Scienza Maledetta

Deep Sleep Therapy – (Chelmsford Hospital, dal 1963 al 1979)

Ultimo aggiornamento

L’Australia degli anni ’60-’80 è lo scenario di una storia maledetta di scienza medica, di ambizione personale e di sordità delle istituzioni che causerà un numero imprecisato di morti, includendo quella del suo protagonista principale: il Dottor Harry Bailey del Chelmsford Hospital.

Introduzione

Tra il 1963 e il 1979, uno psichiatra di nome Harry Bailey trattò i pazienti affetti da disturbi psichiatrici dell’ospedale di Chelmsford con la Deep Sleep Therapy (DST) e la terapia elettroconvulsiva (ECT). Un numero imprecisato di decessi (dai 26 agli oltre 80) si verificarono come conseguenza diretta o indiretta di questi trattamenti sperimentali, attirando l’attenzione dei Media australiani, i quali portarono alla rivoluzione della percezione del pubblico del trattamento psichiatrico e della natura della malattia mentale in Australia.


Indice


L’alba di una tragedia

L’australiano Harry Richard Bailey, nel 1952, è un simpatico trentenne neolaureato in medicina dell’Università di Sidney.

Di grande talento, avrebbe potuto conseguire il titolo molto prima, ma ha dovuto interrompere gli studi per motivi economici. Nel periodo di assenza forzata dall’ateneo accetta qualsiasi lavoro, anche il più umile. L’impiego più vicino alle sue aspirazioni è presso una piccola farmacia in un sobborgo di Sidney, in qualità di garzone-assistente. A Harry non importa, è solo una fase transitoria della sua vita, durante la quale ha come unico fine racimolare abbastanza soldi e ritornare a studiare e diventare, finalmente, medico.

Formazione accademica

Laureatosi e in procinto di scegliere la specializzazione, le opportunità sono molteplici, ma Harry dalla sua non ha solo una grande vocazione alla scienza medica, ma anche almeno tre anni di rancore economico accumulatosi nel periodo in cui spazzava retrobottega di negozi e doveva sottostare alle angherie del titolare della farmacia presso cui prestava servizio. Scarabocchiare ricette e ingessare ossa rotte non era decisamente ciò per cui aveva sopportato tutte quelle umiliazioni.

Negli anni ’50 la Psichiatria è una scienza ancora acerba e in Australia è un territorio quasi del tutto inesplorato. Per un giovane ambizioso che desidera ardentemente lasciare un segno nella Storia è la garanzia di aver carta bianca e generosi fondi per la sperimentazione, limitata ingerenza da parte delle Istituzioni, e un parco pressoché illimitato di cavie umane più o meno volontarie, i malati mentali.

Dopo aver svolto dodici mesi di formazione necessaria presso il Royal Prince Alfred Hospital, Bailey abbraccia la Psichiatria e viene assunto come ufficiale medico presso la Clinica psichiatrica di Broughton Hall a Leichhardt. Lo stesso anno viene nominato vicedirettore dei servizi clinici psichiatrici presso il Dipartimento di sanità pubblica.

Nel 1954 consegue la specializzazione in Psichiatria, nello stesso anno gli vengono assegnati il Premio commemorativo Norton Manning per la psichiatria e premio Major Ian Vickery per la pediatria.

Affascinato dalle terapie farmacologiche e chirurgiche per la cura delle malattie mentali dell’inglese Sir William Trethowan, dal 1954 sotto l’egida della World Health Organization (WHO) trascorre tredici mesi tra Stati Uniti ed Europa, per osservare da vicino le tecniche di sedazione, chirurgiche ed elettroconvulsivanti sviluppate dai medici Ewan Cameron, William Sargant e Lars Leksell.

Aborrisce la psicoanalisi, la “Talking Cure“, come viene definita in senso dispregiativo. Per Bailey la malattia mentale è qualcosa che può e deve essere estirpata fisicamente dal paziente.

Il successo

Tornato in Australia, inizia a prestare servizio presso il Callan Park Mental Hospital di Sydney, che nel 1957 inaugura l’Unità di Ricerca e Chirurgia Cerebrale affidandone a Bailey la direzione.

Harry Bailey

È dal 1957 al 1959 che la carriera del medico prende il volo. Durante questo biennio, potendo contare non solo sulle risorse dell’ospedale ma anche sul prestigio dato dal presiederne un’intera unità di ricerca, intensifica i suoi esperimenti sulla malattia mentale, arrivando a postulare nuove ipotesi terapeutiche basate sull’elettroshock e sulla psicochirurgia.

Il Callan Park Mental Hospital, che fino ad allora era stato considerato poco più di un manicomio, si ritrova quindi con una sorta di “star” dalla notorietà crescente in ambito psichiatrico, che periodicamente aggiorna la comunità scientifica dei progressi fatti nella ricerca di una cura per la schizofrenia e delle dipendenze. Da responsabile di un singolo reparto Bailey viene nominato Sovrintendente dell’intero Ospedale.

Fermamente deciso a ripulire l’immagine dell’ospedale, e nel contempo fare un repulisti generale di tutti gli operatori sanitari a lui non graditi, presenta un rapporto presso la Public Service Commission, in cui denuncia violenze contro i pazienti, negligenze e furti all’interno del Callan Park. Le accuse di Bailey vengono di fatto ignorate, così il medico decide di condividere il rapporto con i giornali che, fiutato lo scoop, montano un caso mediatico che costringe le autorità australiane ad indagare seriamente sulle attività dell’ospedale.

Le denunce trovano riscontro, e per quanto vengano ritenute esagerate rispetto alla realtà dei fatti, sono sufficienti a mettere in imbarazzo il Governo del New South Wales, l’Heffron Ministry (1959-1962), in particolare il Ministro della Salute, William Francis Sheahan.

Nel Settembre del 1961, Bailey è visto dall’opinione pubblica come l’eroe che ha forzato le istituzioni a destinare maggiori fondi e maggiore attenzione alle strutture che si occupano di malati mentali, ma i rapporti con Sheahan sono ormai compromessi ed è proprio questa faida a obbligare lo psichiatra a rassegnare le dimissioni dal Callan Park Mental Hospital.

Carriera finita? Tutt’altro. Bailey dispone di fondi necessari ad aprire uno studio privato a Sydney, nella centralissima Macquarie Street. La reputazione maturata negli ultimi cinque anni, inoltre, gli assicura lavori come consulente psichiatrico negli ospedali di Wollongong, Canterbury, Eastern Suburbs e Crown Street.


Gli anni del Chelmsford Hospital

L’invidiabile posizione sociale di cui lo psichiatra gode in questi anni non è sufficiente a renderlo felice. Onorificenze e importanti riconoscimenti si accumulano, ma il desiderio inappagato di ritagliarsi un ruolo, eterno e di primo piano, nella Storia della medicina gli lascia dentro un perenne vuoto, una sorta di sensazione di incompiuto nell’anima.

Alla fine del 1962 terminano i lavori per la realizzazione dell’Ospedale Privato Chelmsford, nel distretto di Pennant Hills, la cui inaugurazione si tiene il 1 Gennaio 1963. Lo stesso giorno, trascinandosi dietro il Dottor John Herron -in qualità di suo braccio armato nelle ore notturne, il Dottor Harry Bailey viene presentato al pubblico come Primario del reparto di Psichiatria.

Che vi aspettavate? Un palazzo di cristallo con parcheggio sotterraneo e area congressi?

Nonostante il prestigioso ruolo affidatogli, quello di primario, il Chelmsford è un piccolo ospedale privato appena nato, ricavato da una villetta a schiera in un quartiere residenziale, privo di pedigree, e affinché questa nuova avventura professionale non sia percepita come una battuta di arresto per la sua carriera serve, in tempi brevi, presentare un protocollo terapeutico innovativo, efficace, che porti la sua firma e che non lo faccia allontanare troppo dalla luce dei riflettori.

La Deep Sleep Therapy

Rispolverando vecchi appunti presi durante gli anni di formazione trascorsi in Europa e mettendo insieme i documenti raccolti durante gli esperimenti condotti presso il Callan Park Mental Hospital, Bailey mette a punto, troppo frettolosamente, un protocollo terapeutico per la cura di qualsiasi disturbo psichiatrico, dalla schizofrenia all’anoressia, dalle dipendenze (inclusa quella da cibo) alla depressione.

La “Deep Sleep Therapy“, Terapia del Sonno Profondo, diventa il marchio di fabbrica del Chelmsford e nasce dalla convinzione dello psichiatra che durante il sonno il corpo e, soprattutto, il cervello si riparano, ripristinano le corrette connessioni, e che prolungando artificialmente il periodo di sonno di un paziente, questo vedrà cancellate le sue problematiche psichiatriche.

Siamo negli anni ’60 e per le conoscenze dell’epoca la teoria suona quantomeno interessante. Caratteristica non da poco, sembra incruenta per il paziente, specie considerando che l’immagine della scienza della psichiatria è indelebilmente macchiata da quell’orrore che è stata la lobotomia.

La teoria del sonno prolungato non è esattamente un’invenzione di Bailey. Tecniche di induzione del sonno erano già state testate dal il medico svizzero Jakob Klaesi negli anni ’20. Nonché, negli anni ’50, dal già citato Ewan Cameron, ispiratore principale dell’opera dello psichiatra australiano.

Bailey è perfettamente consapevole che la Deep Sleep Therapy, da sola, non potrà garantirgli un capitolo nei futuri manuali di psichiatria. È essenziale un colpo di genio, una tecnica che qualunque medico al mondo attribuisca a lui: qualcosa che non è mai stato provato prima -a scopo terapeutico, è unire il sonno prolungato all’elettroshock (ECT – Electro Convulsivan Therapy).

La durata di una terapia dipende dalla problematica che si intende curare: può durare da pochi giorni fino a 6 settimane (39 giorni).

La prima paziente: Julie Myers

Julie Myers

La 17enne Julie Myers è la prima paziente ad essere ammessa al Chelmsford come paziente di Bailey, nel Marzo 1963. Soffre di sindrome pre-mestruale.

La madre della ragazza, non notando alcun miglioramento nella figlia e, anzi, vedendola sempre più deperita, ne richiede le dimissioni anche a causa degli ingenti costi per sostenere la terapia. Ignora che, come parte integrante della cura sperimentale, il medico l’ha sottoposta a elettroshock durante i lunghi periodi di sedazione.

La giovane, provata nel corpo e nella psiche, esce dall’ospedale alla fine di Settembre dello stesso anno con quella che sembra solo una leggera depressione. Cartella clinica e dimissioni recano la firma del Dottor Herron.

Il suo corpo senza vita viene ritrovato cinque giorni dopo, il 1 Ottobre 1963. Viene determinato che la sua morte è stata causata da un sovradosaggio di sedativi, descritto come “volontariamente auto-somministrato“.

Perché la cura “Deep sleep therapy + ECT” non può funzionare (ed è prevedibile che presto si conteranno le prime vittime)?

La cura, così come può essere applicata negli anni ’60, è fallimentare sia nella teoria che nella pratica.

Bailey induce il sonno ai pazienti mediante somministrazione di alte e periodiche dosi di barbiturici. Oggi sappiamo quanto pericolosi possano essere i barbiturici anche a basso dosaggio (non a caso vengono usati anche per l’eutanasia), che infatti nella maggior parte delle applicazioni cliniche hanno lasciato il posto alle benzodiazepine.

La sola modalità di induzione del sonno o, meglio, di una sorta di coma farmacologico, espone il dottore alla responsabilità di probabili decessi per sovradosaggio di barbiturici.

Ma non è l’unico punto debole del suo protocollo terapeutico. I pazienti, immobilizzati, presentano un sistema immunitario indebolito, che li rende meno protetti dalle infezioni. Inoltre, un soggetto addormentato non cessa di avere le basilari esigenze vitali: disidratazione, denutrizione e difficoltà respiratorie sono gli effetti avversi più comuni tra i pazienti del Chelmsford.

Soprattutto: un paziente addormentato è un soggetto su cui Bailey può sperimentare, arbitrariamente, qualunque forma di terapia aggiuntiva. Come, appunto, l’elettroshock.

Body Count (parziale)

Nei primi due anni di attività sono almeno cinque i decessi tra le mura nella clinica e che possono essere direttamente ricondotti alle terapie del medico. Questo però non ne scalfisce minimamente l’immagine: Bailey ricopre un ruolo di potere ed è un prolifico autore di paper di ricerca scientifica, firmati con i Dottori Cedric Swanton e John Dowling.

Il dottor Cedric Swanton è considerato uno dei padri della psichiatria nel New South Wales e uno dei primi psichiatri australiani a utilizzare la terapia elettroconvulsiva (ECT), fu membro della fondazione e presidente dell’Australasian Association of Psychiatry (AAP) nel 1958.

Nonostante, molto sotto voce, in ambienti psichiatrici cominci a serpeggiare il dubbio sull’efficacia e sull’etica del metodo praticato al Chelmsford, nessuno trova il coraggio di sollevare pubblicamente la questione.

Le morti dei pazienti si susseguono fino al 1967, quando viene svolta, seppur molto, troppo, informalmente un’indagine sulle attività all’interno della clinica da parte delle autorità sanitarie dell’NSW (Governo Federale del New South Wales). Il carisma di Bailey, nonché la forbita dialettica con cui risponde alle domande e spiega le basi scientifiche su cui si fondano i suoi metodi persuadono gli inquirenti che non vi sono irregolarità e il caso viene chiuso.

La morte di Craig McKay (20 Agosto 1968)

La sera del 19 Agosto 1968 la Clinica di Chelmsford contatta Elaine McKay, la madre di un giovane paziente, per informarla che il figlio sta morendo e va organizzato il funerale. La donna si reca immediatamente presso la clinica, ma Bailey, spalleggiato dagli inservienti, la blocca all’ingresso negandole la possibilità vederlo.

Il mattino dopo, quando finalmente le viene concesso l’ingresso in stanza, Craig McKay, di 14 anni, giace senza vita sul letto. È stato sottoposto alla Deep Sleep Therapy e a diversi ECT per quattro mesi, senza il consenso dei genitori.

La madre di McKay scrive una lettera al Dipartimento della Salute denunciando tutte le ingiustizie che avevano portato alla morte di suo figlio. Non riceverà mai alcuna risposta.

Il caso McKay, anche a causa del silenzio delle istituzioni, pare destinato ad essere solo un morto in più nell’infame storia del Chelmsford, ma ne rappresenta invece un cruciale punto di svolta. È da adesso che gli operatori sanitari della clinica iniziano ad intravedere ben più di un’ombra nell’operato del loro Primario.


L’inizio del declino di Harry Bailey

Lo psichiatra prosegue indisturbato la sperimentazione su pazienti più o meno consapevoli di ciò che subiscono nei periodi di sedazione profonda.

Non si verificano miglioramenti significativi delle condizioni mentali dei degenti della clinica, non è dato sapere se le ricerche di Bailey siano condotte con metodo scientifico e, in molti casi, i malati che sopravvivono alle terapie sviluppano depressione e istinti suicidi.

Altri psichiatri iniziano a mettere in discussione il valore del trattamento e manifestano seria preoccupazione per i rischi che comporta. Del resto, dopo anni di sperimentazione e di ricerche pubblicate nessun’altro medico, oltre a Bailey e la sua cricca, ha ancora adottato la Deep Sleep Therapy.

Oltre a non rendersi conto che le sue teorie sono completamente prive di fondamento, il medico non si accorge che, progressivamente, sta perdendo la cieca devozione da parte dei suoi collaboratori.

1970 – 1972: le prime denunce al Servizio Sanitario

Miss Pett è un’infermiera in servizio al Chelmsford. Confidandosi con alcuni colleghi scopre di non essere la sola a dubitare della moralità e della legalità di ciò che accade nell’ospedale ai danni dei ricoverati.

Il 22 Marzo 1970 la donna ha nelle mani un francobollo e una busta all’interno della quale ha riversato mesi di osservazioni da vicino dei metodi di Bailey, le sue preoccupazioni e l’accorata richiesta alle istituzioni di indagare seriamente su ciò che accade nella clinica. Spedisce il rapporto. Il destinatario è il Dipartimento della Salute del New South Wales.

Miss Pett rassegna le dimissioni dopo aver invano atteso una replica alla sua denuncia.

All’inizio del 1972 è l’infermiera Rosa Nicholson a contattare le istituzioni, ovvero l’NSW Health Commission, con un’accusa precisa e inequivocabile: le morti al Chelmsford sono provocate da molteplici cause, strettamente connesse al protocollo terapeutico del Dottor Bailey.

La Nicholson, a differenza di Miss Pett, non rimane ferma ad aspettare un riscontro dal Governo (che, in effetti, mai giungerà), ma inizia a raccogliere documenti, immagini, testimonianze dei pazienti.

1974: Barry Hart

Barry Hart nel 2009

Barry Hart, agli inizi degli anni ’70, è un attore di belle speranze. Alto, prestante, viso da fotomodello. La “grande occasione” deve ancora arrivare, così si mantiene attivo nello show business prestando il suo volto come comparsa in telefilm e apparendo in circa 130 pubblicità TV.

Al fine di avere più facile accesso ai casting importanti il suo agente gli suggerisce di sottoporsi a qualche piccolo intervento estetico. Niente di eclatante: giusto una limata alla gobbetta del naso e un paio di ritocchini a mento e zigomi, giusto da essere maggiormente fotogenico.

Le operazioni di chirurgia plastica, che avrebbero dovuto spalancargli le porte delle grandi produzioni cinematografiche, sfortunatamente non vanno come previsto e Barry cade in depressione. L’agente quindi gli suggerisce una clinica nei pressi di Sydney dove si curano i disordini psichiatrici con un metodo all’avanguardia, che consente la guarigione dopo solo poche settimane.

L’attore trascorre un periodo a Chelmsford che definirà: “Le tre settimane che mi hanno distrutto la vita“. Sedato e sottoposto a elettroshock contro la sua volontà, viene dimesso dalla clinica dopo aver contratto una polmonite, la pleurite e un’embolia polmonare che mettono di fatto fine alla sua promettente carriera. Nonché una sindrome da stress post-traumatico che lo affliggerà per il resto della sua vita.

Il suo agente gli suggerisce di coinvolgere i giornali. “Mi sono stancato dei tuoi suggerimenti del cazzo senti eh!” risponde secco l’ormai ex-attore. Ma parlarne con un giornalista è, forse, l’unica chance che ha di ottenere giustizia.

Nel 1975 Barry Hart racconta la sua storia al Sydney Morning Herald, che già si era occupato di Chelmsford in passato. Ne segue un articolo che, seppur non ottenga l’eco mediatica sperata, comincia a sgretolare il castello di menzogne che il Dottor Bailey ha costruito negli ultimi anni.

Dal 1967 al 1990, il Sidney Morning Herald ha pubblicato sessantasei articoli dedicati a Chelmsford.

Un fascicolo su Chelmsford arriva alla Chiesa di Scientology

Nel 1977 il Citizens Committee on Human Rights, un’organizzazione facente riferimento alla Chiesa di Scientology, riceve un plico: il mittente è (l’abbiamo conosciuta prima) Rosa Nicholson, infermiera ancora operativa al Chelmsford.

Per Scientology è una ghiotta occasione per praticare in grande stile uno dei suoi sport preferiti: gettare discredito sulle istituzioni sanitarie e sulla scienza “ufficiale”.

I tempi, tuttavia, non sono ancora maturi. Il caso che la Chiesa fondata da Ron Hubbard si ritrova in mano può far saltare in aria il sistema sanitario australiano dalle fondamenta, ma bisogna attendere il momento giusto per premere il detonatore.


1978-1979: gli ultimi anni della Clinica Chelmsford

Nel 1978 la Clinica Chelmsford è un po’ come il Titanic che affonda inesorabilmente trascinando con sé la carriera che il Dottor Harry Bailey si è faticosamente costruito, troppo spesso mentendo, negli ultimi anni.

Il dott. Brian Boettcher, uno psichiatra che presta saltuari servizi all’ospedale di Chelmsford, incontra i dirigenti e altri medici della clinica ed esprime preoccupazione per i metodi di Bailey. Afferma inoltre che da tempo, di nascosto dal Primario, firma le dimissioni dei pazienti per salvarli dalla Deep Sleep Therapy.

All’inizio del 1978 i manager dell’Ospedale Privato di Chelmsford chiedono formalmente le dimissioni di Bailey.

Harry Bailey

Bailey, con sospetta leggerezza, con il sorriso di chi ha già pronto un piano B, accetta il licenziamento. Sa bene che l’era della Deep Sleep Therapy non è terminata. Le sperimentazioni possono continuare grazie al suo storico braccio destro, il Dottor John Herron, al suo fianco sin dall’inaugurazione della clinica.

Dr. John Herron, 1989

Herron, di fatto, per tutto il 1978 diventa il prestanome di Bailey, che può continuare ad ammettere pazienti al Chelmsford e sottoporli alle sue terapie.

Il suicidio di Sharon Hamilton

In quello che non verrà di certo ricordato per essere l’anno fortunato di Bailey, Sharon Hamilton viene trovata morta in un modesto appartamento di Sydney. Causa del decesso: overdose da farmaci, anche se le circostanze sono particolarmente oscure e gli investigatori decidono di scavare un po’ nel passato della donna.

Facciamo un salto indietro di due anni.

Sharon è una ragazza problematica, incline alle dipendenze e solitaria che sbarca il lunario come strip-dancer. Un giorno le viene offerto un lavoro ben pagato: partecipare ad una serata di “animazione” presso un carcere locale.
Durante la sua performance un detenuto sale sul palco e la aggredisce.
La ballerina non riporta danni fisici, ma l’accaduto ha gravi ripercussioni sulla sua già fragile psiche.

A quel punto entra in scena il Dottor Bailey, che la prende in cura. È proprio grazie alla sua perizia psichiatrica, nonché una testimonianza in aula, che la donna riesce ad incassare un assegno di risarcimento della somma record (per i tempi) di 100.000 dollari australiani.

Tra i due, sin da subito, si instaura una relazione morbosa, fatta di reciproca dipendenza, litigi e riappacificazioni, droga e farmaci. Lo psichiatra subisce il fascino dell’avvenente paziente, la cui follia lo accompagna fuori dai rigidi schemi borghesi che si è auto imposto nel corso di tutta la sua vita; Sharon, dal canto suo, vede in Bailey una sorta di figura paterna e rassicurante, l’unico uomo che si sia realmente preso cura di lei nella sua vita.

Indagando sulla morte della donna, i detective che seguono il caso giungono a due particolari inquietanti, il primo dei quali è che lo psichiatra risulta essere l’unico erede della Hamilton. Inoltre, gli amici del medico riferiscono di averlo più volte sentito lamentarsi della giovane amante, ormai considerata un problema da risolvere il prima possibile.

Nonostante gli indizi portino a identificare un possibile movente, Bailey riesce a dimostrare, cartelle cliniche alla mano, l’instabilità mentale della donna e le sue tendenze autolesionistiche. Il caso viene definitivamente chiuso come suicidio volontario.

Pur uscito legalmente indenne dalla situazione, lo scandalo rappresenta una macchia rilevante per la reputazione dello psichiatra.

1979: L’ultima vittima

L’ultimo decesso “ufficiale” registrato e attribuito alla Deep Sleep Therapy viene certificato il 13 Febbraio 1979. La vittima è Coralie Walker.

La donna, di soli 30 anni, una fisioterapista che sta facendo praticantato, è entrata a Chelmsford solo tre giorni prima, 10 Febbraio, per curare una forma grave di depressione.

Una dose eccessiva di barbiturici somministrata nel corso della terapia le sarà fatale.

Dopo la morte di Coralie Walker, la NSW Health Commission si mette, pigramente, in moto. A capo delle indagini il Dottor Hing, del dipartimento controllo e alla vigilanza degli ospedali privati. Il fascicolo rimarrà sepolto da chissà quante altre scartoffie e su chissà quale scrivania, per i successivi 18 mesi.


Anni ’80: Chelmsford diventa un caso mediatico nazionale e il Dottor Bailey… se ne tira fuori.

All’alba degli anni ’80 la Deep Sleep Therapy ha ormai fatto il suo tempo. Il dott. Boettcher e gli altri medici del Chelmsford hanno dimesso tutti i pazienti sottoposti alla terapia di Bailey dopo la morte di Coralie Walker.

Scientology, rimasta silente negli ultimi due anni, è pronta ad entrare in azione. Il materiale in suo possesso viene inviato alla ABC, network televisivo australiano. Autori e produttori dell’emittente si mettono a lavoro per realizzare un episodio di “60 minutes“, più o meno l’equivalente di “Report”, qui in Italia.

L’ 8 Agosto 1980, durante la preparazione dell’indagine televisiva, viene informata la NSW Health Commission. Il primo a ricevere l’invito della ABC è il Dottor James Rankin, direttore della divisione droga e dipendenza da alcool, e noto detrattore della Deep Sleep Therapy. Per rispetto delle gerarchie, Rankin non accetta l’intervista ma avvisa immediatamente il capo della NSW Health Commission, che aveva disposto le indagini su Chelmsford, Roderick McEwin. Il quale, con autorevolezza e responsabilità… no, niente, si dà malato. Ciao.

60 minutes: The Chelmsford File

Nel 1980 la puntata di 60 Minutes dal titolo: “The Chelmsford File“, presenta sette morti sospette avvenute nella clinica a partire dal 1963. Nessun membro o rappresentante della NSW Health Commission prende parte al programma.

Al termine del programma la redazione dell’ABC riceve centinaia di telefonate da parte di telespettatori che richiedono che vengano indagati ulteriori casi oppure ex pazienti della clinica disposti a fornire testimonianza diretta.

Per mesi a venire la stampa australiana dedica, quotidianamente, almeno un trafiletto a Chelmsford o al Dottor Bailey, l’inventore della Deep Sleep Therapy. L’opinione pubblica richiede a gran voce l’intervento del governo e indagini serie.

1982: ricominciano le indagini sulla morte di Coralie Walker

A 5 anni dall’ultimo decesso registrato al Chelmsford il Governo australiano ordina alla NSW Health Commission di riprenderne le indagini interrotte nel 1977.

Sono sufficienti pochi mesi di raccolta di documenti e testimonianze di medici e operatori sanitari perché vengano a galla anni di menzogne del Dottor Bailey e dei suoi fidi collaboratori: cartelle cliniche falsificate, certificati di morte incompleti, trattamento spesso inumano dei pazienti, trattati alla stregua di cavie da laboratorio.

Nel 1983 lo psichiatra ed ex primario del Chelmsford, viene formalmente incriminato per omicidio colposo per la morte di Coralie Walker.

1985: il suicidio di Harry Bailey

Grazie al cover-up e all’omertà dei suoi più stretti e fidati colleghi, non vi sono prove schiaccianti contro lo psichiatra, le accuse vengono lasciate cadere e Bailey viene prosciolto.

Harry Bailey è colto, ben vestito, dimostra meno anni di quelli che ha anagraficamente. Carismatico e amante della bella vita. Nonostante periodi difficili (affrontati grazie, in parte, ad alcool e farmaci), è un medico affermato e, soprattutto, fermo sull’efficacia della sua “creatura”, la Deep Sleep Therapy. La sua sicurezza coinvolge chi gli sta vicino, la moglie, gli amici, i colleghi, che gli sono devoti.

La mattina dell’8 settembre 1985, per la prima volta in tanti anni si guarda allo specchio e vede se stesso per come è realmente: Harry Bailey è un sociopatico privo di empatia, manipolatore e affetto da disturbo narcisistico, facile alla sbronza violenta. Ha mentito sull’efficacia della Deep Sleep Therapy: non un solo caso di successo in oltre 15 anni. Ha sfruttato l’indifferenza delle istituzioni australiane per infierire indisturbato sui malati psichiatrici del Chelmsford e la sua autorità per intrattenere relazioni sessuali con infermiere e, talvolta, pazienti.

Ma è solo un attimo. L’ego del medico è intollerante a qualsiasi forma, anche blanda, di autocritica. In realtà, attribuisce a se stesso l’immagine ben più vivida e autoassolutoria del “martire”. Vittima sacrificale di un complotto ordito dalla Chiesa di Scientology ai danni della Scienza.

Sale in macchina e si dirige verso Mount White. Nella sua testa, probabilmente, sta visualizzando i macabri dettagli della Crocifissione narrati nei Vangeli. Con la sua faccia al posto di quella di Gesù Cristo.

Bailey sa molto bene quale sia la dose di barbiturici letale per l’uomo. Ne ha con sé una scorta abbondante, per essere sicuro.

La sua auto viene ritrovata il giorno dopo in un sentiero isolato. Al suo interno il cadavere del medico. Accanto al corpo un foglio recante una breve frase:

Let it be known that the Scientologists and the forces of madness have won

Harry Bailey


Trad. Che si sappia che gli Scientologisti e le forze della follia hanno vinto.


Anni ’90: la fine della Deep Sleep Therapy (per sempre).

Royal Commission (1988-1991)

Nel 1988 il governo Greiner istituisce una Commissione per lo studio della la Terapia del Sonno Profondo. A dirigere le operazioni di indagine il magistrato John Slattery.

I lavori della Royal Commission durano fino al 1990 e si completano con la stesura di un rapporto ufficiale, di oltre 4000 pagine, che viene reso pubblico nel 1991: “[Report of the Royal Commission into Deep Sleep Therapy / The Honourable Mr Acting Justice J.P. Slattery, Royal Commissioner]

Le indagini (che esaminano l’intera attività della clinica dal 1963) portano alla luce la sofferenza patita dai pazienti di Chelmsford (privazioni, pessime condizioni igieniche, elettroshock effettuato senza miorilassanti), nonché prove di frode (cartelle cliniche e certificati di morte sistematicamente falsificati), ostruzione alla giustizia e gravi negligenze mediche.

I medici coinvolti nella pratica della Deep Sleep Therapy vengono condannati, ma si conclude anche che Bailey era una figura essenziale e che senza di lui non sarebbe stata praticata per tutti questi anni.

Il parlamento del New South Wales bandisce definitivamente il trattamento DST+ECT e emanerà norme più severe che disciplinano l’ammissione e il trattamento dei pazienti con problemi di salute mentale.

Per la seconda volta, ma questa volta per la ragione sbagliata, Bailey ha avuto un impatto sulle norme che disciplinano il trattamento sanitario e la dignità dei pazienti psichiatrici.

60 minutes: The Chelmsford Scream

Nel 1990 la ABC bissa il successo con un nuovo 60 Minutes dal titolo “The Chelmsford Scream“. Ampio minutaggio è dedicato alla storia di Barry Hart, l’ex attore che abbiamo incontrato prima.
Vengono intervistati alcuni ex operatori sanitari dell’ospedale privato, tra cui Marcia Fawdry, che vi ha lavorato dal ’72 al ’78, ex pazienti, come Bobby Limb e Patt Lloyd, e viene chiesto un parere sulla Deep Sleep Therapy a diversi medici.
Prevedibile l’intervento, vagamente autocelebrativo, del Citizens Committee on Human Rights (insomma: Scientology) attraverso la portavoce Jan Eastgate.


Fonti e Bibliografia

Chelmsford Scandal (sito web, ENG)

Chelmsford Timeline (sito web, ENG)

The Last Victim of a beatiful hospital (PDF, ENG)

Chelmsford hospital Timeline (html, map, ENG)

Chelmsford Obituary (PDF, Eng)

Bailey, Harry Richard (1922–1985) (Biography, ENG)

Chelmsford victim gets a legal ray of hope, but it’s 36 years overdue (html, ENG)

Deep sleep tragedy (html, ENG)

Vuoi discutere di questo articolo con i tuoi follower? Condividilo sui Social Network
Pavel Fucsovic
Pavel Fucsovic
Nato in Croazia ma naturalizzato Italiano, Laureato in Scienze Motorie e raffinato scrittore di brevi racconti. Collabora anche con testate web locali del Nord-Est. ------ Note biografiche disponibili nella pagina Redazione | Tutti gli articoli, ove non espressamente specificato, sono sottoposti a Revisione Scientifica e Fact Checking.
Avvisami di nuovi commenti
Notificami
guest
2 Commenti
più vecchi
più nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
Loredana

Chapeau!
Non conoscevo questa storia. L’ho letta tutta d’un fiato. Davvero inquietante e ricca di retroscena. E ben narrata.
Grazie davvero per questa risorsa.
Solo un’osservazione: mancano completamente le fonti da cui l’autore ha preso le informazioni, è una cosa voluta?

Cari saluti
Lore

Pavel Fucsovic

@Loredana

Se non conoscevi la storia, sono felice di avertela fatta scoprire.

La mancanza di fonti non è *voluta*. Le inserirò nei prossimi giorni, parliamo di almeno una dozzina tra siti internet, archivi e libri. Per esigenze di palinsesto sono dovuto andare online un giorno prima del previsto. Inserirò tutto a breve.

Grazie di essere passata.
Pavel