Cure e Trattamenti

Pronto Soccorso Santa Croce di Cuneo: campanilismo o malasanità?

La mission di Virtua Salute è, e rimarrà sempre, quella di fornire informazione medico scientifica basata su fonti autorevoli e fatti accertati. Ma non solo: parte integrante della filosofia con cui pubblichiamo le informazioni è l’invito, sempre e comunque, a rivolgersi con fiducia a Personale medico qualificato, Pronto Soccorso, Guardia Medica, Medici specialisti, evitando di farsi truffare da santoni e guaritori “alternativi” e lasciarsi influenzare dal chiacchericcio di internet.

Ma cosa succede se è proprio un Pronto Soccorso, considerato di “eccellenza” a sbatterti, di fatto, la porta in faccia in un momento di estremo bisogno?

Raccogliamo quindi la testimonianza del Project Manager di Virtua Salute, una persona quindi che beneficia della nostra totale fiducia, sia perché lo conosciamo personalmente e garantiamo per la sua sincerità e buona fede, sia perché ha sin da subito sposato la causa di virtuasalute.com. Sappiamo quindi per certo che MAI si scaglierebbe contro un’istituzione sanitaria se non ritenesse di aver subito un oggettivo disservizio.

Lasciamo la parola a Stuart Delta (è il suo nome d’arte, ma chi di dovere avrà tutti gli strumenti per risalire alla sua vera identità e fornire qualche seria spiegazione).

CODICE BIANCO – Di Stuart Delta

L’episodio di cui narrerò è accaduto Venerdì 31 Gennaio alle ore 6.10 presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo.

Voglio fare una doverosa premessa. Se c’è una cosa che amici e parenti mi contestano sempre e da sempre è che odio curarmi. Sono trasandato, sopravvaluto perennemente le mie difese immunitarie, il mio fisico, sono fatalista e l’idea di fare esami del sangue, urine, controlli medici, mi disturba alquanto. Diciamo che se fossero tutti come me, non ci sarebbe crisi nella Sanità Pubblica.

Chi scrive, voglio che sia chiaro sin da subito è una persona che evita, salvo gravissime situazioni, di affidarsi al servizio sanitario. Per dire: il mio medico curante, il classico ‘medico di famiglia’, l’ho visto una sola volta nella mia vita.

Mercoledì 29 Gennaio sono a Cuneo, ospite di un’amica. Rimarrò, per motivi di lavoro, in questa città per tutta la settimana.

Un’abitudine, sbagliatissima, che ho, e che si acuisce in momenti di particolare ansia è quella di mordicchiarmi la parte destra del labbro inferiore. Evidentemente Mercoledì ero decisamente nervoso, perché verso il primo pomeriggio mi rendo conto di aver esagerato. Quella parte di labbro è tumefatta e sanguinante.

Non ci do peso, appena arrivo a casa ci metto un cubetto di ghiaccio e assumo 200 mg di ibuprofene per lenire il dolore.

La sera il labbro inferiore comincia a gonfiarsi, in modo preoccupante. Mi non mi allarmo, è un edema labiale di origine traumatica. Prendo un altro ibuprofene e vado a dormire, non senza fatica.

Il mattino dopo, siamo a Giovedì 30 gennaio, la situazione che mi trovo di fronte allo specchio è già qualcosa di simile a: volto deturpato. Il labbro si è ulteriormente gonfiato (al tatto provoca dolore ed è duro come il gesso) e sta iniziando a gonfiare la parte bassa della guancia destra.

Probabilmente la ferita si è infettata. Penso di cercare una guardia medica a Cuneo (ricordo ai lettori che sono di TORINO), ma ritengo che sia troppo presto per andare nel panico. Una leggera infezione il corpo è in grado di affrontarla autonomamente senza ricorrere agli antibiotici. È mia opinione, e a quando pare non sono il solo, che si deve evitare l’assunzione di antibiotici per la minima stronzata.

Nel corso della giornata labbro inferiore e guancia continuano a gonfiare, e progressivamente aumenta il dolore. 200 mg di ibuprofene non bastano più, passo alle capsule di 400 mg. Una ogni tre ore, mediamente [Non fatelo a casa! – N.d.R.]. I sintomi tipici dell’infezione cominciano a farsi vivi: momenti di febbre alta e brividi, seguiti da cali improvvisi della temperatura.

Ok, il corpo sta reagendo, ottimo segno. Credici. Il gonfiore pare non fermarsi di conseguenza il dolore, esacerbato dalla pressione che sento sotto le labbra. Assumo due capsule di ibuprofene da 400mg e provo a dormire.

Senza successo.

Nella notte mi giro e mi rigiro nel letto e ho la materiale percezione di gonfiore che aumenta di ora in ora. Mi alzo dal letto più o meno verso le 5.30, vado in bagno, mi guardo allo specchio. Credetemi, è davvero l’ultima cosa che vorrei ammettere ma… il mio sistema immunitario questa volta ha fallito. Necessito di assistenza medica.

Ribadisco: non sono di Cuneo, ho la residenza a Torino, il mio medico è a Torino. La guardia medica di Cuneo fa orario 20.15 – 21.15 durante la settimana. L’unica, e ripeto: l’UNICA mia opzione è il Pronto Soccorso.

Mi vesto, salgo in macchina e mi reco al Pronto Soccorso, Ospedale Santa Croce, fronte Stazione di Cuneo. Al Triage c’è solo un ragazzo prima di me, è inciampato e ha battuto la mano contro un muro. CODICE VERDE. Dopo cinque minuti lo intravedrò in sala d’attesa che inganna il tempo giocando CON DUE MANI a Fortnite.

Ehi! Tocca a me!

Odio coloro che, in Triage, pur di guadagnare un minimo di priorità in più del necessario si lanciano in sceneggiate napoletane fatte di lacrime, tremori, convulsioni, minacce di suicidio. Rispetto il lavoro degli operatori sanitari, tutti, dalla semplice infermiera al mega super primario.

Così spiego, in modo molto semplice e pacato, la mia situazione. Due giorni fa mi sono morso il labbro, dopo qualche ora ha iniziato a gonfiarsi e a farmi male, il gonfiore si è esteso alla guancia, non riesco a dormire dal dolore e anche in questo momento provo un dolore pazzesco.

L’infermiera –di cui ricordo nome e cognome, dal cartellino, ma non la citerò- inizia a chiedermi le generalità e raccoglie la mia testimonianza. “Lei non mi risulta nel nostro archivio“, mi dice. No, rispondo, sono residente a Torino, mi trovo a Cuneo ospite di una mia amica.

“Ah, Lei non è di Cuneo…”. Mi chiede la tessera sanitaria, che le consegno per completare l’anagrafica.

“Lei ha febbre”? In questo preciso momento credo di no, rispondo. Ho solo un male cane, sento pizzicare la parte e da due giorni non smette di gonfiare.

Finisce la registrazione, mi consegna un foglio con il mio numero e mi attacca un braccialetto al polso. CODICE BIANCO.

Eccolo, il CODICE BIANCO:

Scusatemi. Il dolore del cazzo che stavo provando non sono riuscito a fotografarlo.

Sapete cos’è il Codice Bianco, vero?

Il Codice Bianco viene assegnato, in Triage, ai malati immaginari, ai perditempo, agli ipocondriaci che si presentano al Pronto Soccorso anche per mezza unghia spezzata.

C’è un cartello in sala d’attesa, che spiega il significato dei vari codici. Non mi scorderò mai una particolare frase associata al codice Bianco: “URGENZA SOGGETTIVA”. Tradotto: sei convinto di avere i peggiori mali del mondo ma per noi sei un cazzaro e puoi marcire in sala d’attesa finché ci pare.

Pur titubante, non contesto e mi siedo. Prima di me, sul display posto in un angolo del soffitto, il ragazzo con il mignolo offeso (diciamo).

Prendo un caffè alle macchinette. Tra mettere le monete (60 cent), attenderne la preparazione e berlo non passano più di 3 minuti. Alzo gli occhi verso il display. Nuovi codici verdi (cinque) mi precedono. Dopo altri cinque minuti diventano 8. Io sempre ultimo, unico codice bianco.

Sono quasi le 7.00 il dolore aumenta, non ho gli antidolorifici con me, i codici verdi continuano ad aumentare (io sempre unico codice bianco!) e avviene esattamente ciò che in Triage speravano sin dall’inizio: il forestiero si toglie dai coglioni!

A questo punto, torno a Torino.

Torno a casa dalla mia amica – sta ancora dormendo- sono circa le 7.30 del mattino. Sento il labbro gonfiarsi e il dolore mi fa impazzire. Comprendo che a Cuneo non potrò essere curato.

Nonostante non dorma da due giorni, ingoio due compresse da 400 mg di ibuprofene e mi metto alla guida. Calcolo un’ora e mezza di viaggio. Dovrebbero essere sufficienti.

L’ibuprofene è invero efficace contro il dolore, ma ha quello stronzissimo difettuccio di provocare sonnolenza. Potrei bere un caffè, ma ci ho già provato alle 6.00: tre quarti del caffè mi sono finiti sulla maglia visto che non riesco a chiudere la bocca.

Finestrini aperti, stereo a palla, schiaffi sulle gambe per rimanere sveglio e non provocare una strage stradale. In questo momento al volante sono potenzialmente più pericoloso di un pezzo di merda bastardo figlio di puttana che si mette alla guida dopo due bottiglie di Gin e tre grammi di bamba.

Alle 8.30 raggiungo la tangenziale di Torino e telefono al mio medico dicendole che necessito di assistenza. Le racconto la situazione nel dettaglio. Si stupisce del codice bianco assegnatami. Oggi non è in studio, ma mi indica una farmacia dove ritirare un antibiotico (Augmentin 875/125), si occuperà poi lei di inviare la ricetta. Mi suggerisce anche l’acquisto di Amuchina Med, per tenere pulita la parte infetta.

Arrivo nella farmacia indicatami, acquisto l’antibiotico, l’amuchina e una clamorosa scorta di ibuprofene 400.

Assumo il primo antibiotico, un ibuprofene 400 e mi rimetto in viaggio verso Cuneo (ripeto: sono a Cuneo per lavoro, non perché adori quella vostra simpatica usanza di discriminare chiunque non sia cuneese!) . Sicurezza stradale livello: autoscontro del Luna Park.

Rientro a Cuneo, finalmente posso coricarmi. Non prima di aver contattato una mia amica, tra l’altro revisore scientifico di virtuasalute.com, e raccontarle l’accaduto. Anche a lei il “codice bianco” sembra un chiaro errore di valutazione da parte del Triage.

Nel momento in cui scrivo, Domenica 2 Febbraio 2020, dopo due giorni di antibiotico (3 compresse al dì, una ogni 8 ore), non apprezzo significativi miglioramenti. Domani, Lunedì, mi recherò a Torino per vedere un dermatologo.

Le domande che pongo, e a cui qualcuno dovrà dare risposta, sono:

Sulla base di quale valutazione, di quale anamnesi, anche solo “a vista”, è stato assegnato un “CODICE BIANCO” ad un paziente che alle 6 del mattino (con -2° di temperatura!) si presenta in Triage con il volto tumefatto, dolorante e in piena infezione?

Provo a fare qualche un paio di ipotesi:

  1. CUNEESI FIRST! Pur non avendo un Torinese, alcuna alternativa (non ha un medico di riferimento a Cuneo, la Guardia medica è chiusa), qualsiasi suo problema, anche potenzialmente grave, viene comunque DOPO qualsiasi paziente residente. Il codice bianco garantisce ai cuneesi la precedenza su un forestiero del cazzo, non gradito, che prima se ne va (verticale o orizzontale poco importa), meglio è.
  2. ERRORE UMANO. L’infermiera che ha compilato la mia ammissione, ha sottovalutato che, nonostante il gonfiore non avesse origine allergica, era comunque di origine virale o batterica. Quindi non solo potenzialmente letale per il paziente (lo streptococco, ad esempio, può tranquillamente spostarsi dal cavo orale al cervello), ma anche potenzialmente infettiva per il prossimo.

Mi chiedo:

  1. Sapendo che ero portatore di un’infezione, perché non mi è stata data (e imposta) una mascherina protettiva? E se mi fossi messo a sputare sugli altri pazienti? Leccarli? Tossire ripetutamente per i locali dell’ospedale? Se il labbro mi si fosse aperto e avessi schizzato pus su muri e pavimenti?
  2. Perché, nella piena consapevolezza che avrei passato ore (invano) in attesa e avendo dichiarato di provare estremo dolore, perché non mi è stato dato almeno un antidolorifico?
  3. Era chiaro, all’infermiera che mi ha assegnato il codice e al fascio-armato della sicurezza con lo sguardo da maschione-alfa, che ero in quel pronto soccorso perché, come torinese, non avevo alcuna altra cazzo di alternativa per ricevere cure che, dopo due giorni di progressione dell’infezione, erano quantomeno urgenti?

Sulla vostra totale incapacità di essere ospitali e aperti col prossimo avete fondato una città, Cuneo, pulita, priva di criminalità, superficiale e di facciata nei rapporti sociali, ma sicura a qualsiasi ora del giorno e della notte. Complimenti. Nulla da dire. Avete ragione voi.

Ma quando vi mettete un cazzo di camice bianco, ricordatevi che avete fatto il Giuramento di Ippocrate!


Commento di STEFANIA PALPICELLI, Neufisiopatologa, revisore scientifico per Virtua Salute (Info e CV nella pagina Revisori Scientifici)

In genere il CODICE BIANCO viene assegnato per un problema di rilevanza clinica minima , non necessita  di Pronto Soccorso e può rivolgersi al proprio medico ( l’utente non si trovava nella propria città ); il CODICE VERDE è un urgenza minore, cioè il paziente è in condizioni stabili con lesioni che non interessano le funzioni vitali e richiedono prestazioni semplici …credo come in questo caso dove l’utente ha una ferita con chiari segni di infezione come rossore, dolore acuto , rialzo febbrile , gonfiore dell’area lesionale e perilesionale  e bruciore e formicolio …credo il CODICE VERDE ci stava tutto visto che anche il servizio di Guardia Medica era fuori orario.

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Alessio

Spett. Redazione sono nato a Cuneo e vivo a Cuneo. Primaditutto spero che dopo 10 giorni l’autore stia meglio. Secondo, anche se non lavoro per il Santa Croce la mia opinione è che non si sia trattato nè di razzismo nè di malasanità. Voglio sperare sia stato un errore di valutazione o aver sottovalutato le condizioni dell’autore, un po’ perché si è recato autonomanente al Pronto un po’ perché evidentemente non manifestava sintomi gravi. Di certo in triage non hanno tenuto conto che di mattina presto per ricevere cure mediche un “forestiero” come si definisce l’autore non ha nessun’altro posto… Leggi il resto »

Annalisa M.

Non voglio passare per la precisetti della situazione visto che l’argomento è serio, ma gli infermieri non fanno il giuramento di Ippocrate. Hanno un giuramento anche loro, ispirato a quello di Ippocrate, ma tecnicamente l’informazione è errata. Non posso sapere che livello di gravità sia stato attribuito all’autore del post, ma le foto non sono di certo quelle di un mitomane che si presenta in ospedale perchè non sa come impegnare il tempo, alle SEI DEL MATTINO! Poi dal racconto mi semra che non fosse un momento di particolare congestione del pronto soccorso… Spero anche io che dopo 10 gg… Leggi il resto »