Salute e Dintorni

[Studio] Come le vibrazioni cambiano il microbioma riducendo le infiammazioni

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I benefici delle pedane vibranti

Celebri dalla fine degli anni ‘90, le pedane (o piattaforme) vibranti, diffuse come dispositivi di allenamento fitness passivo, hanno la capacità di indurre la vibrazione di tutto il corpo (WBV -whole body vibration).
In passato è stato studiato il rapporto tra la WBV e l’aumento del dispendio energetico (EE – Energy Expenditure) su esercizi singoli a breve termine o serie di esercizi singoli.

L’odierna pratica dell’allenamento WBV per il fitness si basa sull’esecuzione di più esercizi durante una sessione di allenamento in un arco temporale di almeno 20 minuti.
Durante la sessione ci si trova su una piattaforma che in genere vibra a una frequenza di 15–70 Hz e un’ampiezza di 1–10 mm.
I risultati hanno mostrato che, nella sessione di allenamento complessiva di 20 minuti, il WBV ha aumentato sia l’O2 (il consumo di ossigeno) sia l’EE stimato rispetto a nessuna vibrazione di circa il 22% e il 20% rispettivamente. Anche l’equivalente metabolico dell’attività e il tasso di sforzo percepito hanno avuto un incremento.
L’organismo umano ha dimostrato di tollerare bene e adattarsi alla sollecitazione ripetuta, nel breve periodo, alle intermittenze della piattaforma. Per questo i ricercatori hanno classificato il WBV come “metodo di allenamento della resistenza neuromuscolare leggera”.

Nel 2019 è stata pubblicata la ricerca: “Whole Body Vibration-Induced Omental Macrophage Polarization and Fecal Microbiome Modification in a Murine Model” sull’International Journal of Molecular Sciences. Questo studio ha ulteriormente sottolineato i benefici della WBV sull’organismo umano.

WBV e i miglioramenti sulla salute

Il WBV innesca determinati meccanismi in grado di:

  • migliorare non solo lo stato metabolico, ma anche le conseguenze avverse attraverso la polarizzazione dei macrofagi e l’alterazione del microbioma fecale;
  • contrastare alcuni effetti dovuti al diabete di tipo 2, come la minzione frequente e la sete eccessiva;
  • migliorare la densità ossea, la forza, l’equilibrio e le prestazioni muscolari;
  • contribuire alla riduzione del grasso corporeo a lungo termine;
  • migliorare la resistenza all’insulina e il controllo della glicemia.

Come la WBV combatte l’infiammazione

La ricerca è stata condotta dal Dr Jack Yu, capo della chirurgia plastica pediatrica presso il Medical College of Georgia (MCG) e dal Dr Babak Baban, immunologo e preside ad interim per la ricerca presso DCG (Dental College of Georgia).

Il team ha effettuato i test su roditori a rischio di sviluppo di diabete di tipo 2, obesità e insulino-resistenza.
Gli animali sono stati sottoposti a 20 minuti di WBV giornalieri, ad una frequenza di 30 Hz e 3 mm, per 4 settimane.
L’analisi si è poi rivolta ai macrofagi, le cellule immunitarie che intervengono per regolare la salute intestinale e contrastano l’infiammazione (M1 pro-infiammatorie – M2 anti-infiammatorie).

Terminata la fase di test, l’esame delle feci ha rivelato vari cambiamenti a seguito di trattamento da vibrazione WBV.
Un risultato significativo è stato l’aumento di 17 volte di un batterio intestinale, Alistipes, che svolge un compito cruciale nel processo di infiammazione.
Questo batterio è in grado di invertire gli effetti negativi di una dieta sbilanciata nei confronti dei grassi e contribuisce a fermentare il cibo nell’intestino, migliorando il metabolismo.
Ricerche precedenti avevano già messo in luce i bassi valori di Alistipes in pazienti con problemi legati a malattie infiammatorie intestinali e con morbo di Crohn.

Il primo passo verso nuovi esperimenti

I test hanno confermato che il trattamento da vibrazione WBV è in grado di:

  • aumentare i macrofagi M2
  • aumentare chitochine antinfiammatorie (tra cui l’interleuchina-10)

Questi risultati suggeriscono che la WBV sia in grado di modificare il microbiota inducendo una risposta dell’immunità innata e mucosale, che possono incidere sullo stato iperinfiammatorio e diminuirne le conseguenze per il paziente

conclude il Dr Yu.

Nuovi esperimenti occorreranno ora per definire come un’attività passiva, che imita solo l’esercizio senza movimenti attivi, possa indurre effetti positivi così sensibili.

Lucia Fava
Lucia Fava
Copywriter ed esperta di social media marketing, è la responsabile del coordinamento con i revisori scientifici. Si occupa di ricerca fonti e fact checking.