Alimentazione

[Studio] Cibi confezionati più sani non frenano l’aumento dell’obesità (anzi!)

Una recente ricerca ha messo a confronto i cibi confezionati, inclusi i cosiddetti “performance meal”, o cibi funzionali, di 12 nazioni e ne ha stilato una classifica qualitativa. I risultati? Sul podio UK, USA e Australia, ovvero le nazioni in cui i cibi confezionati presentano valori nutritivi migliori. Eppure, sono anche le tre nazioni che, negli ultimi anni, vedono dilagare il problema dell’obesità. Com’è possibile?

Le dodici nazioni i cui cibi confezionati sono stati analizzati dai ricercatori sono: Australia, Canada, Cile, Cina, India, Hong Kong, Messico, Nuova Zelanda, Slovenia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti. Oggetto di studio i valori nutrizionali dichiarati in etichetta.

I ricercatori del George Institute for Global Health australiano a Sydney hanno esaminato più di 400.000 prodotti alimentari e bevande provenienti da 12 paesi e territori in tutto il mondo.

Ogni alimento è stato classificato utilizzando il sistema di valutazione “Health Stars” attivo in Australia. Il sistema misura i livelli di nutrienti come calorie, sale, zucchero, grassi saturi, proteine, calcio e fibre. A ciascun cibo viene quindi assegnata un rating che parte da mezza stella (meno sano) fino ad arrivare a cinque stelle (più sano).

Complessivamente, i prodotti alimentari e le bevande del Regno Unito hanno ricevuto 2,83 stelle. Gli Stati Uniti hanno segnato 2,82 e l’Australia è arrivata a 2,81 stelle.

Ultima in classifica l’India, con un inquietante 2.27. Cina penultima, con 2.43. Curiosamente, la Cina è la nazione migliore per qualità di bevande (2.9), ma a trascinarla nella zona bassissima della classifica è stata la bassa qualità nutrizionale dei cibi (2.37).

La ricerca, “A comparison of the healthiness of packaged foods and beverages from 12 countries using the Health Star Rating nutrient profiling system, 2013–2018“, è stata pubblicata sulla rivista Obesity Reviews.

Problema: le nazioni che si sono posizionate ai vertici della classifica sono anche le nazioni che negli ultimi anni stanno vedendo salire vertiginosamente le percentuali di persone affette da obesità. Com’è possibile?

CULTURA alimentare non significa EDUCAZIONE alimentare

Non stupisce molto che le nazioni più ricche dispongano di cibi (confezionati) e bevande qualitativamente migliori. Maggiore cultura dell’alimentazione porta i produttori di cibi confezionati a tarare i loro prodotti in base al fabbisogno calorico, vitaminico e nutriente per rispondere ai bisogni del mercato. Ma se questo non corrisponde, nel consumatore finale, ad un’educazione adeguata dal punto di vista alimentare, questi cibi finiscono per essere solo una delle tante fonti caloriche assunte durante la giornata.

Altro aspetto da tenere in considerazione: se è anche vero che i cibi confezionati dei paesi più ricchi sono qualitativamente migliori, non possono comunque competere (o sostituire) cibi integrali, naturali, non processati. Se l’aumento di cibi confezionati corrisponde ad una diminuzione di consumo di cereali integrali, verdure fresche, frutta e proteine da fonti non elaborate, nel medio lungo periodo la salute rischia comunque una seria compromissione.

Inoltre: c’è il rischio che i cibi confezionati, pur di alta qualità (molti cibi confezionati vengono definiti: “gourmet“, “boutique“, “Funzionali” ecc.), vengano considerati “SANI” a prescindere, quando in realtà dovrebbero essere considerati “il male minore” rispetto al non consumare cibi integrali e meno elaborati possibile. Insomma, l’etichetta di “cibo sano”, in aggiunta alla facilità con cui possono essere acquistati e consumati, rischia di diventare un’autoassoluzione a consumarne il più possibile.

Tornando all’educazione alimentare citata in apertura di paragrafo, in molti casi questi cibi confezionati non rappresentano che una percentuale dei cibi assunti durante la giornata. Molti li assumono per convenienza, sia economica che temporale, ma per quanto più sani di altre alternative, non lo sono in assoluto: spesso includono alte quantità di eccipienti, conservanti, edulcoranti e prima della messa in vendita subiscono molteplici processi industriali.

John Dimi
John Dimi
Editore e divulgatore scientifico. Oltre che contributor diretto per il sito, si occupa di fact checking e revisione delle bozze.