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COVID-19: Quanto deve farci paura la variante Delta (Indiana) del virus?

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2021

Come si scriveva in questa Q&A sulle varianti del SARS-CoV-2 è del tutto normale che un virus, nel tempo, muti. Del virus responsabile del COVID-19, del resto, sono state già isolate migliaia di varianti che però non ne alterano il potenziale di contagio o la pericolosità. Alcune varianti come quella indiana -successivamente ribattezzata “DELTA”, stanno tuttavia causando serie preoccupazioni in ambito politico e scientifico.

La variante Delta

La variante Delta del virus SARS-CoV-2, la B.1.617.2, è stata identificata per la prima volta dagli scienziati nel dicembre 2020 in India. Nell’Aprile 2021, la variante delta è diventata la variante più diffusa che ha causato nuovi casi di COVID-19 in India. Da allora, questa variante è stata segnalata in 80 paesi, secondo l’OMS (Fonte).

Nel Regno Unito, ad esempio, il timore che la variante Delta possa originare un’altra ondata pandemica è elevato, tanto da aver rallentato il processo di allenamento delle restrizioni alle libertà di spostamento dei cittadini (Fonte). Secondo fonti ministeriali britanniche, la variante Delta è al momento la forma dominante nel Paese.

Negli Stati Uniti la variante Delta ha ancora un impatto relativamente basso, ma il 10% dei nuovi casi è attribuibile a questa mutazione del virus.

La preoccupazione principale deriva dalla probabile maggiore trasmissibilità del virus rispetto a mutazioni precedenti. Secondo il paper: “Delta variant: What is happening with transmission, hospital admissions, and restrictions?” (The BMJ, Giugno 2021) presenta un grado di trasmissibilità superiore del 60% e troverebbe un target ideale tra le persone non ancora vaccinate.

Rispetto alla prima forma di SARS-CoV-2 isolata a Wuhan nel 2019, quindi, ne rappresenta una versione più sofisticata.

Sintomi differenti rispetto alle varianti finora affrontate

Le analisi di dati relativi ai pazienti britannici indicano che i sintomi più comuni del COVID-19 causato dalla variante indiana sono: mal di testa, infiammazione delle vie aeree (gola in primis) e rinorrea.

Potrebbero sembrare sintomi di basso rilievo, certo. A differenza delle primissime varianti, non si segnalano febbre alta, tosse secca e perdita del senso del gusto. Ma è ciò che rende questa variante più subdola, perché potrebbe indurre la maggior parte delle persone a sottovalutare l’infezione e contribuire al contagio.

Rischio, concreto, di una terza ondata

Maggiore potenziale di contagio e sintomi trascurabili dalla maggior parte delle persone (ma non per i più fragili, che potrebbero vedere il proprio quadro clinico aggravarsi velocemente), portano all’ipotesi che la variante Delta potrebbe causare una “terza ondata” di contagi.

Fonti governative britanniche hanno esteso un comunicato in cui esprimono grave preoccupazione per la diffusione della variante Delta, tanto da rimandare di 4 settimane la sospensione delle limitazioni di circolazione in UK.

Per fortuna gli attuali vaccini presentano una discreta efficacia contro la variante Delta

Proseguire la campagna vaccinale, assicurando la seconda dose ai soggetti più fragili, è prioritario. Secondo il Dr. Scott Gottlieb, ex commissario della FDA intervistato dalla CBS, i vaccini a mRna come Pfizer e Moderna presentano un’efficacia dell’88% contro la nuova variante, mentre Astrazeneca, J&J e gli altri vaccini che sfruttano l’adenovirus come vettore, un’efficacia del 60%.

Prudenza e proattività rimangono le armi più efficaci

Dal 28 Giugno 2021, in Italia, decadrà l’obbligo di mascherina all’aperto. Ma non significa che il virus è stato sconfitto. Molto ancora si può fare, sia a livello istituzionale, ovvero proseguire e intensificare la campagna vaccinale, sia a livello personale, ovvero tenere sempre a mente la sacra triade della lotta al COVID-19:

  • Mascherina indossata al chiuso e in tutte le circostanze (anche all’aperto) in cui vi sia assembramento o eccessiva vicinanza con altre persone
  • Distanziamento sociale, anche al chiuso, come supermercati, bar ecc.
  • Igienizzazione frequente delle mani

La lotta al SARS-CoV-2 non è terminata

L’Estate, maggiore libertà di movimento, desiderio di vita dopo 1 anno e mezzo passato in (semi) arresti domiciliari nonché l’efficacia della attuale campagna vaccinale potrebbero indurci a pensare che “il peggio sia passato”. Non è così. Manteniamo ALTISSIMA la soglia di attenzione. Il virus potrebbe mutare ancora (e muterà!) e potremmo ricadere nel baratro del lockdown un’altra volta.

Rispettiamoci, e rispettiamo il prossimo. La guerra non è ancora finita. Che vi piaccia o meno.

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John Dimi
Editore e divulgatore scientifico. Oltre che contributor diretto per il sito, si occupa di fact checking e revisione delle bozze. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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