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Sperimentazione animale: esistono alternative?

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Il punto della situazione sulle alternative alla sperimentazione animale, lo studio di modelli organici e artificiali attraverso cui eseguire test cosmetici, tossicologici, scientifici.

LA POSIZIONE DI VIRTUA SALUTE SULLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

L’esposizione di argomento così dibattuto e controverso richiede che l’autore dichiari, innanzitutto, la sua opinione in merito. La mia posizione, condivisa da tutta la redazione, è che la sperimentazione animale sia, a tutt’oggi, necessaria.

Non siamo indifferenti al dilemma morale che questa materia porta con sé ovvero l’esistenza di esseri viventi “di serie B” che servono alla causa, qualunque essa sia, degli esseri viventi “di serie A”.

Auspichiamo, come tutti, che i progressi della scienza conducano in un futuro non troppo lontano a modelli sperimentali che non richiedono l’uso di animali.

Una protesta lunga 40 anni

La guerra degli animalisti contro la sperimentazione animale dura da oltre 40 anni. Una protesta attiva che si traduce in azioni legali (storica la vittoria giudiziaria del 2012 che ha portato alla liberazione degli oltre 2000 beagle di Green Hill) e campagne mediatiche di sensibilizzazione, amplificate negli ultimi anni dall’avvento dei social network.

La prima campagna contro la sperimentazione è datata 1980, quando sul New York Times del 15 Aprile apparve il seguente advertising:

(FAIR USE: Immagine inclusa a scopo informativo, su contenuto non a scopo commerciale, e a risoluzione più bassa dell’originale.)

La campagna, voluta e pagata dall’attivista per i diritti degli animali Henry Spira (1927-1998), prendeva di mira esplicitamente la Revlon, accusata di testare prodotti di bellezza sugli occhi dei conigli. L’eco mediatica fu tale che la Revlon, seguita a ruota da numerose società del settore cosmetico, investì centinaia di migliaia di dollari per trovare alternative allo sfruttamento degli animali per i suoi test.

La tecnica di comunicazione usata nell’Adv è denominata “Reintegrative Shaming“, ovvero un messaggio volto non all’aggressione o alla colpevolizzazione esplicita del target, ma mirato a suscitare in esso un senso di vergogna.

Quasi 40 anni dopo, esistono alternative e quanti progressi sono stati fatti?

Innanzitutto va fatto un importante distinguo. Anche se la sperimentazione animale evoca di solito immagini di topi e conigli che vengono torturati in nome della bellezza, l’uso di animali nella ricerca – e la ricerca di alternative – si estende ben oltre l’industria cosmetica. Animali come topi e ratti sono ampiamente usati in tossicologia, nello studio delle sostanze chimiche e dei loro effetti su di noi. Gli animali sono anche fondamentali per la scoperta e il test dei farmaci. Nella ricerca biomedica, i modelli animali sono alla base di molti esperimenti che aiutano i ricercatori ad acquisire una completa conoscenza, dal funzionamento dei circuiti nel cervello alla progressione della malattia nelle cellule.

Nonostante la loro importanza in molteplici campi della ricerca scientifica, il trend è quello di ridurre il numero di animali utilizzati nei test. Ciò è dovuto, in parte, alle questioni etiche che stanno orientando una nuova legislazione in diversi paesi.

Ma è anche questione di soldi e tempo: teoricamente eseguire test non sugli animali è più economico e veloce.

Inoltre, per alcuni tipi di ricerca gli animali sono troppo diversi dagli umani per prevedere con successo gli effetti che determinati prodotti avranno sul nostro corpo.

Abbiamo quindi che etica, efficienza e la necessità di modelli più simili all’uomo sono le spinte principali che stanno motivando la ricerca di modelli alternativi a quello animale per la sperimentazione.

Computer e algoritmi

Il primo approccio è sostituire gli animali con gli algoritmi. I ricercatori stanno sviluppando modelli computazionali che analizzano enormi quantità di dati (pregressi) di ricerca per prevedere gli effetti di determinati prodotti su un organismo.

E’ un approccio molto economico, perennemente migliorabile, estremamente rapido. E’ recentissima (1 Aprile 2019 – speriamo non sia uno scherzo) la pubblicazione di uno studio di un modello computazionale che prevede la tossicità su un organismo partendo da un db di pubblico dominio. E non è l’unico studio, nel Luglio 2018 il Bloomberg School of Public Health ha utilizzato un algoritmo di estrazione dati e previsione tossicità ottenendo un successo di previsione dell’87%, mentre la sperimentazione sugli animali avrebbe portato un 80% di successo.

Organ-On-Chip

Anche detti OOC, sono microchip che simulano le attività e la meccanica di interi organi e sistemi di organi. Questi “organi su un chip” sono in genere vetrini rivestiti con cellule umane che sono state configurate per imitare un particolare tessuto o formando piccole strutture che imitano il funzionamento del nostro cuore, fegato, reni e polmoni. Gli sviluppatori sperano che possano introdurre farmaci sul mercato più rapidamente e, in alcune circostanze, forse addirittura eliminare la necessità di test sugli animali.

Eseguire test su queste versioni semplificate e miniaturizzate della nostra fisiologia potrebbe fornire risultati più rilevanti per l’uomo rispetto agli esperimenti su animali. Essenzialmente, potrebbero anche sostituire l’uso di animali interi nelle fasi meramente esplorative della ricerca, quando gli scienziati non hanno necessariamente bisogno di fare test su sistemi completi.

Dopo quasi 10 anni (dei primi OOC si iniziava a parlare nel 2011), almeno per quanto riguarda la ricerca dermatologica, gli OOC e i tessuti artificiali sono oggi una realtà. I modelli di tessuto cutaneo hanno dimostrato di essere piuttosto efficaci e possono fornire informazioni sui cambiamenti acuti e fornire previsioni più realistiche se una sostanza sarà corrosiva e danneggerà la pelle.

L’utilizzo di strutture artificiali nella ricerca è promettente e, con buone probabilità, verrà utilizzata sempre di più.

Cavie Umane

Molti animalisti muovono la seguente obiezione: “Se un cosmetico o un farmaco è destinato all’uso umano, perché non testarlo direttamente su esseri umani volontari?“. Il ché, seppure un po’ estremo, ha anche senso, specie se pensiamo a [inserire, a piacere, categoria di essere umano che ti sta particolarmente antipatica].

Sembra una provocazione, eppure la scienza non ha sottovalutato l’ipotesi. Esistono effettivamente protocolli di sperimentazione sull’uomo, che hanno il potenziale di ridurre l’uso degli animali, che non mettono in pericolo la salute umana. Uno di questi metodi è il microdosing, in cui i volontari ricevono un nuovo farmaco in quantità così minuscole da non avere impatti fisiologici significativi, ma con abbastanza circolazione nel sistema per misurare il suo impatto sulle singole cellule.

Questo approccio si dimostra utile nelle fasi preliminari della ricerca, che prevede di solito il “sacrificio” di centinaia di topi solo per giungere alla conclusione: “No, non funziona“, oppure: “Forse funziona. Forse“.

Il microdosing si è dimostrato abbastanza sicuro ed efficace che molte delle principali aziende farmaceutiche ora lo utilizzano per semplificare lo sviluppo di farmaci.

Sperimentazione Animale: oggi

Nonostante le alternative -e il miglioramento delle stesse- alla sperimentazione animale siano oggetto di studio e, in alcuni casi, anche già implementate, le informazioni riguardo l’attuale utilizzo degli animali in cosmesi e in ricerca scientifica sono un mix di belle e brutte notizie.

Nel settore cosmetico la questione etica ha portato alla consapevolezza che la sperimentazione animale è qualcosa di cui il settore non ha reale bisogno, e le alternative non mancano. Ciò è confermato da Regolamenti come quello emanato dall’Unione europea, che ora vieta la sperimentazione animale su qualsiasi prodotto cosmetico che sia prodotto e venduto all’interno dell’UE.

In altri (e più importanti, rispetto alla cosmetica) campi della ricerca scientifica, i modelli animali forniscono ancora l’unico modo attualmente a disposizione per comprendere appieno i vari e diffusi effetti a lungo termine di un composto, un farmaco o una malattia. Non il migliore in assoluto. Il migliore che abbiamo.

Se è vero che gli OOC possono efficacemente simulare il singolo organo o tessuto, non è ancora possibile simulare un sistema estremamente complesso e, soprattutto, interconnesso come quello umano.

Per quanto riguarda le simulazione computerizzate mediante algoritmi, questi dipendono in larga parte dai dati provenienti da precedenti ricerche sugli animali. Per perfezionare questi algoritmi, si necessita di ulteriori dati grezzi, che possono essere ricavati solo dalla ricerca animale.

La risposta alla domanda iniziale, “esistono alternative alla sperimentazione animale?“, nel momento in cui scriviamo, è: Sì, e No.

Una maggiore consapevolezza etica da un lato, l’esigenza di avere modelli di studio più economici, veloci e realistici dall’altro, stanno stimolando la ricerca di alternative, ma al momento per gli studi più complessi, che richiedono test su organismi completi, la Scienza non è ancora pronta per emanciparsi del tutto dalla sperimentazione animale.

Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.