaneamente: i nuovi meme di Facebook, le foto di Instagram, le News selezionate in base ai nostri interessi, banner pubblicitari, i nuovi post dei nostri blogger preferiti, Youtube ci invia continuamente video che potrebbero piacerci, Amazon fa puntualmente capolino per segnalarci che quel tostapane domotico wi-fi bluetooth a cui sei tanto interessato adesso è in offerta lampo.

Compra subito! Guarda subito! Commenta subito! Condividi subito! Leggi subito!

E’ l’era del “fai qualcosa, ma fallo adesso perché tra 2 minuti sarebbe un’azione obsoleta“.

Se i tempi moderni fossero un paziente, forse non gli sarebbe diagnosticata la schizofrenia, ma non uscirebbe dallo studio del medico senza quantomeno un sospetto di essere affetto da bipolarismo. Perché da un lato è un’epoca che premia la produttività, il successo, l’abnegazione al conseguimento di obiettivi, dall’altro bombarda l’individuo di stimoli visivi, auditivi, piccole scariche elettriche per l’Ego. In poche parole: distrazioni, che minano la capacità di gestire il tempo e i propri spazi.

Siamo agli inizi degli anni ’70. Michael Ende è uno scrittore tedesco ancora alla ricerca dell’ispirazione che lo porti a scrivere il romanzo della vita (che poi, come molti sanno, sarà “La storia infinita“, del 1979). Fino a quel momento la vita dello scrittore non è stata facile. Al di là della perdita dei genitori, vivo è ancora in lui il ricordo della Seconda Guerra Mondiale, che lo vide combattere, ancora minorenne, in prima linea fino alla fine del conflitto.

Ed è nel 1973 che lo scrittore ha un’intuizione, geniale, che rivista con gli occhi di oggi ha del profetico: il valore più grande di un uomo è il tempo. Da questa idea nasce il romanzo: “Momo“, ad oggi da molti considerato qualitativamente superiore al suo più famoso romanzo.

I “villain” del romanzo sono i Signori in Grigio, che si presentano al villaggio di Momo come consulenti, desiderosi di aiutare le persone a gestire al meglio il loro tempo. Creano a tal fine una Banca Del Tempo, in cui le persone possano conservare le ore avanzate dal lavoro. La sete di aver sempre più tempo in Banca, costringe le persone a lavorare e sottrarre sempre più tempo agli affetti e agli interessi. I signori in Grigio sanno bene il valore del tempo e, metaforicamente, lo rubano alle persone e lo trasformano in “orefiori” (diciamo una specie di tabacco) che poi si fumano allegramente.

Per sua sfortuna (o fortuna?) Michael Ende morirà nel 1995, e non assisterà all’avvento di Internet così come lo conosciamo oggi, con i social, con gli smartphone, con le geolocalizzazioni, con mille app che non servono a nulla.

In poche parole, già 40 anni fa ci fu chi, profeticamente, aveva ipotizzato che la vera moneta di scambio sarebbe stata un giorno il tempo.

Lo scenario, quello attuale, in cui opera Cal Newport, Professore associato di informatica alla Georgetown University e noto saggista su argomenti inerenti le nuove tecnologie e la gestione del tempo (il più famoso dei quali è certamente “Deep Work“), è certamente più caotico di quello in cui nacque il capolavoro di Michael Ende. Ed è proprio per questo che -sempre che si sia ancora in tempo- bisogna invertire la rotta, ovvero il rapporto troppo stretto e dipendente che abbiamo con la tecnologia.

Lo smartphone è diventato ormai il nostro personale Signore In Grigio. Promette maggior produttività, promette maggiore cultura, maggiore interazione sociale, ogni anno, ad ogni successiva “nuova versione” si ripresenta con potenziate capacità di calcolo. In cambio chiede solamente sempre più ore del nostro tempo passate a fissarlo e giocarci: per localizzarci, per rubarci informazioni, preferenze e gusti, per condividere notizie di cui non ci interessa, per rendere il mondo reale che ci circonda sempre meno interessante, sempre più superfluo. Cal Newport la chiama: “Economia dell’attenzione“. Il tempo che si passa sullo smartphone si trasforma in denaro, sonante, per una azienda o una società in grado di lucrare sulle tue interazioni con il telefono.

La proposta di Cal Newport, nel saggio: “Minimalismo digitale. Rimettere a fuoco la propria vita in un mondo pieno di distrazioni” è semplice ma fortemente trasgressiva e di “rottura”. Il minimalismo digitale non consiste nel tornare all’età analogica della pietra, anche perché probabilmente non si può (e non si deve) più, bensì nel riconsiderare la tecnologia per quello che deve essere: uno strumento per migliorare la propria vita, non per risucchiarla completamente.

Il saggio di Cal Newport, che tocca temi importanti quali la gestione del tempo, la monetizzazione della nostra attenzione da parte delle società tecnologiche, è in ITALIANO, ed è il primo saggio tradotto e inserito nella collana “Ottantaventi” (ROI Edizioni) curata da Andrea Giuliodori.

John Dimi
John Dimi
Editore e divulgatore scientifico. Oltre che contributor diretto per il sito, si occupa di fact checking e revisione delle bozze.