Scienza Maledetta

Edwin Katskee: il diario della morte (1936)

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Una storiella (reale) breve, come si addice al periodo estivo che stiamo finalmente godendoci in totale libertà di movimento. #fuckcovid19. Il Dottor Edwin Katskee, Nebraska, si iniettò volontariamente un’altissima dose di cocaina allo scopo di documentarne, minuto dopo minuto, gli effetti sul corpo umano. Andò malissimo.

Siamo nel 1936, e la cocaina non è la fonte di ricchezza dei narcotrafficanti e principale propellente della movida milanese che è oggi. E’ un anestetico. Per la precisione, il primo nella storia ad essere utilizzato sistematicamente dalla scienza medica per ridurre la sofferenza dei pazienti che si sottopongono ad interventi chirurgici locali.

Il problema sono gli effetti collaterali, tanto vari e soggettivi da rendere impossibile documentarli in modo universale. E questo è uno di quei casi in cui la sperimentazione animale non può venire in soccorso: i topi hanno la particolare caratteristica di non essere in grado di comunicare con gli esseri umani.

“Ci penso io.”

Similarmente a quanto combinerà August Bier con la prima settima anestesia spinale della storia, il proctologo statunitense Edwin Katsee decide, il 25 Novembre del 1936, di testare su se stesso gli effetti di una massiccia iniezione di cocaina. L’intento è tener traccia del decorso clinico dei suoi sintomi nelle note che scriverà sul muro del suo ufficio.

Purtroppo, evidentemente, la quantità di cocaina iniettata supera la dose considerata letale. E le poche, largamente illeggibili, note che lascerà saranno di fatto una confusa cronaca della sua morte.

DOSE LETALE COCAINA

Secondo varie fonti, la quantità di cocaina considerata letale (lethal dose 50) per l’uomo corrisponde a 1,2 grammi, pura. Il rischio di esiti fatali aumenta in caso la sostanza sia iniettata.

In studi animali, è stata stimata in 96 mg / kg corporeo la dose letale mediana (lethal dose 50). Fonte

I media (ad esempio il New York Times: https://www.nytimes.com/1936/11/27/archives/dying-doctor-puts-feelings-in-notes-officials-call-omaha-death-a.html ) battezzeranno il muro pieno di appunti come il suo “diario della morte“.

Probabile ricostruzione degli eventi

Le note sul muro non sono organizzate in senso logico o temporale: non hanno un ordine preciso, quindi. Le cronache del tempo quindi sono giunte ad una possibile ricostruzione valutando la progressiva perdita di qualità della calligrafia (note leggibili = esperimento iniziato da poco, note illeggibili = sta sopraggiungendo la morte).

Una nota scritta sicuramente nei momenti iniziali: “Occhi leggermente dilatati. Visione eccellente.

La cocaina sta causando momenti di paralisi e convulsioni alternati a momenti in cui i sintomi sembrano svanire; è di certo in uno di questi periodi di lucidità che scrive: “Recupero parziale. Mi sono fumato una sigaretta“. In alto sul muro un’altra nota: “Ora in grado di alzarmi in piedi.” In un altro punto: “La depressione che ti prende è terribile. Consiglio a tutti i curiosi dottori di lasciar perdere questa roba.

Un appunto scritto con una mano gravemente tremolante: “Corso clinico per circa dodici minuti“. Un’ultima nota (tra quelle ancora leggibili): “paralisi“, che si assottiglia in uno scarabocchio ondulato che scende fino al pavimento. È probabilmente l’ultima parola che riesce a scrivere coscientemente.

Esperimento scientifico andato storto o suicidio?

Il dibattito infiammò le cronache per qualche tempo. Sulla scena vennero trovati farmaci che, se presi in tempo, avrebbero potuto salvare la vita del povero Katskee.

La famiglia negò l’ipotesi suicidio, continuando a sostenere che era evidentemente un esperimento scientifico di cui il medico aveva perso troppo velocemente il controllo.

L’ipotesi diffusa era che il medico avesse comunque l’intenzione di uccidersi ma lasciare in qualche modo un’eredità, qualcosa che fosse utile alla Scienza. Fosse questo il caso, e non lo sapremo mai, sarebbe stato un sacrificio vano: la comunità scientifica, entrata in possesso dei pochi appunti leggibili di Katskee li giudicò inconsistenti e di scarsa/nulla utilità per la medicina.

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Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
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